Il nuovo Parlamento
Radio Beckwith evangelica

La giornata della prima riunione della nuova Camera Bassa è stata un buon compendio di tutte le contraddizioni e le tematiche del periodo. La seduta parlamentare, presieduta dal deputato più anziano, Ahmed al-Saqqa, è iniziata con la lettura della Fatiha (la sura aprente del Corano) e qualche minuto di silenzio per onorare i martiri. Poi, in diretta tv, la seduta è continuata con il giuramento dei 508 deputati, uno per uno, e qui è iniziata la parte più divertente. Praticamente non c’è stato un solo deputato che si sia attenuto alla formula ufficiale del giuramento.

Il primo ad apportare una leggera modifica è stato un salafita, che ha giurato sì di fare il suo dovere di parlamentare, ma solo “se questo non contrasterà con il volere di Dio”. Dopodiché, ciascun parlamentare ci ha messo del suo: chi ha imitato il salafita e chi invece (i liberali principalmente) ha aggiunto di voler rendere giustizia ai martiri e ultimare gli obiettivi della rivoluzione. La tv di Stato, a un certo punto, ha iniziato a chiudere il microfono al termine della parte “ufficiale” del giuramento, per non far sentire le aggiunte arbitrarie dei deputati.

Il feldmaresciallo Tantawi, come già era stato annunciato, non è stato presente all’apertura delle attività del nuovo Parlamento. Buon per lui, altrimenti avrebbe visto moltissimi parlamentari, soprattutto appartenenti al Partito Social Democratico, indossare delle sciarpe gialle con su scritto “No ai processi militari”. Questo Parlamento, a prima vista, pare abbastanza ribelle, almeno nella forma. A casa, tuttavia, i giovani di Twitter hanno notato soprattutto il gran numero di “barbe” presenti, tanto da far dire scherzosamente a qualcuno che “i produttori di rasoi e creme da barba saranno i più preoccupati, in questo momento”. A dire il vero, è anche stata notata – con piacere questa volta – la magrissima rappresentanza di personaggi del vecchio regime, che gli elettori hanno sostanzialmente tenuto fuori del Parlamento. Le donne (quasi tutte velate!) erano una dozzina.

Tra i Twitter-nauti c’è anche stato chi, seguendo la diretta dal Parlamento, si è letteralmente scompisciato dalle risate a vedere i primi passi incerti dei nuovi deputati, molti di loro per nulla avvezzi a questa nuova posizione (quanti Fratelli Musulmani, fino a poco tempo fa, stavano in prigione?) In realtà, come ha fatto notare qualcuno ai propri colleghi di Twitter, questi commenti sarcastici, rivolti soprattutto agli islamisti, nascondono una mentalità un po’ classista, che purtroppo caratterizza molti liberali appartenenti alla classe medio-alta. E questo non ha certo aiutato i liberali a guadagnarsi i voti, che sono andati invece in larga misura ai “derisi”.

Dopo il giuramento dei deputati, la seduta è proseguita con l’elezione del Presidente della Camera. Com’era previsto, è stato eletto Saad el-Katatni del Partito Libertà e Giustizia. A un certo punto, i salafiti hanno anche chiesto una pausa ufficiale per effettuare la preghiera di mezzogiorno, ma chi presiedeva la seduta ha completamente ignorato la loro richiesta, così i salafiti hanno dovuto abbandonare temporaneamente l’assemblea, lasciando che continuasse il suo lavoro senza di loro. Un primo piccolo scontro sulla laicità dello Stato.

Tuttavia, sebbene l’insediamento del nuovo Parlamento marchi un nuovo inizio, le sue funzioni restano del tutto indefinite, così come le sue relazioni con il Consiglio Militare e il governo. Chi ha l’ultima parola sull’approvazione delle leggi, ad esempio? Il Consiglio Militare sembrerebbe, visto che detiene ancora le funzioni del Presidente della Repubblica. C’è persino stato un deputato che, al momento del giuramento, ha chiesto: “Ma questo è un sistema parlamentare o presidenziale?” Bella domanda. Per non parlare del fatto, come ha fatto notare un giovane attivista, che i nuovi parlamentari hanno giurato su una Costituzione che è ancora da scrivere.

