Una società laica che continua a lottare
Radio Beckwith evangelica

Secondo il calendario della rivoluzione, oggi è stato l’anniversario della prima milioniya mai tenutasi in Egitto. Ciò vuol dire che domani sarà l’anniversario della sanguinosa “battaglia del cammello”, quando i manifestanti, quelli rimasti in piazza Tahrir dopo il discorso di Mubarak che aveva diviso la nazione, erano stati attaccati a tradimento da baltagheya a cavallo. La battaglia, poi, era proseguita per giorni, finché le masse non erano tornate in piazza, facendo così ripartire la rivoluzione. 
Tuttavia, sono in pochi a progettare nuove proteste per domani, in ricordo di questa iconica battaglia. L’attenzione è tutta rivolta al Consiglio Militare, il quale domani dovrebbe prendere una decisione sulla modifica proposta dal Consiglio Consultivo (ebbene sì, c’è ancora, anche se non serve a molto) che riguarda un eventuale ulteriore accorciamento della fase di transizione. In realtà, non c’è solo il Consiglio Consultivo ad avanzare proposte. Un po’ tutti i movimenti e i partiti politici, nell’ultimo periodo, si sono sbizzarriti con suggerimenti in proposito. C’è chi vorrebbe il passaggio di poteri al Parlamento, chi vorrebbe tenere le elezioni presidenziali contemporaneamente alla riscrittura della Costituzione, chi invece chiede che tali elezioni si tengano prima di riscrivere la Costituzione. Poi c’è ancora chi, come Mohammed el-Baradei, vorrebbe sostanzialmente rifare tutto daccapo, con l’elezione di un Presidente ad interim da parte del Parlamento, la nomina di un’Assemblea Costituente, la nuova Costituzione, il referendum costituzionale, le elezioni presidenziali e infine quelle parlamentari (di nuovo). Un’altra proposta è invece quella di costituire una commissione parlamentare che sovrintenda alle elezioni presidenziali, per sottrarle al controllo dei generali. Ma la parola finale spetterà al Consiglio Militare, il quale finora, sempre sostenuto dagli islamisti, si è mostrato sordo a qualsiasi richiesta di cambiamento della tabella di marcia.

Nel frattempo, i Fratelli Musulmani sono sotto il fuoco incrociato di chi li critica per aver inviato, ieri, le proprie milizie a difesa del Parlamento, impedendo ai manifestanti di giungere ai piedi dell’edificio. Per calmare le polemiche (che comunque difficilmente si calmeranno), il nuovo presidente della Camera Bassa, Mohammed Saad el-Katatni ha dovuto ordinare la formazione di una commissione parlamentare, incaricata di discutere con i manifestanti e ascoltare le loro richieste. Nonostante la forte tinta islamista del Parlamento, dunque, la società laica ha ancora tutte le capacità di dare fastidio.

Tra gli esponenti della società laica che hanno deciso di non arrendersi, insistendo a voler “dare fastidio”, vi è anche il blogger Sandmonkey. Musulmano, liberale e fedele al motto “comincia da te stesso”, ha deciso di denunciare il predicatore salafita Yasser al-Bourhami per incitamento alla violenza contro i copti (non mi ricordo se è lo stesso salafita che ha addirittura paragonato il viso di una donna alla sua vagina). Tanti parlano e parlano, ma pochi prendono davvero l’iniziativa di ribadire i principi in cui credono con i fatti, a partire dagli strumenti che sono già a disposizione. Sandmonkey si è stufato e ha deciso di provarci. Sarà interessante seguire la vicenda. C’è infatti un pericolo: il salafita potrebbe essere condannato solo per blasfemia, dato che la legge egiziana proibisce di insultare la religione, islamica o cristiana che sia. In questo caso, però, in ballo c’è molto di più. Le affermazioni dei salafiti, spesso, sono andate ben oltre la blasfemia, provocando reali violenze contro i copti.

E questa sera si attendono i risultati del primo turno delle elezioni della Shura, la cui affluenza sembra essere stata un misero 10%, con punte del 20%. Ma in realtà non c’è nessuno che aspetti con ansia i risultati, in parte perché la vittoria dei Fratelli Musulmani è scontata, in parte perché a nessuno importa molto della Shura. Ciò che in questo esatto istante preoccupa di più gli egiziani, invece, è un improvviso e inspiegabile scoppio di violenza negli stadi di Port Said e del Cairo. Non è uno scherzo, pare che quest’ultimo sia in fiamme e che a Port Said ci siano già 51 morti. Inquietante…