La Commissione Elettorale ha annunciato la data delle tanto attese elezioni presidenziali, quelle che contano. Si voterà il 23 e 24 maggio 2012, mentre l’apertura ufficiale delle candidature è stata anticipata all’8 marzo, due giorni prima di quanto precedentemente stabilito. Se ce ne sarà bisogno, i ballottaggi si terranno il 16 e 17 giugno, poi finalmente, il 21 giugno 2012, il vincitore sarà dichiarato Presidente e le forze armate usciranno – si spera – di scena.
La notizia è stata accolta con sollievo dalla maggioranza degli egiziani, che cominciano a intravedere la fine della lunga fase di transizione (della dittatura militare, secondo i giovani di Twitter, che non usano giri di parole). Purché i militari lascino davvero il potere, naturalmente, senza nascondersi dietro un candidato di facciata che possano manipolare a piacimento (molti hanno in mente il presunto patto di ferro tra islamisti e Consiglio Militare per dividersi Parlamento e Presidenza) e purché non accadano disastri né sul fronte interno, né su quello regionale (escalation in Siria, guerra Iran-Israele e chissà che altro) che possano essere causa o pretesto per deviare dalla traiettoria prestabilita. Sicuramente ora si apre un altro periodo delicato e movimentato.

Oggi si è anche aperta una cascata di nuove candidature. La prima new entry è Mamdouh Qutb, ex capo delle mukhabarat (intelligence militare), che va ad affiancarsi all’altro ex capo più recente Omar Suleyman (se questo confermerà la sua candidatura). La seconda new entry è molto meno sinistra: si tratta di Mona Prince, scrittrice e docente di letteratura inglese, appartenente alla generazione “giovane”, prima intellettuale e seconda donna (dopo la anchorwoman Buthayna Kamel) a candidarsi. E ci sta pensando anche Ahmed el-Meslemany, il giornalista di Dream TV che si vanta di aver scritto il discorso di Mubarak del 1 febbraio, quello che per breve tempo aveva commosso metà della nazione. Tuttavia, per poter ufficializzare la propria candidatura, tutti loro dovranno prima trovare il sostegno di almeno 30 parlamentari o raccogliere le firme richieste dalla legge. Il premio Nobel per la chimica Ahmed Zewayl, invece, ha confermato che non si candiderà.

Nel frattempo, è ripresa la sommossa degli studenti alla German University in Cairo, dopo che alcuni di loro sono stati sospesi con l’accusa di aver insultato i militari. A far loro compagnia sul fronte delle proteste ci sono ancora i lavoratori dei tribunali, che sono entrati nel secondo giorno di sciopero. La brutta notizia, invece, è lo scoppio di un vasto incendio nell’oasi di Siwa, roccaforte berbera al confine con la Libia. Il fuoco, probabilmente di origine dolosa, forse provocato da contrabbandieri, ha già bruciato 1.700 ettari di terra coltivata, con l’aiuto del terribile khamasin, il tipico vento primaverile che oggi ha portato una tempesta di sabbia fino al Cairo, causando numerosi disagi (e le precisioni dicono che durerà 72 ore).

La Commissione Elettorale ha annunciato la data delle tanto attese elezioni presidenziali, quelle che contano. Si voterà il 23 e 24 maggio 2012, mentre l'apertura ufficiale delle candidature è stata anticipata all'8 marzo, due giorni prima di quanto precedentemente stabilito. Se ce ne sarà bisogno, i ballottaggi si terranno il 16 e 17 giugno, poi finalmente, il 21 giugno 2012, il vincitore sarà dichiarato Presidente e le forze armate usciranno - si spera - di scena. La notizia è stata accolta con sollievo dalla maggioranza degli egiziani, che cominciano a intravedere la fine della lunga fase di transizione (della dittatura militare, secondo i giovani di Twitter, che non usano giri di parole). Purché i militari lascino davvero il potere, naturalmente, senza nascondersi dietro un candidato di facciata che possano manipolare a piacimento (molti hanno in mente il presunto patto di ferro tra islamisti e Consiglio Militare per dividersi Parlamento e Presidenza) e purché non accadano disastri né sul fronte interno, né su quello regionale (escalation in Siria, guerra Iran-Israele e chissà che altro) che possano essere causa o pretesto per deviare dalla traiettoria prestabilita. Sicuramente ora si apre un altro periodo delicato e movimentato. Oggi si è anche aperta una cascata di nuove candidature. La prima new entry è Mamdouh Qutb, ex capo delle mukhabarat (intelligence militare), che va ad affiancarsi all'altro ex capo più recente Omar Suleyman (se questo confermerà la sua candidatura). La seconda new entry è molto meno sinistra: si tratta di Mona Prince, scrittrice e docente di letteratura inglese, appartenente alla generazione "giovane", prima intellettuale e seconda donna (dopo la anchorwoman Buthayna Kamel) a candidarsi. E ci sta pensando anche Ahmed el-Meslemany, il giornalista di Dream TV che si vanta di aver scritto il discorso di Mubarak del 1 febbraio, quello che per breve tempo aveva commosso metà della nazione. Tuttavia, per poter ufficializzare la propria candidatura, tutti loro dovranno prima trovare il sostegno di almeno 30 parlamentari o raccogliere le firme richieste dalla legge. Il premio Nobel per la chimica Ahmed Zewayl, invece, ha confermato che non si candiderà. Nel frattempo, è ripresa la sommossa degli studenti alla German University in Cairo, dopo che alcuni di loro sono stati sospesi con l'accusa di aver insultato i militari. A far loro compagnia sul fronte delle proteste ci sono ancora i lavoratori dei tribunali, che sono entrati nel secondo giorno di sciopero. La brutta notizia, invece, è lo scoppio di un vasto incendio nell'oasi di Siwa, roccaforte berbera al confine con la Libia. Il fuoco, probabilmente di origine dolosa, forse provocato da contrabbandieri, ha già bruciato 1.700 ettari di terra coltivata, con l'aiuto del terribile khamasin, il tipico vento primaverile che oggi ha portato una tempesta di sabbia fino al Cairo, causando numerosi disagi (e le precisioni dicono che durerà 72 ore).