Le prime prove dei Fratelli Musulmani in politica estera
Radio Beckwith evangelica

Arrivano le prime crisi diplomatiche da gestire per i Fratelli Musulmani. Una di queste, con gli Emirati Arabi Uniti, l’hanno creata le parole del portavoce della Fratellanza Mahmoud Ghozlan, e ancora non è risolta. Giorni fa, il famoso sheykh egiziano di al-Jazeera Yousuf al-Qaradawi, molto vicino ai Fratelli Musulmani, ha criticato gli Emirati per le deportazioni di attivisti siriani fuori del paese.

Il capo della polizia di Dubai, allora, ha minacciato di far arrestare al-Qaradawi, provocando l’ira di Mahmoud Ghozlan, il quale ha dichiarato che, se questo arresto avesse avuto luogo, tutto il mondo islamico si sarebbe rivoltato contro gli Emirati. Da questo punto in poi è stato un crescendo di roventi dichiarazioni incrociate tra Fratelli Musulmani ed Emirati. Anzi no, tra Ghozlan e gli Emirati, perché gli altri Fratelli Musulmani stanno cercando di uscire dall’imbarazzo.

Le foto raffigurano alcuni graffiti, dipinti sui muri di calcestruzzo che l’esercito ha costruito nel centro del Cairo. Sono stati rinforzati dopo che, la prima volta, la gente li aveva demoliti a mani nude. Non potendo più buttarli giù, gli artisti li hanno resi “trasparenti”.

La seconda crisi internazionale è più seria. Riguarda Gaza, naturalmente. Sono giorni che si alzano voci sempre più numerose per chiedere ai Fratelli Musulmani di pronunciarsi chiaramente contro la nuova aggressione israeliana a Gaza. A parole sono sempre stati dei leoni, ma ora gli egiziani vogliono la conferma di queste parole con i fatti. La risposta è giunta dalla seduta serale di oggi della Camera Bassa, che ha approvato all’unanimità (minoranza non islamista compresa) il comunicato della speciale commissione parlamentare incaricata di discutere la questione: la Camera Bassa chiede l’espulsione dell’ambasciatore israeliano dal Cairo, il ritiro del proprio ambasciatore da Tel Aviv, l’interruzione immediata del pompaggio del gas a Israele (ripreso da pochissimi giorni, dopo il tredicesimo attentato al gasdotto), nonché  la revisione di ogni altro accordo. Le parole del comunicato sono state durissime anche rispetto ai termini usati, con Israele indicato come il “nemico numero uno dell’Egitto” oppure come “l’entità sionista”. Sono termini ampiamente usati nel mondo arabo, non è una novità. Ma se fossi nei panni di Israele prenderei seriamente la rabbia egiziana, perché questa volta – per una volta – il Parlamento ha espresso il sentimento popolare.

 

Il Parlamento, tuttavia, non ha discusso solo di Israele oggi, ma ha anche approvato la sua prima proposta di legge: l’aumento dell’indennizzo per le famiglie dei martiri da 30.000 a 100.000 EGP (circa 14.000 euro). Il governo, invece, ha annunciato che il salario minimo di 700 EGP, già concesso mesi fa agli impiegati governativi con posto fisso, sarà esteso anche a quelli con contratto a tempo. Sono 500.000 persone, su un totale di 5,8 milioni di lavoratori della pubblica amministrazione.

Arrivano le prime crisi diplomatiche da gestire per i Fratelli Musulmani. Una di queste, con gli Emirati Arabi Uniti, l'hanno creata le parole del portavoce della Fratellanza Mahmoud Ghozlan, e ancora non è risolta. Giorni fa, il famoso sheykh egiziano di al-Jazeera Yousuf al-Qaradawi, molto vicino ai Fratelli Musulmani, ha criticato gli Emirati per le deportazioni di attivisti siriani fuori del paese. Il capo della polizia di Dubai, allora, ha minacciato di far arrestare al-Qaradawi, provocando l'ira di Mahmoud Ghozlan, il quale ha dichiarato che, se questo arresto avesse avuto luogo, tutto il mondo islamico si sarebbe rivoltato contro gli Emirati. Da questo punto in poi è stato un crescendo di roventi dichiarazioni incrociate tra Fratelli Musulmani ed Emirati. Anzi no, tra Ghozlan e gli Emirati, perché gli altri Fratelli Musulmani stanno cercando di uscire dall'imbarazzo. [caption id="attachment_1360" align="aligncenter" width="640"] Le foto raffigurano alcuni graffiti, dipinti sui muri di calcestruzzo che l'esercito ha costruito nel centro del Cairo. Sono stati rinforzati dopo che, la prima volta, la gente li aveva demoliti a mani nude. Non potendo più buttarli giù, gli artisti li hanno resi "trasparenti".[/caption] La seconda crisi internazionale è più seria. Riguarda Gaza, naturalmente. Sono giorni che si alzano voci sempre più numerose per chiedere ai Fratelli Musulmani di pronunciarsi chiaramente contro la nuova aggressione israeliana a Gaza. A parole sono sempre stati dei leoni, ma ora gli egiziani vogliono la conferma di queste parole con i fatti. La risposta è giunta dalla seduta serale di oggi della Camera Bassa, che ha approvato all'unanimità (minoranza non islamista compresa) il comunicato della speciale commissione parlamentare incaricata di discutere la questione: la Camera Bassa chiede l'espulsione dell'ambasciatore israeliano dal Cairo, il ritiro del proprio ambasciatore da Tel Aviv, l'interruzione immediata del pompaggio del gas a Israele (ripreso da pochissimi giorni, dopo il tredicesimo attentato al gasdotto), nonché  la revisione di ogni altro accordo. Le parole del comunicato sono state durissime anche rispetto ai termini usati, con Israele indicato come il "nemico numero uno dell'Egitto" oppure come "l'entità sionista". Sono termini ampiamente usati nel mondo arabo, non è una novità. Ma se fossi nei panni di Israele prenderei seriamente la rabbia egiziana, perché questa volta - per una volta - il Parlamento ha espresso il sentimento popolare.  

Il Parlamento, tuttavia, non ha discusso solo di Israele oggi, ma ha anche approvato la sua prima proposta di legge: l'aumento dell'indennizzo per le famiglie dei martiri da 30.000 a 100.000 EGP (circa 14.000 euro). Il governo, invece, ha annunciato che il salario minimo di 700 EGP, già concesso mesi fa agli impiegati governativi con posto fisso, sarà esteso anche a quelli con contratto a tempo. Sono 500.000 persone, su un totale di 5,8 milioni di lavoratori della pubblica amministrazione.