Rapporti difficili
Radio Beckwith evangelica

L’ondata di grandi proteste iniziata il 25 gennaio, anniversario della rivoluzione, non si è affatto esaurita nei giorni successivi. Sia venerdì 27 gennaio, sia sabato 28, si sono ripetute le scene del 25, con immense marce stipate di gente. In particolare, il 28 gennaio è stata la giornata più significativa dal punto di vista delle proteste, perché in tale data si è ricordato il “venerdì della rabbia”, giorno in cui centinaia di migliaia di egiziani, l’anno prima, avevano affrontato quasi a mani nude le terribili Forze di Sicurezza Centrale, poi sconfitte dalla popolazione inferocita.

Il bambino nella vignetta dice: “E allora che c’è se sono bocciato a un esame e dopo festeggio? Anche il Consiglio Militare, dopo tutto quel che è successo, festeggia la rivoluzione… Normale no?”

Le battaglie sanguinose di quel giorno, ritenuto il vero “primo giorno” della rivoluzione egiziana, hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e migliaia di feriti. La battaglia del ponte Qasr al-Nil è stata ricordata con particolare intensità, con una preghiera collettiva proprio lì sul posto, dove tanti egiziani hanno deciso di tornare un anno dopo per rivivere quel giorno indimenticabile.

Dal 25 gennaio, inoltre, prosegue il sit-in di fronte al Maspero, nuovo centro catalizzatore della rivolta. Il sit-in è piccolo, ma ostinato. Nonostante un attacco con pietre da parte di sconosciuti (forse residenti del quartiere, forsebaltagheya) non ha intenzione di abbandonare il campo. La novità di queste ultime proteste, tuttavia, è l’allargarsi della frattura tra manifestanti e Fratelli Musulmani, tra i quali si è venuti per la prima volta alle mani, a causa dell’insistenza di questi ultimi a voler festeggiare l’anniversario della rivoluzione invece di protestare. Niente di grave per fortuna, ma è un segno inequivocabile che le strade di islamisti e “rivoluzionari” si stanno dividendo di nuovo.

E neanche questa settimana ci si aspetta che le proteste diminuiranno. Tanto per cominciare, domani sarà il “martedì della determinazione”, giorno in cui si marcerà sul Parlamento per chiedere che non sia concesso nessun salvacondotto ai generali, una volta lasciato il potere, e che la stesura della nuova Costituzione e le elezioni presidenziali non si svolgano sotto governo militare, in altre parole che il Consiglio Militare ceda subito il potere ai civili. La pressione della piazza, ora, preme anche sul neo-eletto Parlamento.

Ma c’è tensione anche tra i deputati islamisti e il Consiglio Militare, perché i generali hanno varato la legge sull’indipendenza di al-Azhar e quella sulle elezioni presidenziali senza consultare il Parlamento, il quale si è sentito del tutto scavalcato. Nel frattempo, ieri e oggi, si è tenuto il primo turno delle elezioni della Shura, la Camera Alta del Parlamento che tanti politici vorrebbero eliminare. Gli elettori sembrano pensarla allo stesso modo, visto che le urne sono state abbastanza deserte. Ad ogni modo, si è votato in 13 governatorati, tra i quali il Cairo e Alessandria. I ballottagi si terranno il 7 febbraio.

un momento della campagna “Bugiardi” che ha ormai raggiunto i piedi del Maspero.

I copti, intanto, stanno prendendo in seria considerazione l’idea di fondare un partito cristiano, che riunisca i fedeli di tutte le denominazioni. Non mi pare una buona notizia, perché rappresenta la resa alla logica confessionale, capace di dare una spinta ulteriore alla polarizzazione degli egiziani in base alla religione. Ma attendiamo di saperne di più.

Ci sono rapporti tesi anche a livello internazionale, tra Stati Uniti e Consiglio Militare. Tutto è iniziato con la questione delle ONG, sul cui finanziamento da parte di paesi esteri i militari hanno deciso un giro di vite (principalmente sulle ONG laiche, non sulle associazioni islamiste). L’Egitto è giunto al punto di impedire ad alcuni attivisti americani, indagati per finanziamenti illeciti, di lasciare il paese, un affronto senza precedenti nei confronti dell’amministrazione americana. Alcuni di questi attivisti pare, si sono rifugiati oggi nell’ambasciata americana, la cui diplomazia è sempre più irritata per l’atteggiamento irriguardoso dei militari. Peccato solo che la ribellione egiziana avvenga ai danni di chi lavora nella società civile per rafforzare la coscienza democratica, altrimenti ci sarebbe da sorridere.

E anche gli elementi naturali sono inquieti di questi tempi. Il Sinai è stato colpito oggi pomeriggio da un sisma di magnitudo 5,6 della scala Richter. E’ stato avvertito fino a Hurghada, Qena e Sharm el-Sheykh e ora si attende di sapere se ci sono stati danni. Purtroppo l’Egitto non brilla per rispetto delle norme antisismiche.

