Mentre la piazza egiziana – per una volta – è tranquilla, la scena politica è piuttosto movimentata in questi giorni. La ricerca di un candidato alla Presidenza che sia  sostenuto da tutte le forze politiche avanza tra mille polemiche. Innanzitutto, è l’idea stessa che non piace. Infatti si sono ribellati con ugual forza esponenti islamisti e liberali, da Abdel Moneim Abul Futuh a Mohammed el-Baradei.

Il Presidente del consenso generale, sopra militare e sotto islamista

Inoltre, il presunto “prescelto” dai militari e dai Fratelli Musulmani, ovverosia Nabil al-Araby, ha negato ufficialmente di volersi candidare, dunque il dibattito sul suo nome sta volgendo al termine. Tuttavia, ora pare che anche Omar Suleyman, l’ex capo dell’intelligence militare, potrebbe candidarsi alla Presidenza, una voce questa che si ripresenta periodicamente, ma sulla quale le varie fonti sono per ora discordanti. I Fratelli Musulmani, invece, sfumata l’ipotesi Nabil al-Araby, hanno fatto sapere ieri che entro quarantott’ore sceglieranno un proprio candidato. Ma non avevano detto, tanto tempo fa, che non avrebbero mai presentato un proprio candidato alla Presidenza?

A proposito di elezioni presidenziali, la Commissione Elettorale ha confermato che la registrazione delle candidature partirà il 10 marzo e continuerà fino all’8 aprile. Tuttavia, non c’è stato l’atteso annuncio della data delle elezioni. Sembra che sia stato il Ministero degli Esteri a chiedere un ritardo dell’annuncio, perché bisogna verificare i tempi del voto all’estero (e naturalmente non si poteva fare prima). Pertanto, per il momento si sa soltanto che le procedure elettorali cominceranno il 10 marzo e che le elezioni si terranno in data imprecisata tra aprile e giugno. Per luglio l’Egitto dovrebbe avere un nuovo Presidente.

Oggi, primo giorno della settimana egiziana, sono anche riprese le attività del Parlamento, con un’agenda fitta fitta di discussioni. La prima ha riguardato l’esilio forzato di otto famiglie copte da Sharbat, un paese vicino ad Alessandria. La commissione parlamentare che ha studiato la questione e alcuni legali hanno ordinato il ritorno di cinque famiglie. Non si sa cosa ne sarà delle altre tre, per ora. Inoltre, il Parlamento si ripropone di rivedere, ed eventualmente anche di abolire, tutte le leggi e i decreti di Mubarak e del Consiglio Militare. Il punto dolente è se il Parlamento abbia effettivamente il potere di farlo, o se abbia soltanto quello di suggerire e obbligare moralmente il Consiglio Militare a seguire questi suggerimenti, facendo leva sulla propria legittimità popolare. Nel frattempo, un’altra commissione parlamentare ha visitato l’ospedale della prigione di Tora, in vista del trasferimento di Mubarak. Tuttavia, due dei deputati membri hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte se ciò accadrà davvero. Saranno stati i cosiddetti Figli di Mubarak? Del resto avevano promesso fuoco e fiamme se il loro idolo fosse stato trasferito in carcere.

 

Nella foto Nabil al-Araby

Ma probabilmente la notizia più importante di oggi è stata il richiamo dell’ambasciatore egiziano dalla Siria, in seguito alle nuove, forti proteste davanti all’ambasciata siriana al Cairo, di egiziani e siriani insieme. al-Assad ha risposto subito ricambiando il favore e ora le relazioni diplomatiche tra i due paesi (ad eccezione dell’opposizione siriana) sono interrotte.

La seconda notizia importante di oggi, colpevolmente passata in sordina, è stata l’annuncio che il mese prossimo l’Egitto firmerà il prestito del Fondo Monetario Internazionale. Non si sa a quali condizioni, tuttavia si sa che il prestito consisterà in 3,2 miliardi di dollari, dei quali un terzo sarà donato all’Egitto al momento della firma e il resto in sei mesi. L’interesse sarà dell’1,2%. E si sa anche che questi soldi non basteranno a far ripartire l’economia egiziana: ce ne vorranno almeno tre volte tanto secondo il governo. Il tasso di disoccupazione, intanto, è salito al 12,4% (senza tener conto del lavoro nero, però).

Il Ministero degli Interni, invece, sembra essere davvero in procinto di riformarsi, ma c’è poco da stare allegri temo. Non si tratta di rieducazione ai diritti umani o di pulizia dagli elementi corrotti. Si dice che i Fratelli Musulmani stiano trattando affinché i propri uomini giungano a occupare il 10% della polizia. Sarà un caso, ma nella polizia sta nascendo un movimento di ufficiali che chiedono di potersi far crescere la barba, per ora vietata dal regolamento. La barba sta purtroppo tornando di moda in molti ambienti.

