Interrompo per un giorno la cronaca egiziana per dare una buona notizia, che fa comunque parte delle vicende del paese. Gli amici del Centro Culturale Tawasul, ieri mattina, hanno tenuto una conferenza stampa durante la quale hanno annunciato ufficialmente la seconda edizione del Meeting Cairo, che si terrà dal 2 al 4 novembre 2012. La prima edizione ha avuto luogo il 28 e 29 ottobre 2010, solo pochi mesi prima dello scoppio della rivoluzione egiziana, segnando una tappa importante nel dialogo tra cristiani e musulmani nel paese. L’evento, infatti, seguendo una formula nuova per l’Egitto, su ispirazione del Meeting di Rimini italiano, era stato interamente organizzato da centinaia di volontari di entrambe le religioni, che in seguito hanno continuato la propria attività nella società, in favore del pluralismo religioso, della solidarietà islamo-cristiana e di uno stato civile e democratico. 

Dopo la schiacciante vittoria degli islamisti alle elezioni parlamentari, tuttavia, gli organizzatori erano in dubbio sull’opportunità di tenere una seconda edizione. Si temeva che il clima non fosse favorevole, se non addirittura ostile, a simili iniziative di dialogo. Ma dopo l’iniziale titubanza, e assorbito lo shock elettorale, gli amici del Meeting Cairo hanno deciso di ritentare l’esperienza, perché è proprio in questi momenti così delicati e complessi che bisogna insistere nella lotta per il pluralismo (religioso e non), il rispetto dell’altro e la cultura dell’incontro.

Così, il Meeting Cairo va avanti e rilancia, diventando più internazionale (con volontari provenienti da Italia, Giappone, Australia, Malesia, Francia, Ucraina, Tunisia…), più lungo (tre giorni invece che due) e più affollato (per il considerevole aumento del numero di ospiti e volontari). Ma non è finita qua, perché il Meeting Cairo ha anche appena festeggiato la sua trasformazione in fondazione, diventando in tal modo – secondo le parole di Wael Farouq, l’ideatore del Meeting Cairo – un vero e proprio soggetto civile della società egiziana.

E il tema della prossima edizione del Meeting Cairo non poteva certo trascurare gli ultimi accadimenti in Egitto. Il titolo dell’evento, dunque, sarà “L’educazione alla libertà”, una scelta che sottolinea la consapevolezza di come la trasformazione di una società da dittatura in stato democratico non possa limitarsi all’eliminazione delle strutture del regime precedente e alla riforma delle istituzioni, ma debba scendere in profondità nelle coscienze individuali, altrimenti nessun reale cambiamento è possibile.

Alla preparazione del Meeting parteciperanno, come sempre, cristiani e musulmani di ogni genere e tipo. Quest’anno, tuttavia, si aggiungono alcuni nomi importanti, come il vescovo Armiah, segretario di papa Shenouda, e Osama al-Abd, rettore dell’Università di al-Azhar, mentre il presidente onorario sarà ancora una volta Tahani al-Jibali, vice presidente della Corte Costituzionale e prima donna egiziana a ottenere la carica di giudice.

Ma al di là della presenza di personalità più “istituzionali”, e dell’evento visibile che sarà il Meeting Cairo, ciò che conta è il lavoro dietro le quinte di centinaia di giovani (la generazione di Tahrir, per intenderci), cristiani e musulmani, quotidianamente impegnati, fianco a fianco, nella costruzione di un Egitto pluralista e democratico, quello sognato dalla rivoluzione di Tahrir. Chissà che non riescano nell’intento, un giorno.

Interrompo per un giorno la cronaca egiziana per dare una buona notizia, che fa comunque parte delle vicende del paese. Gli amici del Centro Culturale Tawasul, ieri mattina, hanno tenuto una conferenza stampa durante la quale hanno annunciato ufficialmente la seconda edizione del Meeting Cairo, che si terrà dal 2 al 4 novembre 2012. La prima edizione ha avuto luogo il 28 e 29 ottobre 2010, solo pochi mesi prima dello scoppio della rivoluzione egiziana, segnando una tappa importante nel dialogo tra cristiani e musulmani nel paese. L'evento, infatti, seguendo una formula nuova per l'Egitto, su ispirazione del Meeting di Rimini italiano, era stato interamente organizzato da centinaia di volontari di entrambe le religioni, che in seguito hanno continuato la propria attività nella società, in favore del pluralismo religioso, della solidarietà islamo-cristiana e di uno stato civile e democratico. 

Dopo la schiacciante vittoria degli islamisti alle elezioni parlamentari, tuttavia, gli organizzatori erano in dubbio sull'opportunità di tenere una seconda edizione. Si temeva che il clima non fosse favorevole, se non addirittura ostile, a simili iniziative di dialogo. Ma dopo l'iniziale titubanza, e assorbito lo shock elettorale, gli amici del Meeting Cairo hanno deciso di ritentare l'esperienza, perché è proprio in questi momenti così delicati e complessi che bisogna insistere nella lotta per il pluralismo (religioso e non), il rispetto dell'altro e la cultura dell'incontro. Così, il Meeting Cairo va avanti e rilancia, diventando più internazionale (con volontari provenienti da Italia, Giappone, Australia, Malesia, Francia, Ucraina, Tunisia...), più lungo (tre giorni invece che due) e più affollato (per il considerevole aumento del numero di ospiti e volontari). Ma non è finita qua, perché il Meeting Cairo ha anche appena festeggiato la sua trasformazione in fondazione, diventando in tal modo - secondo le parole di Wael Farouq, l'ideatore del Meeting Cairo - un vero e proprio soggetto civile della società egiziana.

E il tema della prossima edizione del Meeting Cairo non poteva certo trascurare gli ultimi accadimenti in Egitto. Il titolo dell'evento, dunque, sarà "L'educazione alla libertà", una scelta che sottolinea la consapevolezza di come la trasformazione di una società da dittatura in stato democratico non possa limitarsi all'eliminazione delle strutture del regime precedente e alla riforma delle istituzioni, ma debba scendere in profondità nelle coscienze individuali, altrimenti nessun reale cambiamento è possibile.

Alla preparazione del Meeting parteciperanno, come sempre, cristiani e musulmani di ogni genere e tipo. Quest'anno, tuttavia, si aggiungono alcuni nomi importanti, come il vescovo Armiah, segretario di papa Shenouda, e Osama al-Abd, rettore dell'Università di al-Azhar, mentre il presidente onorario sarà ancora una volta Tahani al-Jibali, vice presidente della Corte Costituzionale e prima donna egiziana a ottenere la carica di giudice. Ma al di là della presenza di personalità più "istituzionali", e dell'evento visibile che sarà il Meeting Cairo, ciò che conta è il lavoro dietro le quinte di centinaia di giovani (la generazione di Tahrir, per intenderci), cristiani e musulmani, quotidianamente impegnati, fianco a fianco, nella costruzione di un Egitto pluralista e democratico, quello sognato dalla rivoluzione di Tahrir. Chissà che non riescano nell'intento, un giorno.