Fuori del Parlamento, intanto, vi sono state diverse manifestazioni, che ora puntano a fare pressione sui neo-deputati, affinché pretendano più poteri, facendo valere nei confronti del Consiglio Militare il loro ruolo di unici rappresentanti eletti del popolo. Tra i manifestanti vi erano anche gli artisti, che si sono organizzati in un gruppo per fronteggiare la minaccia di una maggiore censura sulla loro produzione artistica, se le idee salafite dovessero prevalere. Le tende stanno aumentando in piazza Tahrir e i feriti della rivoluzione, come si poteva immaginare, hanno subito respinto le medaglie offerte loro dai generali, commentando: “Non siamo alle olimpiadi e le nostre vite valgono ben di più che una medaglia da un pound e mezzo”.

E mentre si avvicina il 25 gennaio, il palazzo della tv di Stato è sempre più fortificato. Eppure, la prima crepa di questa fortezza è stata causata inaspettatamente dall’interno. E’ da qualche giorno, infatti, che la rivoluzione è giunta nel cuore della macchina mediatica di regime. Ieri, alcuni dipendenti del Maspero hanno dichiarato sciopero, minacciando di trasmettere un documentario sulla rivoluzione che era stato bandito nel mese di maggio, a meno che non avessero ricevuto garanzie che la tv di Stato sarebbe stata “purificata” dal vecchio regime. Naturalmente le garanzie non sono arrivate, così i rivoluzionari del Maspero hanno attuato la loro minaccia, mandando in onda il documentario incriminato. Ed è stato così che, per la prima volta in assoluto, la tv egiziana ha mostrato sui propri schermi un’altra storia della rivoluzione, a partire dall’assissinio di Khaled Said fino allo sfruttamento dei baltagheya per attaccare i manifestanti. Il documentario si è fermato alla caduta di Mubarak, senza neanche tentare una critica ai militari per ciò che è successo dopo, ma visto la stato in cui versa la tv pubblica egiziana, questo è stato un primo passo stupefacente. Non si può mai dire mai.

