Si va affievolendo l’enorme ondata emotiva seguita alla scomparsa di papa Shenouda. Ieri, per l’intera giornata, si sono tenuti i funerali, che hanno attirato una folla di centinaia di migliaia di persone, soprattutto copti, ma anche musulmani e illustri personalità di tutto il mondo. Per l’Italia c’era l’ambasciatore. I funerali sono iniziati attorno alle 10 di mattina, nella Cattedrale di S. Marco, ad Abbaseya.

Immagini dal funerale di papa Shenouda

La chiesa era straripante di gente. Al termine della cerimonia funebre, fendendo la fitta folla, la bara di papa Shenouda è stata caricata su un’ambulanza, quindi trasportata con un aereo militare al monastero di S. Bishoy, a Wadi Natrun. Anche là, in attesa, era presente una folla enorme, che ha reso le operazioni di sepoltura molto difficoltose. Alla fine, comunque, si è riusciti a deporre il corpo di papa Shenouda nella tomba preparata per lui, accanto a quella di S. Bishoy. E ora, la chiesa copta deve guardare al futuro, con tutte le sue incognite.

Nonostante il lutto nazionale, però, la politica non si è fermata. A dire il vero, più che di politica, si dovrebbe parlare di vero e proprio conflitto, con la battaglia sulla Costituente che infuria sempre di più. I liberali, infatti, non hanno affatto digerito la monopolizzazione di tale assemblea da parte degli islamisti (a proposito, i Fratelli Musulmani hanno aumentato la quota dei seggi da loro richiesta: da venti a trenta). Così, un gruppo di costituzionalisti e di esponenti dell’Associazione Nazionale per il Cambiamento hanno deciso di intentare causa a Tantawi e ai presidenti delle due Camere del Parlamento, sostenendo che l’assegnazione del 50% dei seggi della Costituente ai parlamentari sia in contraddizione con la Dichiarazione Costituzionale. In bocca la lupo.

Ma la situazione all’interno della magistratura è – a dir poco – complicata. Dopo la bufera del caso delle ONG, ora ne è scoppiata un’altra. Al centro c’è sempre lui, Abdel Moezz Ibrahim, presidente della Corte d’Appello e (ahimé) della Commissione Elettorale. Ibrahim, adesso, è accusato per aver nascosto il dossier del processo sulla Battaglia del Cammello. Saad el-Katatny, presidente della Camera Bassa, ha dunque deciso di convocare il Ministro della Giustizia in Parlamento, per conferire sul caso. Nel frattempo, altri tre poliziotti sono stati scagionati dall’accusa di aver ucciso dei manifestanti, mentre il processo che si tiene ad Alessandria, per le stesse imputazioni, è stato rinviato a data da definirsi, tra le proteste (e la consueta repressione della polizia militare) dei familiari dei martiri.

In mezzo a tutto ciò, Tel Aviv ha chiesto il permesso all’Egitto di svuotare la propria ambasciata del Cairo e rimpatriarne tutto il contenuto. Le ragioni di questa mossa non sono ancora chiare.

E’ vero che, dagli incidenti di settembre 2011, quando aveva avuto luogo l’irruzione di alcuni manifestanti nell’edificio, l’ambasciata era rimasta più deserta che abitata, con il nuovo ambasciatore (quello precedente era andato in pensione poco dopo la sua precipitosa fuga dalla capitale egiziana) che restava al Cairo pochi giorni a settimana e tornava in patria ogni week end. Si era anche parlato di un possibile trasloco dell’ambasciata in un luogo meno accessibile. Inoltre, dopo vari attentati alle ambasciate israeliane di altri paesi, i diplomatici avevano recentemente chiesto il rinforzo delle misure di sicurezza, ad esempio la perquisizione, con l’aiuto dei cani, della macchina che attendeva l’ambasciatore all’aeroporto, ogni volta che questi ritornava da Tel Aviv. E ora quest’ultimo “trasloco”. Fonti egiziane negano che si tratti di una rottura informale delle relazioni diplomatiche, sostenendo che sia soltanto una misura precauzionale, in vista di possibili subbugli durante il periodo pre-elettorale. Non vorrei, invece, che fosse una misura precauzionale in vista di un attacco all’Iran…

