Restano ufficialmente sconosciuti, per ora, i responsabili del rilascio degli attivisti stranieri, indagati per finanziamento illecito alle ONG per le quali lavorano. Ma naturalmente tutti puntano il dito sul Consiglio Militare. Ieri, in Parlamento, sono stati ascoltati due ministri, quello degli interni e quello dell’aviazione civile.

Nella foto: graffito di Aya Tarek ad Alessandria.

Quest’ultimo ha sottolineato che solo i generali avrebbero potuto consentire l’atterraggio di un aereo militare USA, per portare gli attivisti fuori del paese. La ministra per la cooperazione internazionale Fayza Abul Naga, colei che ha dato il via al processo, ha affermato di aver saputo solo dai giornali della rimozione del divieto di lasciare il paese, imposto agli attivisti. Ganzouri, che a sua volta ha riferito in Parlamento, non ha sostanzialmente rivelato un bel niente sulla questione. E i Fratelli Musulmani – indicati dal senatore John McCain come una valida fonte di aiuto per liberare gli attivisti – negano categoricamente ogni coinvolgimento, sostenendo che le parole del senatore sono, in realtà, una vendetta per averlo negato, quell’aiuto. La politica, insomma, tenta di lavarsene le mani, lasciando intendere che il Consiglio Militare è stato il principale attore dietro la liberazione degli attivisti. Ma c’è da stupirsi? Non sono loro che detengono ancora il potere e amministrano tutte le relazioni internazionali?

Nel frattempo, il CSM si è autoincaricato di indagare la faccenda, mentre l’amministrazione americana, per bocca di Victoria Nuland, la portavoce del ministero degli esteri, fa sapere che nella risoluzione della crisi sono stato coinvolti anche altri paesi, dei quali tuttavia non fa il nome.

Ma a parte convocare ministri, che cosa sta facendo il Parlamento? Discute dell’Assemblea Costituente, anzi della Costituzione stessa. Si riscontra un primo conflitto tra salafiti e Fratelli Musulmani a proposito dell’articolo 2 della Costituzione. I primi vorrebbero correggerlo così: “La sharia è la fonte principale delle leggi”. I secondi, invece, insistono per mantenere la formulazione attuale: “I principi della sharia sono la fonte principale delle leggi”, più la postilla sulle leggi dei non-musulmani. Benissimo, però non dovrebbe discuterne la Costituente?

E a proposito, la battaglia sulla composizione della Costituente è sempre aperta. Alcuni politici contestano la decisione del Consiglio Militare di affidarne la scelta alle due Camere riunite: per loro sarebbe stato più corretto chiamare a farne parte i rappresentanti di tutta la società civile, dunque stanno pensando di rivolgersi al tribunale per chiedere l’annullamento della decisione dei generali. Intanto, donne e copti sono sul piede di guerra, per non essere esclusi dalla stesura della Costituzione. Domani è l’8 marzo ed è stata annunciata una nuova marcia delle donne, come l’anno scorso. Sarà interessante vedere che cosa succederà questa volta, a partire dalla partecipazione femminile che un anno fa era stata piuttosto scarsa. Anche le Sorelle Musulmane saranno impegnate: le donne del Partito Libertà e Giustizia, infatti, terrano la loro prima conferenza nazionale.

Negli ultimi giorni, però, la scena è stata invasa dagli scandali e dalle contraddizioni dei salafiti (succede spesso ai fondamentalisti di ogni genere e tipo, anche se questo non li smuove di un millimetro). Ha cominciato il deputato di al-Nour Anwar al-Balkimy, il quale, qualche tempo fa, aveva dichiarato di essere stato aggredito per strada da alcuni sconosciuti che lo avevano anche derubato. Sembrava essere una delle tante aggressioni ai politici accadute di recente… e invece no. I medici di una clinica di Agouza, viste le fotografie di al-Balkimy sui giornali, con il volto coperto da bende, hanno riconosciuto l’uomo e l’hanno smascherato, rivelando che il salafita si era in realtà appena sottoposto a un’operazione di chirurgia estetica al naso. Il bello è che la chirurgia estetica è proibita, secondo la rigida interpretazione dell’islam dei salafiti. Al-Balkimy ha forse inventato la storia dell’aggressione per nascondere il proprio peccato? Adesso c’è mezzo paese che ride a crepapelle. Il partito al-Nour l’ha espulso (dopo un iniziale tentativo di difenderlo), ma al-Balkimy non vuole dimettersi da parlamentare, come gli stanno chiedendo tutti. E perché mai? A me, però, resta un interrogativo: il partito al-Nour l’ha espulso per aver mentito al paese oppure per essersi sottoposto a un’operazione haram?

E per terminare il viaggio nella sconcertante mentalità salafita, uno di loro ha dichiarato oggi che il proprio partito non è assolutamente contrario a uno stato civile, solo che non vuole in nessun modo che la parola “civile” sia inserita nel testo della Costituzione. Logico, no? Poi ci si chiede perché fiorisce l’ironia contro i salafiti, che molti tacciano di razzismo.

