Tre pezzi grossi esclusi dalle elezioni… forse
Radio Beckwith evangelica

E’ accaduto l’ennesimo colpo di scena, in Egitto, nel contesto della corsa alla Presidenza. Ieri sera, infatti, la Commissione Elettorale ha pubblicamente reso nota la lista dei dieci candidati esclusi dalle presidenziali (ammessi, invece, altri tredici).

Tra i respinti vi sono tre calibri da novanta: l’ex capo dell’intelligence militare Omar Suleyman, il salafita Hazem Salah Abu Ismail e il candidato dei Fratelli Musulmani Khairat el-Shater. Oltre a loro sono stati esclusi anche altri nomi noti, ma di minor rilievo, come Ayman Nour e Mortada Mansour (il principale imputato del processo per la “battaglia del cammello”).

  

Omar Suleyman è stato escluso a causa dell’incompletezza dei documenti presentati, mancando – a sentire la commissione – un migliaio di firme dal quindicesimo governatorato (ne erano necessarie almeno 30.000 da 15 governatorati diversi, con un minimo di 1000 in ciascun governatorato). La Commissione Elettorale, oggi, ha smentito la voce che avrebbe concesso a Suleyman la possibilità di completare la raccolta firme. Khairat el-Shater, invece, è stato escluso a causa della sua fedina penale sporca (non importa se il suo processo sia stato giusto o meno), così come è successo ad Ayman Nour. Entrambi sono stati perdonati dal Consiglio Militare, ma non dichiarati innocenti da un tribunale, dunque sono fuori. Infine, Abu Ismail è stato squalificato a causa della nazionalità americana della madre, provata – a quanto dice la commissione – da documenti inviati direttamente dagli Stati Uniti (sembra infatti che sia possibile per un egiziano acquisire una seconda nazionalità, senza che il Ministero degli Interni ne venga informato).

La notizia è immediatamente risuonata in ogni angolo del paese (e anche fuori), suscitando commenti e teorie di ogni genere (che vi risparmio). C’è da dire, però, che la decisione non è ancora definitiva, perché gli esclusi potranno appellarsi, nelle prossime quarant’otto ore, alla stessa Commissione (strano, ma è così). Se tuttavia la decisione fosse confermata, a detta di molti si profilerebbe un testa a testa tra Amr Moussa e Abdel Moneim Abul Fotouh (improbabile che il “sostituto” di Khairat el-Shater, Mohammed Morsy, abbia il carisma per farcela, anche se il dictat della Fratellanza potrebbe convincere molta gente a votarlo).

Abu Ismail, per ora, sembra essere il candidato che l’ha presa peggio. Ha detto ai suoi sostenitori di rimanere calmi, finché non si saprà come andrà l’appello, ma si temono reazioni sconsiderate da parte loro. Lo stesso Abu Ismail ha detto in tv che la Commissione Elettorale sta giocando con il fuoco (anzi, alcuni mass media hanno riportato una frase diversa, con la quale il salafita avrebbe minacciato di mettere a ferro e fuoco l’intero paese). Poi ha affermato di essere in possesso di prove di frodi elettorali che riguarderebbero personaggi importanti sia a livello di Parlamento, sia a livello di elezioni sindacali.  Abu Ismail sarebbe pronto a usare queste prove se venisse definitivamente squalificato.

Ora, dico io, se Abu Ismail è davvero in possesso di queste prove, sarebbe suo dovere, come cittadino e tanto più come esponente politico, usarle comunque. Inoltre, con tutto il rispetto per i sostenitori di Abu Ismail, sebbene la legge che non permette a un egiziano con genitori non egiziani di candidarsi alla Presidenza sia sicuramente ingiusta e sebbene la Commissione Elettorale sia guidata da uomini sospettati di corruzione, ecc. ecc., resta il fatto che la sua stessa famiglia negli Stati Uniti ha affermato che la madre aveva la cittadinanza americana. Ci sono pochi dubbi che non sia così. Ma allora, escludendo l’ipotesi che Abu Ismail non lo sapesse, ciò significa che il salafita ha mentito (e continua tuttora a mentire) ai suoi sostenitori e a tutto il popolo egiziano. Dov’è dunque la vantata integrità di quest’uomo (al di là delle sue idee per me inaccettabili)? Possibile che la gente continui a sostenerlo? Eppure sembra che questo piccolo dettaglio non disturbi i suoi fans più di tanto, forse pensando che il fine giustifica i mezzi, quando invece i mezzi, in questa delicata fase di transizione, sono ancora più importanti dei fini, secondo me.

In attesa di conoscere la decisione sui ricorsi dei candidati esclusi, c’è da annotare un’altra notizia, sfuggita a gran parte dei mass media: Buthayna Kamel, l’unica candidata donna, non è riuscita a registrarsi, perché le mancavano qualche migliaio di firme. Nessun partito, neanche liberale, si è offerto di appoggiarla per permetterle di fare a meno delle firme, come è invece accaduto ad altri candidati. Peccato. Non avrebbe avuto possibilità di vincere, ma la sua presenza avrebbe avuto un forte significato simbolico.

Ma continuo a chiedermi dove sia finito Mubarak. Non doveva essere trasferito all’ospedale della prigione di Tora già a marzo?