Si va affievolendo l'enorme ondata emotiva seguita alla scomparsa di papa Shenouda. Ieri, per l'intera giornata, si sono tenuti i funerali, che hanno attirato una folla di centinaia di migliaia di persone, soprattutto copti, ma anche musulmani e illustri personalità di tutto il mondo. Per l'Italia c'era l'ambasciatore. I funerali sono iniziati attorno alle 10 di mattina, nella Cattedrale di S. Marco, ad Abbaseya. [caption id="attachment_1415" align="alignright" width="360"] Immagini dal funerale di papa Shenouda[/caption] La chiesa era straripante di gente. Al termine della cerimonia funebre, fendendo la fitta folla, la bara di papa Shenouda è stata caricata su un'ambulanza, quindi trasportata con un aereo militare al monastero di S. Bishoy, a Wadi Natrun. Anche là, in attesa, era presente una folla enorme, che ha reso le operazioni di sepoltura molto difficoltose. Alla fine, comunque, si è riusciti a deporre il corpo di papa Shenouda nella tomba preparata per lui, accanto a quella di S. Bishoy. E ora, la chiesa copta deve guardare al futuro, con tutte le sue incognite. Nonostante il lutto nazionale, però, la politica non si è fermata. A dire il vero, più che di politica, si dovrebbe parlare di vero e proprio conflitto, con la battaglia sulla Costituente che infuria sempre di più. I liberali, infatti, non hanno affatto digerito la monopolizzazione di tale assemblea da parte degli islamisti (a proposito, i Fratelli Musulmani hanno aumentato la quota dei seggi da loro richiesta: da venti a trenta). Così, un gruppo di costituzionalisti e di esponenti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento hanno deciso di intentare causa a Tantawi e ai presidenti delle due Camere del Parlamento, sostenendo che l'assegnazione del 50% dei seggi della Costituente ai parlamentari sia in contraddizione con la Dichiarazione Costituzionale. In bocca la lupo. Ma la situazione all'interno della magistratura è - a dir poco - complicata. Dopo la bufera del caso delle ONG, ora ne è scoppiata un'altra. Al centro c'è sempre lui, Abdel Moezz Ibrahim, presidente della Corte d'Appello e (ahimé) della Commissione Elettorale. Ibrahim, adesso, è accusato per aver nascosto il dossier del processo sulla Battaglia del Cammello. Saad el-Katatny, presidente della Camera Bassa, ha dunque deciso di convocare il Ministro della Giustizia in Parlamento, per conferire sul caso. Nel frattempo, altri tre poliziotti sono stati scagionati dall'accusa di aver ucciso dei manifestanti, mentre il processo che si tiene ad Alessandria, per le stesse imputazioni, è stato rinviato a data da definirsi, tra le proteste (e la consueta repressione della polizia militare) dei familiari dei martiri.

In mezzo a tutto ciò, Tel Aviv ha chiesto il permesso all'Egitto di svuotare la propria ambasciata del Cairo e rimpatriarne tutto il contenuto. Le ragioni di questa mossa non sono ancora chiare.

E' vero che, dagli incidenti di settembre 2011, quando aveva avuto luogo l'irruzione di alcuni manifestanti nell'edificio, l'ambasciata era rimasta più deserta che abitata, con il nuovo ambasciatore (quello precedente era andato in pensione poco dopo la sua precipitosa fuga dalla capitale egiziana) che restava al Cairo pochi giorni a settimana e tornava in patria ogni week end. Si era anche parlato di un possibile trasloco dell'ambasciata in un luogo meno accessibile. Inoltre, dopo vari attentati alle ambasciate israeliane di altri paesi, i diplomatici avevano recentemente chiesto il rinforzo delle misure di sicurezza, ad esempio la perquisizione, con l'aiuto dei cani, della macchina che attendeva l'ambasciatore all'aeroporto, ogni volta che questi ritornava da Tel Aviv. E ora quest'ultimo "trasloco". Fonti egiziane negano che si tratti di una rottura informale delle relazioni diplomatiche, sostenendo che sia soltanto una misura precauzionale, in vista di possibili subbugli durante il periodo pre-elettorale. Non vorrei, invece, che fosse una misura precauzionale in vista di un attacco all'Iran...