Ieri sera, un colpo di scena dei Fratelli Musulmani ha scompaginato la corsa alle presidenziali, sollevando non poche domande e tantissime critiche. La Fratellanza, infatti, in una conferenza stampa, ha finalmente annunciato il suo candidato Presidente, rompendo la promessa fatta un anno fa. Com’era già trapelato nei giorni scorsi, si tratta dell’ingegnere Khayrat al-Shater, vice Guida Suprema, ma in realtà vero leader del movimento. al-Shater ha dato, seduta stante, le dimissioni da tale incarico per dedicarsi alle elezioni.

Nella vignetta (di Amr Okasha) si vedono due treni che corrono uno verso l’altro a gran velocità: a destra quello del Consiglio Militare, a sinistra quello dei Fratelli Musulmani. In mezzo, legato alle rotaie, c’è l’Egitto.

Circola ancora, infatti, quella leggenda che la Fratellanza e il partito Libertà e Giustizia siano due entità distinte.

Ma perché l’hanno fatto? Ufficialmente, la Fratellanza ha giustificato la sua scelta con la necessità di proteggere la rivoluzione, motivazione alla quale nessuno crede naturalmente. In proposito, tra gli egiziani, esistono due teorie contrapposte. La prima ritiene che la candidatura di al-Shater sia un’ulteriore mossa di sfida nei confronti del Consiglio Militare, con il quale, negli ultimi giorni, c’è stata nuova tensione. Ad esempio, Tantawi ha riconfermato la fiducia al premier Ganzouri, del quale, invece, i Fratelli Musulmani vogliono le dimissioni e i generali, sulla loro pagina Facebook, sono persino giunti a fare illazioni sulla presenza di un’ala militare della Fratellanza. Dal canto loro, i Fratelli Musulmani non hanno fatto marcia indietro sulla Costituente (nemmeno dopo il ritiro del rappresentante di al-Azhar), limitandosi a sostituire dieci dei loro rappresentanti con dei liberali, i quali però non si ritengono soddisfatti.

Oltre a ciò, i sostenitori della teoria di uno scontro in atto tra Consiglio Militare e Fratelli Musulmani credono che questi ultimi si siano decisi a proporre un proprio candidato, perché non si sentono ancora al sicuro. Il Parlamento, non avendo reali poteri, non è sufficiente a garantire che i militari, magari attraverso un nuovo Presidente a loro favorevole, non si rivoltino contro di loro e li rimandino tutti in galera.

La seconda teoria, al contrario, interpreta la candidatura di al-Shater come il frutto di un accordo con i militari. Questa teoria è sostenuta anche da alcuni membri della Fratellanza che si sono opposti alla scelta del movimento. L’accordo, secondo loro, prevede che i Fratelli Musulmani garantiscano l’immunità ai generali, una volta lasciato il potere, in cambio del permesso di candidarsi alla Presidenza. La prova di ciò, secondo i fautori di questa teoria, sarebbe la piena riabilitazione di Khayrat al-Shater, già concessa ad esempio ad Ayman Nour, con la cancellazione di tutti i capi d’accusa contro di lui che l’hanno tenuto in carcere per anni, fino alla liberazione dopo la rivoluzione. Senza questa amnistia non potrebbe candidarsi, ma questa amnistia può essere concessa solo dal Consiglio Militare. Secono alcuni, l’avrebbero già fatto tre settimane fa, in sordina (in effetti, ho letto un articolo su al-Masry al-Youm che ne parlava). Inoltre, i maligni dicono che la candidatura di al-Shater, disperdendo i voti degli islamisti, andrà a tutto vantaggio di Amr Moussa, che i militari preferiscono. In questo caso, i Fratelli Musulmani sarebbero stati davvero stupidi.

Lontano dalle speculazioni, tuttavia, vi sono alcuni fatti certi. Il primo è che la decisione della Fratellanza di presentare un candidato alle presidenziali, nonostante la promessa ripetuta di non farlo, sia un duro colpo alla loro credibilità, specie perché è la terza volta che si rimangiano la parola: era già successo quando avevano affermato di voler candidarsi solo per il 30% dei seggi parlamentari (poi ne hanno conquistati quasi il 50%) e quando avevano promesso che non avrebbero mai preso il controllo della Costituente. Chi aveva dato credito ai Fratelli Musulmani, pur non condividendone le posizioni, ora ha del tutto cambiato idea.

