La battaglia in Parlamento
Radio Beckwith evangelica

Domenica sera e lunedì notte, gli scontri nei pressi del Parlamento e del Ministero degli Interni hanno nuovamente preso una brutta piega. Le Forze di Sicurezza Centrale, dopo aver costruito vari muri, non si sono barricate dietro a questi come si pensava inizialmente. Hanno invece lanciato una micidiale caccia all’uomo, nel centro del Cairo, inseguendo i dimostranti con i blindati e sparando loro addosso lacrimogeni e pallini da caccia. Ci sono stati di nuovo morti e tanti feriti. Anche l’attivista Salma Said (vedi foto) è stata colpita, coperta dalle ferite dei pallini da caccia dagli occhi (per fortuna salvi) ai piedi. 

Di fronte al giovane tutto “bucherellato”, il Presidente della Camera Bassa dice: “Se il Ministro degli Interni dice che non ci sono cartucce, allora non ci sono cartucce”

Il giorno successivo – cioè ieri – la brutalità del Ministero degli Interni ha scatenato un’altra battaglia, questa volta in Parlamento. I deputati liberali, i più vicini alla piazza, hanno letteralemente perso le staffe, quando il Presidente della Camera Bassa ha comunicato che il Ministro degli Interni gli aveva assicurato che non sono mai stati usati pallini da caccia contro i manifestanti. E Salma Said, allora? Come se le sarebbe fatte le sue ferite? Un deputato, a quel punto, ha persino inziato ad agitare con rabbia, in faccia ai presenti, un bossolo raccattato in strada, gesto che ha acceso gli animi degli islamisti. Ma naturalmente, per il Ministero degli Interni, già noto per aver negato la presenza di cecchini alle sue dipendenze, i pallini da caccia sono stati sparati da infiltrati, manovrati dalle famose “mani nascoste”.

Poi, diversi deputati islamisti, hanno iniziato a coprire di accuse i dimostranti: teppisti e agenti di potenze straniere, come al solito. I salafiti, in particolare, hanno difeso a spada tratta il Ministero degli Interni, del tutto dimentichi di quando ne erano il principale bersaglio, assieme ai Fratelli Musulamani. Questa è stata appunto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un piccolo gruppo di deputati liberali ha deciso di dare il via a un sit-in nello stesso Parlamento, accompagnato da uno sciopero della fame, finché non cesseranno le violenze sui manifestanti e non si prenderanno provvedimenti adeguati per una riforma seria di polizia e Ministero degli Interni. Saad el-Katatny, Presidente della Camera Bassa ed esponente di Libertà e Giustizia, è invece ben determinato a mettere i bastoni tra le ruote al sit-in dei deputati. Insomma, non c’è voluto molto prima che scoppiasse la guerra in Parlamento, nonostante i suoi poteri limitati. La frattura tra esercito-islamisti e liberali-piazza è sempre più profonda.

Nonostante ciò, le proteste degli ultimi giorni hanno ottenuto ancora una volta un piccolo passo avanti: la Commissione Elettorale ha annunciato, su ordine del Consiglio Militare, di aprire la raccolta delle candidature per le elezioni presidenziali il 10 marzo, alla conclusione delle elezioni della Shura. Si tratta di un ulteriore anticipo, rispetto alla data del 15 aprile precedentemente stabilita.

La piazza, comunque, ha tutte le intezioni di andare avanti acuendo la protesta. L’idea della disubbidienza civile e del boicottaggio dei militari si sta facendo strada. Già 120 associazioni di lavoratori hanno annunciato che aderiranno allo sciopero generale dell’11 febbraio, finché non saranno accolte alcune richieste per attuare il passaggio immediato di poteri ai civili: le dimissioni degli attuali ministri e la formazione di un governo di salvezza nazionale; elezioni presidenziali immediate; l’istituzione di una commissione d’inchiesta, con potere giudiziario ed esecutivo, sui crimini commessi dalle autorità dopo il 25 gennaio 2011; l’istituzione di tribunali rivoluzionari per processare gli esponenti del vecchio regime che hanno commesso crimini dopo il 25 gennaio 2011; il licenziamento del Procuratore Generale; l’epurazione e la ristrutturazione di Ministero degli Interni e Sicurezza Nazionale.

Il commento del feldmaresciallo Tantawi sullo sciopero in programma l’11 febbraio è stato lapidario: “Illegittimo”. In effetti sono i militari ad aver promulgato la legge che rende illegittimi gli scioperi… L’11 febbraio sarà un altro lungo giorno.

In mezzo a tutto ciò, oggi sono iniziati i ballottaggi del primo turno di elezioni della Shura, nell’indifferenza totale e generale. Soldi sprecati.

