Sulla pelle delle donne
Radio Beckwith evangelica

La lotta per i diritti delle donne si preannunciain salita, specialmente in vista della stesura della nuova Costituzione. Il Consiglio Nazionale della Donna, fresco di nomina, ha chiesto ieri di inserire nel testo sufficienti garanzie a protezione dei diritti della donna, ma gli attacchi nei confronti dei diritti già acquisiti si moltiplicano, da parte di donne e uomini, soprattutto di estrazione islamista. La Commissione Legislativa del Parlamento, ad esempio, ha chiesto ieri di cancellare la legge che consente alle donne di chiedere il divorzio ricorrendo al giudice, a condizione di restituire al marito il mahr (la “dote” che lo sposo dona alla moglie al momento del matrimonio).

Tale forma di divorzio è il cosiddetto khulaa. La Commissione ritiene che questa legge sia contro la sharia, minacciando i diritti della famiglia. Ritiene inoltre che sia il mufti della Repubblica, sia lo sheykh di al-Azhar siano stati costretti, in passato, ad accettarla, perché proposta dal Consiglio Nazionale della Donna, allora presieduto da Suzanne Mubarak. Ed ecco che il vecchio regime diventa un pretesto per chiedere la cancellazione anche dei minimi progressi compiuti a favore dei diritti della donna, tanto per cambiare.

Le donne, però, continuano a combattere. Ieri era la giornata della donna egiziana, tuttavia si è deciso di non festeggiarla, ma di lasciare spazio alla protesta. Le manifestazioni sono state indette soprattutto per sostenere Samira Ibrahim, dopo che un tribunale militare ha dichiarato innocente il medico che ha effettuato su di lei, e altre ragazze, i famosi test di verginità. Dopo questa sentenza, un’altra delle ragazze vittima dei test, Rasha Abdel Rahman, ha deciso di denunciare a sua volta il Consiglio Militare, il quale non si libererà tanto presto di questo mal di testa.

Il sit-in alla German University, invece, incassa una prima vittoria: gli studenti espulsi saranno reintegrati. I giovani manifestanti, però, proseguiranno le proteste, almeno finché non sarà loro concessa la possibilità di formare un proprio sindacato e non sarà rimosso il nome “Mubarak” da tutte le aule.


Ne frattempo, c’è di nuovo crisi all’interno della Fratellanza Musulmana. Dopo che un nutrito gruppo di giovani ha annunciato il proprio sostegno a Abdel Moneim Abul Fotouh nelle prossime presidenziali, andando contro le direttive della leadership, alcuni prominenti leader si sono uniti a loro, schierandosi a loro volta per Abul Fotouh. Le cose si fanno interessanti…

E restando in tema di presidenziali, i candidati si sono ribellati alla decisione della Commissione Elettorale di proibire la propaganda fino al 30 aprile. Hanno deciso di non rispettarla. Inoltre, alcuni di loro hanno denunciato la compera delle firme degli elettori a sostegno di alcuni candidati (ce ne vogliono 30.000). Una firma, pare, è pagata 150 sterline egiziane (poco più di venti euro).

I candidati, ieri, hanno raggiunto il numero di 665. E i sostenitori di Mohammed el-Baradei, nonostante il reiterato rifiuto di quest’ultimo, non si sono dati per vinti, ma hanno iniziato a raccogliere ugualmente le firme per candidare il loro preferito. Non si sa mai, potrebbe cambiare idea.

Alcuni copti, intanto, intendono creare un’assemblea costituente alternativa, formata da 100 cristiani laici, per scrivere la Costituzione secondo i propri critieri. Gli ideatori dell’iniziativa affermano di essere semplici fedeli, non legati alle gerarchie ecclesiastiche. Tra loro vi sono i giovani del Maspero e alcune organizzazioni di copti all’estero. E’ un primo passo verso la formazione di un partito cristiano? Sebbene possa essere considerato un buon segno che i cristiani si stacchino un po’ dalle gerarchie ecclesiastiche, resta tuttavia il dubbio che ciò vada nel senso di una ulteriore polarizzazione tra estremisti islamici e cristiani, della quale non c’è proprio bisogno.

In Sinai, invece, i beduini sono sul piede di guerra. Negli ultimi giorni hanno preso in ostaggio una base delle forze multinazionali a garanzia del rispetto del trattato di pace tra Israele ed Egitto. I beduini chiedevano la scarcerazione di alcuni affiliati alle loro tribù. Pare che il governo sia sceso a patti, anche se non si conoscono i dettagli, e i beduini hanno tolto l’assedio alla base. Molti egiziani, tuttavia, sono preoccupati di questo cedere dello Stato di fronte alle minacce dei beduini. Il Sinai sembra essere diventata una regione autonoma, con le sue regole speciali dettate dalla cultura del deserto, piuttosto che dallo Stato di diritto. Per molti questo non è accettabile, pur riconoscendo gli enormi problemi degli abitanti del Sinai. Fuori dalle città, l’Egitto ha un altro volto.