Il secondo fatto certo è che l’entrata in scena di Khayrat al-Shater servirà probabilmente a disperdere i voti islamisti. Infatti, i candidati di tale area ora sono ben quattro (girano voci non ancora confermate che uno di loro, Mohammed Salim al-Awa abbia tuttavia deciso di ritirarsi). Il partito al-Nour non ha ancora fatto una scelta chiara su chi appoggiare ufficialmente.

E il terzo fatto certo, il più interessante, è che la candidatura di al-Shater sta già spaccando i Fratelli Musulmani. Il voto del Consiglio della Shura del movimento è indicativo: solo 56 membri su 108 hanno votato a favore di al-Shater. Ora, ci si aspetta l’esodo dal movimento dei sostenitori di Abdel Moneim Abul Fotouh – quelli che non se ne sono già andati, ovviamente – nemico giurato di al-Shater, da quando quest’ultimo l’ha sbattuto fuori dell’Ufficio della Guida. Il primo ad annunciare le sue dimissioni dal movimento, poco dopo la conferenza stampa dei Fratelli Musulmani, è stato Kamal el-Helbawi, già portavoce della Fratellanza in Europa.

Insomma, qualunque punto di vista si adotti, i Fratelli Musulmani sono messi a dura prova. I liberali, ormai rassegnati a dover aspettare il prossimo turno, “preparano i pop-corn e si siedono a godersi lo spettacolo”, come si commenttava ieri su Twitter. In realtà, molti di loro, così come molti copti, hanno l’intenzione di votare per Abdel Moneim Abul Fotuh, perché, pur essendo un islamista, è l’unico che pare vicino alla rivoluzione e che ha aperto un dialogo con i cristiani. In sostanza, si vota il meno peggio, come succede in tanti paesi. Il pericolo, tuttavia, è che da tutto ciò, alla fine, a trarne vantaggio saranno di nuovo i militari, mentre la popolazione resterà a guardare.

Ieri sera, un colpo di scena dei Fratelli Musulmani ha scompaginato la corsa alle presidenziali, sollevando non poche domande e tantissime critiche. La Fratellanza, infatti, in una conferenza stampa, ha finalmente annunciato il suo candidato Presidente, rompendo la promessa fatta un anno fa. Com'era già trapelato nei giorni scorsi, si tratta dell'ingegnere Khayrat al-Shater, vice Guida Suprema, ma in realtà vero leader del movimento. al-Shater ha dato, seduta stante, le dimissioni da tale incarico per dedicarsi alle elezioni. [caption id="attachment_1456" align="alignright" width="300"] Nella vignetta (di Amr Okasha) si vedono due treni che corrono uno verso l'altro a gran velocità: a destra quello del Consiglio Militare, a sinistra quello dei Fratelli Musulmani. In mezzo, legato alle rotaie, c'è l'Egitto.[/caption] Circola ancora, infatti, quella leggenda che la Fratellanza e il partito Libertà e Giustizia siano due entità distinte. Ma perché l'hanno fatto? Ufficialmente, la Fratellanza ha giustificato la sua scelta con la necessità di proteggere la rivoluzione, motivazione alla quale nessuno crede naturalmente. In proposito, tra gli egiziani, esistono due teorie contrapposte. La prima ritiene che la candidatura di al-Shater sia un'ulteriore mossa di sfida nei confronti del Consiglio Militare, con il quale, negli ultimi giorni, c'è stata nuova tensione. Ad esempio, Tantawi ha riconfermato la fiducia al premier Ganzouri, del quale, invece, i Fratelli Musulmani vogliono le dimissioni e i generali, sulla loro pagina Facebook, sono persino giunti a fare illazioni sulla presenza di un'ala militare della Fratellanza. Dal canto loro, i Fratelli Musulmani non hanno fatto marcia indietro sulla Costituente (nemmeno dopo il ritiro del rappresentante di al-Azhar), limitandosi a sostituire dieci dei loro rappresentanti con dei liberali, i quali però non si ritengono soddisfatti. Oltre a ciò, i sostenitori della teoria di uno scontro in atto tra Consiglio Militare e Fratelli Musulmani credono che questi ultimi si siano decisi a proporre un proprio candidato, perché non si sentono ancora al sicuro. Il Parlamento, non avendo reali poteri, non è sufficiente a garantire che i militari, magari attraverso un nuovo Presidente a loro favorevole, non si rivoltino contro di loro e li rimandino tutti in galera.

