Questione di barba
Radio Beckwith evangelica

Contrariamente a quanto inizialmente annunciato, i Fratelli Musulmani hanno per ora rinunciato ad indicare un proprio candidato alla Presidenza. Prima di farlo, attenderanno la chiusura della registrazione delle candidature ad aprile. Probabilmente, dicono i commentatori, non sono riusciti ad accordarsi al proprio interno su un nome plausibile. La Fratellanza, tuttavia, insiste sulla necessità di un candidato che riscuota un vasto consenso, perché un Presidente troppo sbilanciato politicamente rischierebbe di acuire il conflitto nel paese, che invece avrebbe un gran bisogno di unità.

Nella vignetta è ritratto il “Presidente del consenso”. Come potete vedere è un mosaico di un po’ di tutto: mezza barba per i salafiti, una croce per i copti, una zappa per i contadini, una chiave inglese per gli operai, una cravatta per impiegati e professori, una maglietta sportiva (metà Ahlawi e metà Zamalkawi?) per i tifosi di calcio, una gamba militare…

Dunque, la Fratellanza non vuole un Presidente islamista, pur mantenendo ferma la richiesta di un Presidente che si ispiri ai principi islamici (un po’ la stessa cosa che chiedono per la Costituzione, insomma). E mentre c’è chi si chiede quale sia, in fin dei conti, la differenza tra i due tipi di Presidente, altri esponenti della Fratellanza si lamentano vivacemente, non vedendo il motivo di rinunciare a un Presidente islamista, dato che la maggioranza del paese ha votato per loro. Ma forse la Fratellanza teme anche che un Presidente islamista potrebbe spaventare l’Occidente e i suoi investitori. Pazienza per il Parlamento – che all’attuale stato delle cose non ha reali poteri – ma un Presidente islamista no, è ancora presto.

E parlando di Parlamento, c’è burrasca tra i deputati. Il socialdemocratico Ziad el-Eleymi, uno dei parlamentari che ha partecipato alla carovana in soccorso di Port Said, nel discorso da lui pronunciato in tale occasione, ha indirettamente dato del somaro al feldmaresciallo Tantawi. Nello stesso discorso ha punto sul vivo anche Mohammed Hassan, lo sheykh salafita che ha proposto la campagna di donazioni per poter fare a meno degli aiuti americani. A lui el-Eleymi ha dato dell’ortolano, aggiungendo che “non basta avere la barba per essere uno sheykh“. Le parole di el-Eleymi hanno scatenato un putiferio. Il Parlamento ha preteso che il deputato porgesse scuse ufficiali a Tantawi. Dopo un tira e molla tra chi lo invitava a resistere, senza scusarsi, e chi lo spingeva a cedere per chiudere la questione, el-Eleymi ha deciso per questa seconda opzione. Il deputato si è scusato sia con lo sheykh Hassan, sia con Tantawi (davanti al Parlamento). Soltanto che il salafita ha accettato benevolmente le sue scuse, mentre il Parlamento ha votato a maggioranza per respingerle. El-Eleymi sarà pertanto sottoposto a un’indagine da parte della Commissione Valori del Parlamento (ecco a che cosa serve!) e oggi si è parlato anche di un suo possibile deferimento alla Procura Militare, finché il Consiglio Militare non ha dichiarato che non l’avrebbe denunciato.

Ma la burrasca, in Parlamento, potrebbe aumentare di intensità, perché stanno crescendo i timori che molti dei deputati siano stati eletti incostituzionalmente, cosa che la vice presidente della Corte Costituzionale, Tahani al-Jibaly, aveva in effetti anticipato poco tempo fa. La Suprema Corte Amministrativa sta infatti studiando la legge sulle elezioni parlamentari, quella con la quale è stato appunto eletto il nuovo Parlamento. Il problema riguarda quei candidati dei partiti che sono stati eletti nella quota a candidatura individuale (un terzo dei seggi): questo punto, che era già stato dibattutto al momento dell’approvazione della legge, sarebbe incostituzionale e dunque l’elezione di molti deputati potrebbe essere dichiarata illegale. E la maggioranza di questi deputati sarebbero proprio Fratelli Musulmani e salafiti, quindi vi lascio immaginare che cosa succederebbe se la Corte Amministrativa annullasse la loro elezione.

 

Il Ministero degli Interni, intanto, è sempre alle prese con il movimento dei “poliziotti barbuti”. Ne ha sospesi sette, insistendo che la barba è contro il regolamento. La cosa interessante è che i poliziotti barbuti, oggi, hanno contro anche alcuni esponenti degli islamisti più intransigenti, come i salafiti e la Gamaa Islamiya. Costoro, infatti, non appoggiano questo movimento, non perché siano contro il portare la barba (anzi!), ma piuttosto perché ritengono che il Ministero degli Interni abbia già sufficienti problemi con la popolazione e dunque non sia il caso di inimicarsela ulteriormente. La questione più urgente, infatti, è ripulire il Ministero dai corrotti e dai torturatori, non lottare per il diritto di portare la barba lunga. E a tal proposito, il blogger Moftasa non ha potuto fare a meno di notare, amaramente, quanto efficiente sia stato il Ministero nel punire i sette poliziotti con la barba e quanto lento si dimostri invece nel punire i torturatori e gli assassini all’interno della polizia.

