La giustizia al contrario
Radio Beckwith evangelica

Oggi è l’8 marzo, quest’anno più che mai festeggiato in Egitto, anche se piuttosto che una festa sarà l’inizio di una battaglia affinché la nuova Costituzione non dimentichi i diritti delle donne. Alle ore 16 è prevista una marcia dal sindacato dei giornalisti al Parlamento, dove sarà consegnata una lista con 100 nomi di donne eminenti da proporre per l’Assemblea Costituente. E ci sono altre iniziative, ma ne parleremo più avanti. 

Nella vignetta: “No ai processi militari di civili”

In attesa della marcia delle donne, l’arena degli aspiranti alla Presidenza si fa sempre più movimentata. I Fratelli Musulmani – forse – hanno finalmente trovato un candidato da sostenere: si tratta di Mansour Hassan, che attualmente presiede il Consiglio Consultivo ed è stato, in passato, ministro di Sadat. Anche il Consiglio Militare sembra favorevole alla sua candidatura, così come il Wafd, nel quale tuttavia esistono ancora divisioni sull’opportunità di sostenere lui o un altro. Potrebbe essere Mansour Hassan, allora, il famoso “candidato del consenso”, ricercato da islamisti e militari? Forse, ma il consenso non includerebbe le forze liberali e di sinistra.

I generali, invece, secondo il giornale al-Youm al-Sabaa, avrebbero esplicitamente chiesto a Omar Suleyman (l’ex capo dell’intelligence ed ex vicepresidente di Mubarak) di rinunciare alla corsa presidenziale. Non sono stati dati dettagli, per ora, sulle motivazioni di questa richiesta. Meglio così, comunque.

Un altro nuovo candidato è Abul Ezz el-Hariri, leader della colazione “La rivoluzione continua” ed esponente dell’Alleanza Popolare Socialista. Un candidato di sinistra, dunque, che si aggiunge all’avvocato Khaled Ali, già candidato.

Preoccupa, al contrario, l’intensificarsi delle intimidazioni e della repressione degli attivisti della rivoluzione. Ieri, dodici volti noti della rivolta sono stati denunciati alla magistratura militare (ma Tantawi non aveva detto basta ai processi militari di civili?): lo scrittore Alaa al-Aswany, Wael Ghonim (l’amministratore della pagina Facebook “Siamo tutti Khaled Said”), Nawara Negm (blogger e figlia di un celebre poeta), Mamdouh Hamza (portavoce del Consiglio Nazionale), George Ishaq (fondatore del movimento Kifaya), Sameh Naguib dei Socialisti Rivoluzionari, Buthayna Kamel (presentatrice tv, agguerrita rivoluzionaria e prima donna a candidarsi alla Presidenza), il noto giornalista televisivo Yousri Fouda e la presentatrice Reem Maged. Non hanno dimenticato quasi nessuno. Le denunce nei loro confronti sono state ben 712, con l’accusa di incitamento all’odio nei confronti del Consiglio Militare e tentativo di distruggere lo Stato. Wael Ghonim ha già annunciato su Facebook che denuncerà a sua volta i suoi accusatori per diffamazione.

Ma non è finita. L’attivista Asmaa Mahfouz, ben conosciuta anche in Occidente, è stata condannata ieri a un anno di carcere e a una multa di 2000 pound. Il suo accusatore (un personaggio che in passato ha già accusato il blogger Alaa Abdel Fattah ed altri attivisti) spiega, in un video, che gli amici della ragazza lo avrebbero picchiato con un bastone tra i 7 e i 15 cm (ho capito bene?), mentre lei lo insultava. Asmaa Mahfouz ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di rispettare la sentenza del tribunale, poiché motivata da ragioni politiche. Ha già preso un aereo per la Francia, dove resterà finché non riuscirà a far cadere le accuse.

Ciliegina sulla torta: l’unico poliziotto condannato (in absentia, tra l’altro) per l’uccisione di una ventina di manifestanti è stato assolto in appello. Secondo voi, che cosa dovremmo pensare a questo punto? La giustizia al contrario.

Oggi si è anche ripreso il processo sulle ONG straniere, alla presenza dei nuovi giudici. Dei 43 imputati solo 15 erano presenti: gli egiziani e un americano, l’unico che si è rifiutato di lasciare il paese per solidarietà con i colleghi locali. I giudici hanno chiesto che, la prossima volta, tutti gli imputati compaiano in tribunale. Sì, certo… Sono sicura che il 10 aprile, giorno al quale è stato infine aggiornato il processo, gli Stati Uniti e gli altri paesi riporteranno i propri attivisti in Egitto per farsi processare.

Intanto, anche la chiesa copto-ortodossa pare aprire ai Fratelli Musulmani. Ieri vi è stata la prima visita storica in cattedrale della Guida Suprema, Mohammed Badie, per salutare papa Shenouda di ritorno dagli Stati Uniti (dove si reca spesso per motivi di salute). Bene, benissimo, però speriamo che nessuna delle due parti dimentichi i giovani laici sui quali si sta abbattendo di nuovo la scure della repressione.

