Il Parlamento è di nuovo al lavoro, con Libertà e Giustizia che non si da pace e insiste nel voler togliere la fiducia al premier Ganzouri. In attesa di riuscirci (oppure no), si è raggiunto un accordo sulla composizione dettagliata dell’Assemblea Costituente: venti seggi al partito dei Fratelli Musulmani, dieci al partito salafita al-Nour, cinque al Wafd e i quindici rimanenti agli altri partiti e agli indipendenti.

Un altro murale di Alaa Awad che raffigura l’Egitto di fronte a ogni sorta di minaccia e pericolo.

Giovedì prossimo, invece, si deciderà come assegnare i cinquanta seggi riservati ai non parlamentari. Oggi, fra l’altro, è l’anniversario del referendum sugli emendamenti costituzionali, quegli stessi che, secondo molti, sono stati il “peccato originale” che ha condotto alla situazione attuale, con gli islamisti che hanno preso il sopravvento.

Ma il Parlamento ha anche fatto qualcosa di buono oggi, approvando la cancellazione dell’articolo 6 della legge sulla magistratura militare che consente al Presidente della Repubblica di sottoporre chicchessia a un tribunale delle forze armate. Inoltre, ha tolto l’immunità ad al-Balkimi, il deputato salafita che aveva mentito sulla sua operazione di chirurgia plastica al naso. Il problema, però, è che al-Balkimi non vuole saperne di dare le dimissioni, è più incollato alla sedia di Mubarak.

Procede, nel frattempo, il processo per il massacro di Port Said, durante il quale il principale imputato ha fatto oggi una pericolosa rivelazione: ha affermato di essere stato pagato (non ha detto da chi) per guidare un gruppo di 800 tifosi del Masry all’attacco di quelli dell’Ahly. Non c’è dubbio che ci sia stato qualcosa di torbido dietro il massacro di Port Said.

Da ieri, infine, è tornata al Cairo la delegazione del Fondo Monetario Internazionale, per le ultime trattive sul prestito di 3,2 miliardi di dollari all’Egitto. Ma a tenere banco è sempre il decesso di papa Shenouda. Domani si terranno i funerali, con la sua sepoltura al monastero Anba Bishoy, a Wadi Natrun. Funerali blindati, poiché si teme sempre il colpo di testa di qualche fanatico. Il Consiglio Militare, per domani, ha dichiarato il lutto nazionale. Poi, venerdì prossimo, la chiesa copto-ortodossa inizierà a raccogliere le candidature per il nuovo papa, anche se già si parla di un probabile rinvio delle elezioni a luglio, quando l’Egitto avrà già un nuovo Presidente. Meglio non sovrapporre le due elezioni, sembra, e così forse ci sarà tempo anche per riformare il tanto discusso regolamento per eleggere il papa. Regolamento che, comunque, deve essere approvato dal Presidente della Repubblica (l’ha deciso Gamal Abdel Nasser, tanto per cambiare), alla faccia della separazione tra Stato e chiesa.

Il Parlamento è di nuovo al lavoro, con Libertà e Giustizia che non si da pace e insiste nel voler togliere la fiducia al premier Ganzouri. In attesa di riuscirci (oppure no), si è raggiunto un accordo sulla composizione dettagliata dell'Assemblea Costituente: venti seggi al partito dei Fratelli Musulmani, dieci al partito salafita al-Nour, cinque al Wafd e i quindici rimanenti agli altri partiti e agli indipendenti. [caption id="attachment_1412" align="alignright" width="300"] Un altro murale di Alaa Awad che raffigura l'Egitto di fronte a ogni sorta di minaccia e pericolo.[/caption] Giovedì prossimo, invece, si deciderà come assegnare i cinquanta seggi riservati ai non parlamentari. Oggi, fra l'altro, è l'anniversario del referendum sugli emendamenti costituzionali, quegli stessi che, secondo molti, sono stati il "peccato originale" che ha condotto alla situazione attuale, con gli islamisti che hanno preso il sopravvento. Ma il Parlamento ha anche fatto qualcosa di buono oggi, approvando la cancellazione dell'articolo 6 della legge sulla magistratura militare che consente al Presidente della Repubblica di sottoporre chicchessia a un tribunale delle forze armate. Inoltre, ha tolto l'immunità ad al-Balkimi, il deputato salafita che aveva mentito sulla sua operazione di chirurgia plastica al naso. Il problema, però, è che al-Balkimi non vuole saperne di dare le dimissioni, è più incollato alla sedia di Mubarak. Procede, nel frattempo, il processo per il massacro di Port Said, durante il quale il principale imputato ha fatto oggi una pericolosa rivelazione: ha affermato di essere stato pagato (non ha detto da chi) per guidare un gruppo di 800 tifosi del Masry all'attacco di quelli dell'Ahly. Non c'è dubbio che ci sia stato qualcosa di torbido dietro il massacro di Port Said. Da ieri, infine, è tornata al Cairo la delegazione del Fondo Monetario Internazionale, per le ultime trattive sul prestito di 3,2 miliardi di dollari all'Egitto. Ma a tenere banco è sempre il decesso di papa Shenouda. Domani si terranno i funerali, con la sua sepoltura al monastero Anba Bishoy, a Wadi Natrun. Funerali blindati, poiché si teme sempre il colpo di testa di qualche fanatico. Il Consiglio Militare, per domani, ha dichiarato il lutto nazionale. Poi, venerdì prossimo, la chiesa copto-ortodossa inizierà a raccogliere le candidature per il nuovo papa, anche se già si parla di un probabile rinvio delle elezioni a luglio, quando l'Egitto avrà già un nuovo Presidente. Meglio non sovrapporre le due elezioni, sembra, e così forse ci sarà tempo anche per riformare il tanto discusso regolamento per eleggere il papa. Regolamento che, comunque, deve essere approvato dal Presidente della Repubblica (l'ha deciso Gamal Abdel Nasser, tanto per cambiare), alla faccia della separazione tra Stato e chiesa.