La giornata della prima riunione della nuova Camera Bassa è stata un buon compendio di tutte le contraddizioni e le tematiche del periodo. La seduta parlamentare, presieduta dal deputato più anziano, Ahmed al-Saqqa, è iniziata con la lettura della Fatiha (la sura aprente del Corano) e qualche minuto di silenzio per onorare i martiri. Poi, in diretta tv, la seduta è continuata con il giuramento dei 508 deputati, uno per uno, e qui è iniziata la parte più divertente. Praticamente non c'è stato un solo deputato che si sia attenuto alla formula ufficiale del giuramento. Il primo ad apportare una leggera modifica è stato un salafita, che ha giurato sì di fare il suo dovere di parlamentare, ma solo "se questo non contrasterà con il volere di Dio". Dopodiché, ciascun parlamentare ci ha messo del suo: chi ha imitato il salafita e chi invece (i liberali principalmente) ha aggiunto di voler rendere giustizia ai martiri e ultimare gli obiettivi della rivoluzione. La tv di Stato, a un certo punto, ha iniziato a chiudere il microfono al termine della parte "ufficiale" del giuramento, per non far sentire le aggiunte arbitrarie dei deputati. Il feldmaresciallo Tantawi, come già era stato annunciato, non è stato presente all'apertura delle attività del nuovo Parlamento. Buon per lui, altrimenti avrebbe visto moltissimi parlamentari, soprattutto appartenenti al Partito Social Democratico, indossare delle sciarpe gialle con su scritto "No ai processi militari". Questo Parlamento, a prima vista, pare abbastanza ribelle, almeno nella forma. A casa, tuttavia, i giovani di Twitter hanno notato soprattutto il gran numero di "barbe" presenti, tanto da far dire scherzosamente a qualcuno che "i produttori di rasoi e creme da barba saranno i più preoccupati, in questo momento". A dire il vero, è anche stata notata - con piacere questa volta - la magrissima rappresentanza di personaggi del vecchio regime, che gli elettori hanno sostanzialmente tenuto fuori del Parlamento. Le donne (quasi tutte velate!) erano una dozzina. Tra i Twitter-nauti c'è anche stato chi, seguendo la diretta dal Parlamento, si è letteralmente scompisciato dalle risate a vedere i primi passi incerti dei nuovi deputati, molti di loro per nulla avvezzi a questa nuova posizione (quanti Fratelli Musulmani, fino a poco tempo fa, stavano in prigione?) In realtà, come ha fatto notare qualcuno ai propri colleghi di Twitter, questi commenti sarcastici, rivolti soprattutto agli islamisti, nascondono una mentalità un po' classista, che purtroppo caratterizza molti liberali appartenenti alla classe medio-alta. E questo non ha certo aiutato i liberali a guadagnarsi i voti, che sono andati invece in larga misura ai "derisi". Dopo il giuramento dei deputati, la seduta è proseguita con l'elezione del Presidente della Camera. Com'era previsto, è stato eletto Saad el-Katatni del Partito Libertà e Giustizia. A un certo punto, i salafiti hanno anche chiesto una pausa ufficiale per effettuare la preghiera di mezzogiorno, ma chi presiedeva la seduta ha completamente ignorato la loro richiesta, così i salafiti hanno dovuto abbandonare temporaneamente l'assemblea, lasciando che continuasse il suo lavoro senza di loro. Un primo piccolo scontro sulla laicità dello Stato. Tuttavia, sebbene l'insediamento del nuovo Parlamento marchi un nuovo inizio, le sue funzioni restano del tutto indefinite, così come le sue relazioni con il Consiglio Militare e il governo. Chi ha l'ultima parola sull'approvazione delle leggi, ad esempio? Il Consiglio Militare sembrerebbe, visto che detiene ancora le funzioni del Presidente della Repubblica. C'è persino stato un deputato che, al momento del giuramento, ha chiesto: "Ma questo è un sistema parlamentare o presidenziale?" Bella domanda. Per non parlare del fatto, come ha fatto notare un giovane attivista, che i nuovi parlamentari hanno giurato su una Costituzione che è ancora da scrivere. Fuori del Parlamento, intanto, vi sono state diverse manifestazioni, che ora puntano a fare pressione sui neo-deputati, affinché pretendano più poteri, facendo valere nei confronti del Consiglio Militare il loro ruolo di unici rappresentanti eletti del popolo. Tra i manifestanti vi erano anche gli artisti, che si sono organizzati in un gruppo per fronteggiare la minaccia di una maggiore censura sulla loro produzione artistica, se le idee salafite dovessero prevalere. Le tende stanno aumentando in piazza Tahrir e i feriti della rivoluzione, come si poteva immaginare, hanno subito respinto le medaglie offerte loro dai generali, commentando: "Non siamo alle olimpiadi e le nostre vite valgono ben di più che una medaglia da un pound e mezzo". E mentre si avvicina il 25 gennaio, il palazzo della tv di Stato è sempre più fortificato. Eppure, la prima crepa di questa fortezza è stata causata inaspettatamente dall'interno. E' da qualche giorno, infatti, che la rivoluzione è giunta nel cuore della macchina mediatica di regime. Ieri, alcuni dipendenti del Maspero hanno dichiarato sciopero, minacciando di trasmettere un documentario sulla rivoluzione che era stato bandito nel mese di maggio, a meno che non avessero ricevuto garanzie che la tv di Stato sarebbe stata "purificata" dal vecchio regime. Naturalmente le garanzie non sono arrivate, così i rivoluzionari del Maspero hanno attuato la loro minaccia, mandando in onda il documentario incriminato. Ed è stato così che, per la prima volta in assoluto, la tv egiziana ha mostrato sui propri schermi un'altra storia della rivoluzione, a partire dall'assissinio di Khaled Said fino allo sfruttamento dei baltagheya per attaccare i manifestanti. Il documentario si è fermato alla caduta di Mubarak, senza neanche tentare una critica ai militari per ciò che è successo dopo, ma visto la stato in cui versa la tv pubblica egiziana, questo è stato un primo passo stupefacente. Non si può mai dire mai.