Domenica sera e lunedì notte, gli scontri nei pressi del Parlamento e del Ministero degli Interni hanno nuovamente preso una brutta piega. Le Forze di Sicurezza Centrale, dopo aver costruito vari muri, non si sono barricate dietro a questi come si pensava inizialmente. Hanno invece lanciato una micidiale caccia all'uomo, nel centro del Cairo, inseguendo i dimostranti con i blindati e sparando loro addosso lacrimogeni e pallini da caccia. Ci sono stati di nuovo morti e tanti feriti. Anche l'attivista Salma Said (vedi foto) è stata colpita, coperta dalle ferite dei pallini da caccia dagli occhi (per fortuna salvi) ai piedi.  [caption id="attachment_1253" align="alignright" width="300"] Di fronte al giovane tutto "bucherellato", il Presidente della Camera Bassa dice: "Se il Ministro degli Interni dice che non ci sono cartucce, allora non ci sono cartucce"[/caption] Il giorno successivo - cioè ieri - la brutalità del Ministero degli Interni ha scatenato un'altra battaglia, questa volta in Parlamento. I deputati liberali, i più vicini alla piazza, hanno letteralemente perso le staffe, quando il Presidente della Camera Bassa ha comunicato che il Ministro degli Interni gli aveva assicurato che non sono mai stati usati pallini da caccia contro i manifestanti. E Salma Said, allora? Come se le sarebbe fatte le sue ferite? Un deputato, a quel punto, ha persino inziato ad agitare con rabbia, in faccia ai presenti, un bossolo raccattato in strada, gesto che ha acceso gli animi degli islamisti. Ma naturalmente, per il Ministero degli Interni, già noto per aver negato la presenza di cecchini alle sue dipendenze, i pallini da caccia sono stati sparati da infiltrati, manovrati dalle famose "mani nascoste". Poi, diversi deputati islamisti, hanno iniziato a coprire di accuse i dimostranti: teppisti e agenti di potenze straniere, come al solito. I salafiti, in particolare, hanno difeso a spada tratta il Ministero degli Interni, del tutto dimentichi di quando ne erano il principale bersaglio, assieme ai Fratelli Musulamani. Questa è stata appunto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un piccolo gruppo di deputati liberali ha deciso di dare il via a un sit-in nello stesso Parlamento, accompagnato da uno sciopero della fame, finché non cesseranno le violenze sui manifestanti e non si prenderanno provvedimenti adeguati per una riforma seria di polizia e Ministero degli Interni. Saad el-Katatny, Presidente della Camera Bassa ed esponente di Libertà e Giustizia, è invece ben determinato a mettere i bastoni tra le ruote al sit-in dei deputati. Insomma, non c'è voluto molto prima che scoppiasse la guerra in Parlamento, nonostante i suoi poteri limitati. La frattura tra esercito-islamisti e liberali-piazza è sempre più profonda. Nonostante ciò, le proteste degli ultimi giorni hanno ottenuto ancora una volta un piccolo passo avanti: la Commissione Elettorale ha annunciato, su ordine del Consiglio Militare, di aprire la raccolta delle candidature per le elezioni presidenziali il 10 marzo, alla conclusione delle elezioni della Shura. Si tratta di un ulteriore anticipo, rispetto alla data del 15 aprile precedentemente stabilita.

La piazza, comunque, ha tutte le intezioni di andare avanti acuendo la protesta. L'idea della disubbidienza civile e del boicottaggio dei militari si sta facendo strada. Già 120 associazioni di lavoratori hanno annunciato che aderiranno allo sciopero generale dell'11 febbraio, finché non saranno accolte alcune richieste per attuare il passaggio immediato di poteri ai civili: le dimissioni degli attuali ministri e la formazione di un governo di salvezza nazionale; elezioni presidenziali immediate; l'istituzione di una commissione d'inchiesta, con potere giudiziario ed esecutivo, sui crimini commessi dalle autorità dopo il 25 gennaio 2011; l'istituzione di tribunali rivoluzionari per processare gli esponenti del vecchio regime che hanno commesso crimini dopo il 25 gennaio 2011; il licenziamento del Procuratore Generale; l'epurazione e la ristrutturazione di Ministero degli Interni e Sicurezza Nazionale. Il commento del feldmaresciallo Tantawi sullo sciopero in programma l'11 febbraio è stato lapidario: "Illegittimo". In effetti sono i militari ad aver promulgato la legge che rende illegittimi gli scioperi... L'11 febbraio sarà un altro lungo giorno. In mezzo a tutto ciò, oggi sono iniziati i ballottaggi del primo turno di elezioni della Shura, nell'indifferenza totale e generale. Soldi sprecati.