La seconda teoria, al contrario, interpreta la candidatura di al-Shater come il frutto di un accordo con i militari. Questa teoria è sostenuta anche da alcuni membri della Fratellanza che si sono opposti alla scelta del movimento. L'accordo, secondo loro, prevede che i Fratelli Musulmani garantiscano l'immunità ai generali, una volta lasciato il potere, in cambio del permesso di candidarsi alla Presidenza. La prova di ciò, secondo i fautori di questa teoria, sarebbe la piena riabilitazione di Khayrat al-Shater, già concessa ad esempio ad Ayman Nour, con la cancellazione di tutti i capi d'accusa contro di lui che l'hanno tenuto in carcere per anni, fino alla liberazione dopo la rivoluzione. Senza questa amnistia non potrebbe candidarsi, ma questa amnistia può essere concessa solo dal Consiglio Militare. Secono alcuni, l'avrebbero già fatto tre settimane fa, in sordina (in effetti, ho letto un articolo su al-Masry al-Youm che ne parlava). Inoltre, i maligni dicono che la candidatura di al-Shater, disperdendo i voti degli islamisti, andrà a tutto vantaggio di Amr Moussa, che i militari preferiscono. In questo caso, i Fratelli Musulmani sarebbero stati davvero stupidi.

Lontano dalle speculazioni, tuttavia, vi sono alcuni fatti certi. Il primo è che la decisione della Fratellanza di presentare un candidato alle presidenziali, nonostante la promessa ripetuta di non farlo, sia un duro colpo alla loro credibilità, specie perché è la terza volta che si rimangiano la parola: era già successo quando avevano affermato di voler candidarsi solo per il 30% dei seggi parlamentari (poi ne hanno conquistati quasi il 50%) e quando avevano promesso che non avrebbero mai preso il controllo della Costituente. Chi aveva dato credito ai Fratelli Musulmani, pur non condividendone le posizioni, ora ha del tutto cambiato idea. Il secondo fatto certo è che l'entrata in scena di Khayrat al-Shater servirà probabilmente a disperdere i voti islamisti. Infatti, i candidati di tale area ora sono ben quattro (girano voci non ancora confermate che uno di loro, Mohammed Salim al-Awa abbia tuttavia deciso di ritirarsi). Il partito al-Nour non ha ancora fatto una scelta chiara su chi appoggiare ufficialmente. E il terzo fatto certo, il più interessante, è che la candidatura di al-Shater sta già spaccando i Fratelli Musulmani. Il voto del Consiglio della Shura del movimento è indicativo: solo 56 membri su 108 hanno votato a favore di al-Shater. Ora, ci si aspetta l'esodo dal movimento dei sostenitori di Abdel Moneim Abul Fotouh - quelli che non se ne sono già andati, ovviamente - nemico giurato di al-Shater, da quando quest'ultimo l'ha sbattuto fuori dell'Ufficio della Guida. Il primo ad annunciare le sue dimissioni dal movimento, poco dopo la conferenza stampa dei Fratelli Musulmani, è stato Kamal el-Helbawi, già portavoce della Fratellanza in Europa. Insomma, qualunque punto di vista si adotti, i Fratelli Musulmani sono messi a dura prova. I liberali, ormai rassegnati a dover aspettare il prossimo turno, "preparano i pop-corn e si siedono a godersi lo spettacolo", come si commenttava ieri su Twitter. In realtà, molti di loro, così come molti copti, hanno l'intenzione di votare per Abdel Moneim Abul Fotuh, perché, pur essendo un islamista, è l'unico che pare vicino alla rivoluzione e che ha aperto un dialogo con i cristiani. In sostanza, si vota il meno peggio, come succede in tanti paesi. Il pericolo, tuttavia, è che da tutto ciò, alla fine, a trarne vantaggio saranno di nuovo i militari, mentre la popolazione resterà a guardare.