Oggi è l'8 marzo, quest'anno più che mai festeggiato in Egitto, anche se piuttosto che una festa sarà l'inizio di una battaglia affinché la nuova Costituzione non dimentichi i diritti delle donne. Alle ore 16 è prevista una marcia dal sindacato dei giornalisti al Parlamento, dove sarà consegnata una lista con 100 nomi di donne eminenti da proporre per l'Assemblea Costituente. E ci sono altre iniziative, ma ne parleremo più avanti.  [caption id="attachment_1345" align="alignright" width="194"] Nella vignetta: "No ai processi militari di civili"[/caption] In attesa della marcia delle donne, l'arena degli aspiranti alla Presidenza si fa sempre più movimentata. I Fratelli Musulmani - forse - hanno finalmente trovato un candidato da sostenere: si tratta di Mansour Hassan, che attualmente presiede il Consiglio Consultivo ed è stato, in passato, ministro di Sadat. Anche il Consiglio Militare sembra favorevole alla sua candidatura, così come il Wafd, nel quale tuttavia esistono ancora divisioni sull'opportunità di sostenere lui o un altro. Potrebbe essere Mansour Hassan, allora, il famoso "candidato del consenso", ricercato da islamisti e militari? Forse, ma il consenso non includerebbe le forze liberali e di sinistra. I generali, invece, secondo il giornale al-Youm al-Sabaa, avrebbero esplicitamente chiesto a Omar Suleyman (l'ex capo dell'intelligence ed ex vicepresidente di Mubarak) di rinunciare alla corsa presidenziale. Non sono stati dati dettagli, per ora, sulle motivazioni di questa richiesta. Meglio così, comunque. Un altro nuovo candidato è Abul Ezz el-Hariri, leader della colazione "La rivoluzione continua" ed esponente dell'Alleanza Popolare Socialista. Un candidato di sinistra, dunque, che si aggiunge all'avvocato Khaled Ali, già candidato. Preoccupa, al contrario, l'intensificarsi delle intimidazioni e della repressione degli attivisti della rivoluzione. Ieri, dodici volti noti della rivolta sono stati denunciati alla magistratura militare (ma Tantawi non aveva detto basta ai processi militari di civili?): lo scrittore Alaa al-Aswany, Wael Ghonim (l'amministratore della pagina Facebook "Siamo tutti Khaled Said"), Nawara Negm (blogger e figlia di un celebre poeta), Mamdouh Hamza (portavoce del Consiglio Nazionale), George Ishaq (fondatore del movimento Kifaya), Sameh Naguib dei Socialisti Rivoluzionari, Buthayna Kamel (presentatrice tv, agguerrita rivoluzionaria e prima donna a candidarsi alla Presidenza), il noto giornalista televisivo Yousri Fouda e la presentatrice Reem Maged. Non hanno dimenticato quasi nessuno. Le denunce nei loro confronti sono state ben 712, con l'accusa di incitamento all'odio nei confronti del Consiglio Militare e tentativo di distruggere lo Stato. Wael Ghonim ha già annunciato su Facebook che denuncerà a sua volta i suoi accusatori per diffamazione. Ma non è finita. L'attivista Asmaa Mahfouz, ben conosciuta anche in Occidente, è stata condannata ieri a un anno di carcere e a una multa di 2000 pound. Il suo accusatore (un personaggio che in passato ha già accusato il blogger Alaa Abdel Fattah ed altri attivisti) spiega, in un video, che gli amici della ragazza lo avrebbero picchiato con un bastone tra i 7 e i 15 cm (ho capito bene?), mentre lei lo insultava. Asmaa Mahfouz ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di rispettare la sentenza del tribunale, poiché motivata da ragioni politiche. Ha già preso un aereo per la Francia, dove resterà finché non riuscirà a far cadere le accuse. Ciliegina sulla torta: l'unico poliziotto condannato (in absentia, tra l'altro) per l'uccisione di una ventina di manifestanti è stato assolto in appello. Secondo voi, che cosa dovremmo pensare a questo punto? La giustizia al contrario. Oggi si è anche ripreso il processo sulle ONG straniere, alla presenza dei nuovi giudici. Dei 43 imputati solo 15 erano presenti: gli egiziani e un americano, l'unico che si è rifiutato di lasciare il paese per solidarietà con i colleghi locali. I giudici hanno chiesto che, la prossima volta, tutti gli imputati compaiano in tribunale. Sì, certo... Sono sicura che il 10 aprile, giorno al quale è stato infine aggiornato il processo, gli Stati Uniti e gli altri paesi riporteranno i propri attivisti in Egitto per farsi processare. Intanto, anche la chiesa copto-ortodossa pare aprire ai Fratelli Musulmani. Ieri vi è stata la prima visita storica in cattedrale della Guida Suprema, Mohammed Badie, per salutare papa Shenouda di ritorno dagli Stati Uniti (dove si reca spesso per motivi di salute). Bene, benissimo, però speriamo che nessuna delle due parti dimentichi i giovani laici sui quali si sta abbattendo di nuovo la scure della repressione.