Squalificati?
Radio Beckwith evangelica

Non c’è bisogno di aspettare il 23 e 24 maggio per entrare nel vivo delle elezioni presidenziali e nemmeno l’8 aprile, quando si concluderà la registrazione delle candidature. Il clima è rovente già adesso.

Nella vignetta, l’Assemblea Costituente (che fa capolino dalla cupola del Parlamento).

La battaglia non è sui programmi, ma piuttosto sui requisiti legali che diversi candidati illustri non avrebbero affatto per potersi candidare. Si è già parlato del sospetto che la madre di Hazem Abu Ismail, il candidato salafita, abbia acquisito la nazionalità americana. Ebbene, i sospetti vanno ispessendosi. Persino il cognato, oggi, ha confermato la notizia. Molti, pertanto, ritengono che Abu Ismail sia già fuori gioco. Tuttavia, lui non si arrende. Sempre oggi, si è rivolto al tribunale per domandare che il Ministero degli Interni e la Commissione Elettorale gli forniscano una dichiarazione ufficiale che sua madre non è americana. Come finirà? In tanti sperano di vedere il salafita ritirarsi (specie perché aveva buone possibilità di andare al ballottaggio), ma c’è anche chi teme la reazione dei suoi sostenitori, noti per il loro fanatismo.

La stessa bufera, però, rischia di abbattersi anche su altri candidati, tra i quali proprio Khairat al-Shater, l’uomo dei Fratelli Musulmani appena sceso in campo. Gli esperti legali, infatti, sostengono che sia lui sia Ayman Nour non possono candidarsi prima di sei anni. Tantawi, esercitando la funzione di Presidente, può sì aver dato l’amnistia, ma questa è cosa ben diversa dalla dichiarazione di innocenza e dalla riabilitazione, che possono essere concesse solo da un giudice, ma che sono il requisito necessario per potersi candidare alle presidenziali. Dopo una semplice amnistia, invece, ci vogliono appunto sei anni prima di potersi candidare ed esercitare i propri diritti politici.

Finito qua? No, forse no. Ci sono voci e sospetti, per ora da confermare, che anche altri candidati abbiano dei problemi con i requisiti legali per la candidatura alle presidenziali: Mohammed Selim el-Awa avrebbe una madre siriana, Abdel Moneim Abul Fotouh avrebbe la nazionalità del Qatar e Amr Moussa (pure lui) non avrebbe fatto il militare.

Tutti squalificati allora? Sarebbe un bel pasticcio, soprattutto considerando le reazioni che seguirebbero. Non c’è dubbio che la questione sia delicata.

Nel frattempo, questa sera è in corso la seconda seduta della Costituente. Saad el-Katatny, il presidente dell’assemblea, ha subito dichiarato in apertura che la Costituente non si scioglie. Si va avanti così, sostituendo chi ha defezionato con i nomi di riserva (basteranno?). Bella idea di consenso nazionale hanno i Fratelli Musulmani.

Non c'è bisogno di aspettare il 23 e 24 maggio per entrare nel vivo delle elezioni presidenziali e nemmeno l'8 aprile, quando si concluderà la registrazione delle candidature. Il clima è rovente già adesso. [caption id="attachment_1469" align="alignright" width="300"] Nella vignetta, l'Assemblea Costituente (che fa capolino dalla cupola del Parlamento).[/caption] La battaglia non è sui programmi, ma piuttosto sui requisiti legali che diversi candidati illustri non avrebbero affatto per potersi candidare. Si è già parlato del sospetto che la madre di Hazem Abu Ismail, il candidato salafita, abbia acquisito la nazionalità americana. Ebbene, i sospetti vanno ispessendosi. Persino il cognato, oggi, ha confermato la notizia. Molti, pertanto, ritengono che Abu Ismail sia già fuori gioco. Tuttavia, lui non si arrende. Sempre oggi, si è rivolto al tribunale per domandare che il Ministero degli Interni e la Commissione Elettorale gli forniscano una dichiarazione ufficiale che sua madre non è americana. Come finirà? In tanti sperano di vedere il salafita ritirarsi (specie perché aveva buone possibilità di andare al ballottaggio), ma c'è anche chi teme la reazione dei suoi sostenitori, noti per il loro fanatismo. La stessa bufera, però, rischia di abbattersi anche su altri candidati, tra i quali proprio Khairat al-Shater, l'uomo dei Fratelli Musulmani appena sceso in campo. Gli esperti legali, infatti, sostengono che sia lui sia Ayman Nour non possono candidarsi prima di sei anni. Tantawi, esercitando la funzione di Presidente, può sì aver dato l'amnistia, ma questa è cosa ben diversa dalla dichiarazione di innocenza e dalla riabilitazione, che possono essere concesse solo da un giudice, ma che sono il requisito necessario per potersi candidare alle presidenziali. Dopo una semplice amnistia, invece, ci vogliono appunto sei anni prima di potersi candidare ed esercitare i propri diritti politici. Finito qua? No, forse no. Ci sono voci e sospetti, per ora da confermare, che anche altri candidati abbiano dei problemi con i requisiti legali per la candidatura alle presidenziali: Mohammed Selim el-Awa avrebbe una madre siriana, Abdel Moneim Abul Fotouh avrebbe la nazionalità del Qatar e Amr Moussa (pure lui) non avrebbe fatto il militare. Tutti squalificati allora? Sarebbe un bel pasticcio, soprattutto considerando le reazioni che seguirebbero. Non c'è dubbio che la questione sia delicata. Nel frattempo, questa sera è in corso la seconda seduta della Costituente. Saad el-Katatny, il presidente dell'assemblea, ha subito dichiarato in apertura che la Costituente non si scioglie. Si va avanti così, sostituendo chi ha defezionato con i nomi di riserva (basteranno?). Bella idea di consenso nazionale hanno i Fratelli Musulmani.