L'ondata di grandi proteste iniziata il 25 gennaio, anniversario della rivoluzione, non si è affatto esaurita nei giorni successivi. Sia venerdì 27 gennaio, sia sabato 28, si sono ripetute le scene del 25, con immense marce stipate di gente. In particolare, il 28 gennaio è stata la giornata più significativa dal punto di vista delle proteste, perché in tale data si è ricordato il "venerdì della rabbia", giorno in cui centinaia di migliaia di egiziani, l'anno prima, avevano affrontato quasi a mani nude le terribili Forze di Sicurezza Centrale, poi sconfitte dalla popolazione inferocita. [caption id="attachment_1214" align="alignright" width="300"] Il bambino nella vignetta dice: "E allora che c'è se sono bocciato a un esame e dopo festeggio? Anche il Consiglio Militare, dopo tutto quel che è successo, festeggia la rivoluzione... Normale no?"[/caption] Le battaglie sanguinose di quel giorno, ritenuto il vero "primo giorno" della rivoluzione egiziana, hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e migliaia di feriti. La battaglia del ponte Qasr al-Nil è stata ricordata con particolare intensità, con una preghiera collettiva proprio lì sul posto, dove tanti egiziani hanno deciso di tornare un anno dopo per rivivere quel giorno indimenticabile. Dal 25 gennaio, inoltre, prosegue il sit-in di fronte al Maspero, nuovo centro catalizzatore della rivolta. Il sit-in è piccolo, ma ostinato. Nonostante un attacco con pietre da parte di sconosciuti (forse residenti del quartiere, forsebaltagheya) non ha intenzione di abbandonare il campo. La novità di queste ultime proteste, tuttavia, è l'allargarsi della frattura tra manifestanti e Fratelli Musulmani, tra i quali si è venuti per la prima volta alle mani, a causa dell'insistenza di questi ultimi a voler festeggiare l'anniversario della rivoluzione invece di protestare. Niente di grave per fortuna, ma è un segno inequivocabile che le strade di islamisti e "rivoluzionari" si stanno dividendo di nuovo. E neanche questa settimana ci si aspetta che le proteste diminuiranno. Tanto per cominciare, domani sarà il "martedì della determinazione", giorno in cui si marcerà sul Parlamento per chiedere che non sia concesso nessun salvacondotto ai generali, una volta lasciato il potere, e che la stesura della nuova Costituzione e le elezioni presidenziali non si svolgano sotto governo militare, in altre parole che il Consiglio Militare ceda subito il potere ai civili. La pressione della piazza, ora, preme anche sul neo-eletto Parlamento. Ma c'è tensione anche tra i deputati islamisti e il Consiglio Militare, perché i generali hanno varato la legge sull'indipendenza di al-Azhar e quella sulle elezioni presidenziali senza consultare il Parlamento, il quale si è sentito del tutto scavalcato. Nel frattempo, ieri e oggi, si è tenuto il primo turno delle elezioni della Shura, la Camera Alta del Parlamento che tanti politici vorrebbero eliminare. Gli elettori sembrano pensarla allo stesso modo, visto che le urne sono state abbastanza deserte. Ad ogni modo, si è votato in 13 governatorati, tra i quali il Cairo e Alessandria. I ballottagi si terranno il 7 febbraio. [caption id="attachment_1213" align="aligncenter" width="480"] un momento della campagna "Bugiardi" che ha ormai raggiunto i piedi del Maspero.[/caption] I copti, intanto, stanno prendendo in seria considerazione l'idea di fondare un partito cristiano, che riunisca i fedeli di tutte le denominazioni. Non mi pare una buona notizia, perché rappresenta la resa alla logica confessionale, capace di dare una spinta ulteriore alla polarizzazione degli egiziani in base alla religione. Ma attendiamo di saperne di più. Ci sono rapporti tesi anche a livello internazionale, tra Stati Uniti e Consiglio Militare. Tutto è iniziato con la questione delle ONG, sul cui finanziamento da parte di paesi esteri i militari hanno deciso un giro di vite (principalmente sulle ONG laiche, non sulle associazioni islamiste). L'Egitto è giunto al punto di impedire ad alcuni attivisti americani, indagati per finanziamenti illeciti, di lasciare il paese, un affronto senza precedenti nei confronti dell'amministrazione americana. Alcuni di questi attivisti pare, si sono rifugiati oggi nell'ambasciata americana, la cui diplomazia è sempre più irritata per l'atteggiamento irriguardoso dei militari. Peccato solo che la ribellione egiziana avvenga ai danni di chi lavora nella società civile per rafforzare la coscienza democratica, altrimenti ci sarebbe da sorridere. E anche gli elementi naturali sono inquieti di questi tempi. Il Sinai è stato colpito oggi pomeriggio da un sisma di magnitudo 5,6 della scala Richter. E' stato avvertito fino a Hurghada, Qena e Sharm el-Sheykh e ora si attende di sapere se ci sono stati danni. Purtroppo l'Egitto non brilla per rispetto delle norme antisismiche.