In effetti è questa la cosa più triste: la vittoria islamista sembra aver nuovamente spostato il dibattito politico sulla questione dell’identità religiosa, mentre i gravi problemi del paese restano ai margini, e si aggravano. Se il Consiglio Militare, come sostengono in molti, voleva polarizzare il paese in laici e islamisti, per meglio governare con piglio autoritario, finora ci è riuscito benissimo. Ma nel frattempo gli studenti hanno ripreso a manifestare e non si arrendono…

Contrariamente a quanto inizialmente annunciato, i Fratelli Musulmani hanno per ora rinunciato ad indicare un proprio candidato alla Presidenza. Prima di farlo, attenderanno la chiusura della registrazione delle candidature ad aprile. Probabilmente, dicono i commentatori, non sono riusciti ad accordarsi al proprio interno su un nome plausibile. La Fratellanza, tuttavia, insiste sulla necessità di un candidato che riscuota un vasto consenso, perché un Presidente troppo sbilanciato politicamente rischierebbe di acuire il conflitto nel paese, che invece avrebbe un gran bisogno di unità. [caption id="attachment_1307" align="alignright" width="280"] Nella vignetta è ritratto il "Presidente del consenso". Come potete vedere è un mosaico di un po' di tutto: mezza barba per i salafiti, una croce per i copti, una zappa per i contadini, una chiave inglese per gli operai, una cravatta per impiegati e professori, una maglietta sportiva (metà Ahlawi e metà Zamalkawi?) per i tifosi di calcio, una gamba militare...[/caption] Dunque, la Fratellanza non vuole un Presidente islamista, pur mantenendo ferma la richiesta di un Presidente che si ispiri ai principi islamici (un po' la stessa cosa che chiedono per la Costituzione, insomma). E mentre c'è chi si chiede quale sia, in fin dei conti, la differenza tra i due tipi di Presidente, altri esponenti della Fratellanza si lamentano vivacemente, non vedendo il motivo di rinunciare a un Presidente islamista, dato che la maggioranza del paese ha votato per loro. Ma forse la Fratellanza teme anche che un Presidente islamista potrebbe spaventare l'Occidente e i suoi investitori. Pazienza per il Parlamento - che all'attuale stato delle cose non ha reali poteri - ma un Presidente islamista no, è ancora presto. E parlando di Parlamento, c'è burrasca tra i deputati. Il socialdemocratico Ziad el-Eleymi, uno dei parlamentari che ha partecipato alla carovana in soccorso di Port Said, nel discorso da lui pronunciato in tale occasione, ha indirettamente dato del somaro al feldmaresciallo Tantawi. Nello stesso discorso ha punto sul vivo anche Mohammed Hassan, lo sheykh salafita che ha proposto la campagna di donazioni per poter fare a meno degli aiuti americani. A lui el-Eleymi ha dato dell'ortolano, aggiungendo che "non basta avere la barba per essere uno sheykh". Le parole di el-Eleymi hanno scatenato un putiferio. Il Parlamento ha preteso che il deputato porgesse scuse ufficiali a Tantawi. Dopo un tira e molla tra chi lo invitava a resistere, senza scusarsi, e chi lo spingeva a cedere per chiudere la questione, el-Eleymi ha deciso per questa seconda opzione. Il deputato si è scusato sia con lo sheykh Hassan, sia con Tantawi (davanti al Parlamento). Soltanto che il salafita ha accettato benevolmente le sue scuse, mentre il Parlamento ha votato a maggioranza per respingerle. El-Eleymi sarà pertanto sottoposto a un'indagine da parte della Commissione Valori del Parlamento (ecco a che cosa serve!) e oggi si è parlato anche di un suo possibile deferimento alla Procura Militare, finché il Consiglio Militare non ha dichiarato che non l'avrebbe denunciato. Ma la burrasca, in Parlamento, potrebbe aumentare di intensità, perché stanno crescendo i timori che molti dei deputati siano stati eletti incostituzionalmente, cosa che la vice presidente della Corte Costituzionale, Tahani al-Jibaly, aveva in effetti anticipato poco tempo fa. La Suprema Corte Amministrativa sta infatti studiando la legge sulle elezioni parlamentari, quella con la quale è stato appunto eletto il nuovo Parlamento. Il problema riguarda quei candidati dei partiti che sono stati eletti nella quota a candidatura individuale (un terzo dei seggi): questo punto, che era già stato dibattutto al momento dell'approvazione della legge, sarebbe incostituzionale e dunque l'elezione di molti deputati potrebbe essere dichiarata illegale. E la maggioranza di questi deputati sarebbero proprio Fratelli Musulmani e salafiti, quindi vi lascio immaginare che cosa succederebbe se la Corte Amministrativa annullasse la loro elezione.   Il Ministero degli Interni, intanto, è sempre alle prese con il movimento dei "poliziotti barbuti". Ne ha sospesi sette, insistendo che la barba è contro il regolamento. La cosa interessante è che i poliziotti barbuti, oggi, hanno contro anche alcuni esponenti degli islamisti più intransigenti, come i salafiti e la Gamaa Islamiya. Costoro, infatti, non appoggiano questo movimento, non perché siano contro il portare la barba (anzi!), ma piuttosto perché ritengono che il Ministero degli Interni abbia già sufficienti problemi con la popolazione e dunque non sia il caso di inimicarsela ulteriormente. La questione più urgente, infatti, è ripulire il Ministero dai corrotti e dai torturatori, non lottare per il diritto di portare la barba lunga. E a tal proposito, il blogger Moftasa non ha potuto fare a meno di notare, amaramente, quanto efficiente sia stato il Ministero nel punire i sette poliziotti con la barba e quanto lento si dimostri invece nel punire i torturatori e gli assassini all'interno della polizia. In effetti è questa la cosa più triste: la vittoria islamista sembra aver nuovamente spostato il dibattito politico sulla questione dell'identità religiosa, mentre i gravi problemi del paese restano ai margini, e si aggravano. Se il Consiglio Militare, come sostengono in molti, voleva polarizzare il paese in laici e islamisti, per meglio governare con piglio autoritario, finora ci è riuscito benissimo. Ma nel frattempo gli studenti hanno ripreso a manifestare e non si arrendono...