E' accaduto l'ennesimo colpo di scena, in Egitto, nel contesto della corsa alla Presidenza. Ieri sera, infatti, la Commissione Elettorale ha pubblicamente reso nota la lista dei dieci candidati esclusi dalle presidenziali (ammessi, invece, altri tredici). Tra i respinti vi sono tre calibri da novanta: l'ex capo dell'intelligence militare Omar Suleyman, il salafita Hazem Salah Abu Ismail e il candidato dei Fratelli Musulmani Khairat el-Shater. Oltre a loro sono stati esclusi anche altri nomi noti, ma di minor rilievo, come Ayman Nour e Mortada Mansour (il principale imputato del processo per la "battaglia del cammello").    Omar Suleyman è stato escluso a causa dell'incompletezza dei documenti presentati, mancando - a sentire la commissione - un migliaio di firme dal quindicesimo governatorato (ne erano necessarie almeno 30.000 da 15 governatorati diversi, con un minimo di 1000 in ciascun governatorato). La Commissione Elettorale, oggi, ha smentito la voce che avrebbe concesso a Suleyman la possibilità di completare la raccolta firme. Khairat el-Shater, invece, è stato escluso a causa della sua fedina penale sporca (non importa se il suo processo sia stato giusto o meno), così come è successo ad Ayman Nour. Entrambi sono stati perdonati dal Consiglio Militare, ma non dichiarati innocenti da un tribunale, dunque sono fuori. Infine, Abu Ismail è stato squalificato a causa della nazionalità americana della madre, provata - a quanto dice la commissione - da documenti inviati direttamente dagli Stati Uniti (sembra infatti che sia possibile per un egiziano acquisire una seconda nazionalità, senza che il Ministero degli Interni ne venga informato). La notizia è immediatamente risuonata in ogni angolo del paese (e anche fuori), suscitando commenti e teorie di ogni genere (che vi risparmio). C'è da dire, però, che la decisione non è ancora definitiva, perché gli esclusi potranno appellarsi, nelle prossime quarant'otto ore, alla stessa Commissione (strano, ma è così). Se tuttavia la decisione fosse confermata, a detta di molti si profilerebbe un testa a testa tra Amr Moussa e Abdel Moneim Abul Fotouh (improbabile che il "sostituto" di Khairat el-Shater, Mohammed Morsy, abbia il carisma per farcela, anche se il dictat della Fratellanza potrebbe convincere molta gente a votarlo). Abu Ismail, per ora, sembra essere il candidato che l'ha presa peggio. Ha detto ai suoi sostenitori di rimanere calmi, finché non si saprà come andrà l'appello, ma si temono reazioni sconsiderate da parte loro. Lo stesso Abu Ismail ha detto in tv che la Commissione Elettorale sta giocando con il fuoco (anzi, alcuni mass media hanno riportato una frase diversa, con la quale il salafita avrebbe minacciato di mettere a ferro e fuoco l'intero paese). Poi ha affermato di essere in possesso di prove di frodi elettorali che riguarderebbero personaggi importanti sia a livello di Parlamento, sia a livello di elezioni sindacali.  Abu Ismail sarebbe pronto a usare queste prove se venisse definitivamente squalificato. Ora, dico io, se Abu Ismail è davvero in possesso di queste prove, sarebbe suo dovere, come cittadino e tanto più come esponente politico, usarle comunque. Inoltre, con tutto il rispetto per i sostenitori di Abu Ismail, sebbene la legge che non permette a un egiziano con genitori non egiziani di candidarsi alla Presidenza sia sicuramente ingiusta e sebbene la Commissione Elettorale sia guidata da uomini sospettati di corruzione, ecc. ecc., resta il fatto che la sua stessa famiglia negli Stati Uniti ha affermato che la madre aveva la cittadinanza americana. Ci sono pochi dubbi che non sia così. Ma allora, escludendo l'ipotesi che Abu Ismail non lo sapesse, ciò significa che il salafita ha mentito (e continua tuttora a mentire) ai suoi sostenitori e a tutto il popolo egiziano. Dov'è dunque la vantata integrità di quest'uomo (al di là delle sue idee per me inaccettabili)? Possibile che la gente continui a sostenerlo? Eppure sembra che questo piccolo dettaglio non disturbi i suoi fans più di tanto, forse pensando che il fine giustifica i mezzi, quando invece i mezzi, in questa delicata fase di transizione, sono ancora più importanti dei fini, secondo me. In attesa di conoscere la decisione sui ricorsi dei candidati esclusi, c'è da annotare un'altra notizia, sfuggita a gran parte dei mass media: Buthayna Kamel, l'unica candidata donna, non è riuscita a registrarsi, perché le mancavano qualche migliaio di firme. Nessun partito, neanche liberale, si è offerto di appoggiarla per permetterle di fare a meno delle firme, come è invece accaduto ad altri candidati. Peccato. Non avrebbe avuto possibilità di vincere, ma la sua presenza avrebbe avuto un forte significato simbolico. Ma continuo a chiedermi dove sia finito Mubarak. Non doveva essere trasferito all'ospedale della prigione di Tora già a marzo?