Mentre la piazza egiziana - per una volta - è tranquilla, la scena politica è piuttosto movimentata in questi giorni. La ricerca di un candidato alla Presidenza che sia  sostenuto da tutte le forze politiche avanza tra mille polemiche. Innanzitutto, è l'idea stessa che non piace. Infatti si sono ribellati con ugual forza esponenti islamisti e liberali, da Abdel Moneim Abul Futuh a Mohammed el-Baradei. [caption id="attachment_1297" align="alignright" width="300"] Il Presidente del consenso generale, sopra militare e sotto islamista[/caption] Inoltre, il presunto "prescelto" dai militari e dai Fratelli Musulmani, ovverosia Nabil al-Araby, ha negato ufficialmente di volersi candidare, dunque il dibattito sul suo nome sta volgendo al termine. Tuttavia, ora pare che anche Omar Suleyman, l'ex capo dell'intelligence militare, potrebbe candidarsi alla Presidenza, una voce questa che si ripresenta periodicamente, ma sulla quale le varie fonti sono per ora discordanti. I Fratelli Musulmani, invece, sfumata l'ipotesi Nabil al-Araby, hanno fatto sapere ieri che entro quarantott'ore sceglieranno un proprio candidato. Ma non avevano detto, tanto tempo fa, che non avrebbero mai presentato un proprio candidato alla Presidenza? A proposito di elezioni presidenziali, la Commissione Elettorale ha confermato che la registrazione delle candidature partirà il 10 marzo e continuerà fino all'8 aprile. Tuttavia, non c'è stato l'atteso annuncio della data delle elezioni. Sembra che sia stato il Ministero degli Esteri a chiedere un ritardo dell'annuncio, perché bisogna verificare i tempi del voto all'estero (e naturalmente non si poteva fare prima). Pertanto, per il momento si sa soltanto che le procedure elettorali cominceranno il 10 marzo e che le elezioni si terranno in data imprecisata tra aprile e giugno. Per luglio l'Egitto dovrebbe avere un nuovo Presidente. Oggi, primo giorno della settimana egiziana, sono anche riprese le attività del Parlamento, con un'agenda fitta fitta di discussioni. La prima ha riguardato l'esilio forzato di otto famiglie copte da Sharbat, un paese vicino ad Alessandria. La commissione parlamentare che ha studiato la questione e alcuni legali hanno ordinato il ritorno di cinque famiglie. Non si sa cosa ne sarà delle altre tre, per ora. Inoltre, il Parlamento si ripropone di rivedere, ed eventualmente anche di abolire, tutte le leggi e i decreti di Mubarak e del Consiglio Militare. Il punto dolente è se il Parlamento abbia effettivamente il potere di farlo, o se abbia soltanto quello di suggerire e obbligare moralmente il Consiglio Militare a seguire questi suggerimenti, facendo leva sulla propria legittimità popolare. Nel frattempo, un'altra commissione parlamentare ha visitato l'ospedale della prigione di Tora, in vista del trasferimento di Mubarak. Tuttavia, due dei deputati membri hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte se ciò accadrà davvero. Saranno stati i cosiddetti Figli di Mubarak? Del resto avevano promesso fuoco e fiamme se il loro idolo fosse stato trasferito in carcere.   [caption id="attachment_1296" align="aligncenter" width="503"] Nella foto Nabil al-Araby[/caption] Ma probabilmente la notizia più importante di oggi è stata il richiamo dell'ambasciatore egiziano dalla Siria, in seguito alle nuove, forti proteste davanti all'ambasciata siriana al Cairo, di egiziani e siriani insieme. al-Assad ha risposto subito ricambiando il favore e ora le relazioni diplomatiche tra i due paesi (ad eccezione dell'opposizione siriana) sono interrotte. La seconda notizia importante di oggi, colpevolmente passata in sordina, è stata l'annuncio che il mese prossimo l'Egitto firmerà il prestito del Fondo Monetario Internazionale. Non si sa a quali condizioni, tuttavia si sa che il prestito consisterà in 3,2 miliardi di dollari, dei quali un terzo sarà donato all'Egitto al momento della firma e il resto in sei mesi. L'interesse sarà dell'1,2%. E si sa anche che questi soldi non basteranno a far ripartire l'economia egiziana: ce ne vorranno almeno tre volte tanto secondo il governo. Il tasso di disoccupazione, intanto, è salito al 12,4% (senza tener conto del lavoro nero, però). Il Ministero degli Interni, invece, sembra essere davvero in procinto di riformarsi, ma c'è poco da stare allegri temo. Non si tratta di rieducazione ai diritti umani o di pulizia dagli elementi corrotti. Si dice che i Fratelli Musulmani stiano trattando affinché i propri uomini giungano a occupare il 10% della polizia. Sarà un caso, ma nella polizia sta nascendo un movimento di ufficiali che chiedono di potersi far crescere la barba, per ora vietata dal regolamento. La barba sta purtroppo tornando di moda in molti ambienti.