Restano ufficialmente sconosciuti, per ora, i responsabili del rilascio degli attivisti stranieri, indagati per finanziamento illecito alle ONG per le quali lavorano. Ma naturalmente tutti puntano il dito sul Consiglio Militare. Ieri, in Parlamento, sono stati ascoltati due ministri, quello degli interni e quello dell'aviazione civile. [caption id="attachment_1340" align="alignright" width="300"] Nella foto: graffito di Aya Tarek ad Alessandria.[/caption] Quest'ultimo ha sottolineato che solo i generali avrebbero potuto consentire l'atterraggio di un aereo militare USA, per portare gli attivisti fuori del paese. La ministra per la cooperazione internazionale Fayza Abul Naga, colei che ha dato il via al processo, ha affermato di aver saputo solo dai giornali della rimozione del divieto di lasciare il paese, imposto agli attivisti. Ganzouri, che a sua volta ha riferito in Parlamento, non ha sostanzialmente rivelato un bel niente sulla questione. E i Fratelli Musulmani - indicati dal senatore John McCain come una valida fonte di aiuto per liberare gli attivisti - negano categoricamente ogni coinvolgimento, sostenendo che le parole del senatore sono, in realtà, una vendetta per averlo negato, quell'aiuto. La politica, insomma, tenta di lavarsene le mani, lasciando intendere che il Consiglio Militare è stato il principale attore dietro la liberazione degli attivisti. Ma c'è da stupirsi? Non sono loro che detengono ancora il potere e amministrano tutte le relazioni internazionali? Nel frattempo, il CSM si è autoincaricato di indagare la faccenda, mentre l'amministrazione americana, per bocca di Victoria Nuland, la portavoce del ministero degli esteri, fa sapere che nella risoluzione della crisi sono stato coinvolti anche altri paesi, dei quali tuttavia non fa il nome. Ma a parte convocare ministri, che cosa sta facendo il Parlamento? Discute dell'Assemblea Costituente, anzi della Costituzione stessa. Si riscontra un primo conflitto tra salafiti e Fratelli Musulmani a proposito dell'articolo 2 della Costituzione. I primi vorrebbero correggerlo così: "La sharia è la fonte principale delle leggi". I secondi, invece, insistono per mantenere la formulazione attuale: "I principi della sharia sono la fonte principale delle leggi", più la postilla sulle leggi dei non-musulmani. Benissimo, però non dovrebbe discuterne la Costituente? E a proposito, la battaglia sulla composizione della Costituente è sempre aperta. Alcuni politici contestano la decisione del Consiglio Militare di affidarne la scelta alle due Camere riunite: per loro sarebbe stato più corretto chiamare a farne parte i rappresentanti di tutta la società civile, dunque stanno pensando di rivolgersi al tribunale per chiedere l'annullamento della decisione dei generali. Intanto, donne e copti sono sul piede di guerra, per non essere esclusi dalla stesura della Costituzione. Domani è l'8 marzo ed è stata annunciata una nuova marcia delle donne, come l'anno scorso. Sarà interessante vedere che cosa succederà questa volta, a partire dalla partecipazione femminile che un anno fa era stata piuttosto scarsa. Anche le Sorelle Musulmane saranno impegnate: le donne del Partito Libertà e Giustizia, infatti, terrano la loro prima conferenza nazionale. Negli ultimi giorni, però, la scena è stata invasa dagli scandali e dalle contraddizioni dei salafiti (succede spesso ai fondamentalisti di ogni genere e tipo, anche se questo non li smuove di un millimetro). Ha cominciato il deputato di al-Nour Anwar al-Balkimy, il quale, qualche tempo fa, aveva dichiarato di essere stato aggredito per strada da alcuni sconosciuti che lo avevano anche derubato. Sembrava essere una delle tante aggressioni ai politici accadute di recente... e invece no. I medici di una clinica di Agouza, viste le fotografie di al-Balkimy sui giornali, con il volto coperto da bende, hanno riconosciuto l'uomo e l'hanno smascherato, rivelando che il salafita si era in realtà appena sottoposto a un'operazione di chirurgia estetica al naso. Il bello è che la chirurgia estetica è proibita, secondo la rigida interpretazione dell'islam dei salafiti. Al-Balkimy ha forse inventato la storia dell'aggressione per nascondere il proprio peccato? Adesso c'è mezzo paese che ride a crepapelle. Il partito al-Nour l'ha espulso (dopo un iniziale tentativo di difenderlo), ma al-Balkimy non vuole dimettersi da parlamentare, come gli stanno chiedendo tutti. E perché mai? A me, però, resta un interrogativo: il partito al-Nour l'ha espulso per aver mentito al paese oppure per essersi sottoposto a un'operazione haram? E per terminare il viaggio nella sconcertante mentalità salafita, uno di loro ha dichiarato oggi che il proprio partito non è assolutamente contrario a uno stato civile, solo che non vuole in nessun modo che la parola "civile" sia inserita nel testo della Costituzione. Logico, no? Poi ci si chiede perché fiorisce l'ironia contro i salafiti, che molti tacciano di razzismo.