Tantawi accelera sulla Costituzione… o rallenta sulle elezioni?
Radio Beckwith evangelica

L’Egitto è in trepida attesa della decisione della Commissione Elettorale sui ricorsi dei tre candidati esclusi dalla corsa alla Presidenza: Omar Suleyman, Khairat el-Shater e Hazem Abu Ismail. La decisione dovrebbe giungere in serata, ma intanto è ripreso con forza il dibattito sulla Costituzione.

Uno dei tanti graffiti del Cairo

Domenica scorsa, il feldmaresciallo Tantawi ha incontrato i leader dei partiti rappresentati in Parlamento, e altri deputati indipendenti, per discutere della crisi relativa all’Assemblea Costituente. Dopo il verdetto della Suprema Corte Amministrativa, che l’ha dichiarata illegale, bisognerà eleggerne un’altra, costituita, questa volta, da membri esterni al Parlamento (ma sempre eletti da quest’ultimo).

Si profila, dunque, un “tutto da rifare”, che dovrebbe far riflettere a fondo gli islamisti, in particolare i Fratelli Musulmani. Possibile che non si rendano conto di questo fallimento clamoroso e non ne traggano le conclusioni? O forse sì, se ne rendono conto (anche senza ammetterlo) ed è per questo che cercano di riguadagnare credibilità ripartendo dalla piazza. Tuttavia, passato più di un anno, il bilancio della loro politica sembra piuttosto fallimentare, confermando le aspettative di chi sosteneva che il modo migliore per disfarsi degli islamisti era lasciarli governare. Anzi, c’è persino chi si sbilancia e giura che la Fratellanza sia già avviata sulla via della decomposizione (a tutto vantaggio dei salafiti, però). Sarebbe meglio, comunque, aspettare il responso delle urne, prima di gridare vittoria, perché forse l’egiziano medio non la pensa così. Del resto, i cosiddetti liberali non hanno saputo fare di meglio.

Durante l’incontro di domenica, tuttavia, Tantawi ha anche affermato che la nuova Costituzione, nonostante i ritardi, dovrà essere scritta prima dell’elezione del nuovo Presidente. Ciò ha fatto pensare ad alcuni che i militari stiano valutando la possibilità di rinviare le elezioni, dato che scrivere la Costituzione in un mese pare una missione impossibile e non è nemmeno auspicabile. Questo sospetto ha immediatamente causato reazioni negative, con minacce di tornare in piazza per una seconda rivoluzione (e in piazza si tornerà sicuramente il prossimo venerdì, in effetti). Ma c’è anche chi, come Mohammed el-Baradei e Khaled Ali (il candidato “di sinistra” alle presidenziali), vorrebbe invece scrivere la Costituzione dopo l’elezione del Presidente, per evitare possibili influenze indesiderate da parte dei militari. Tutti quanti hanno un punto in comune: l’avversione per il governo dei generali. Nel frattempo, nel dibattito sulla Costituzione si è nuovamente fatta avanti al-Azhar, annunciando la preparazione di un documento guida per la futura Assemblea Costituente.

Ma l’attenzione della popolazione egiziana è concentrata anche su altre cose, oltre che sulla telenovela della madre di Abu Ismail. Oggi, ad esempio, è in corso il processo sul massacro di ultras a Port Said, mentre a Suez sta divampando da tre giorni un enorme incendio di origine ignota, che ha colpito la Nasr Petroleum Company, situata proprio nel cuore della città. Gli abitanti di Suez vivono da giorni nell’angoscia, con la paura di esplosioni che potrebbero devastare la città. Inoltre, in questi giorni, una delegazione di ministri egiziani si è recata a Washington per proseguire le trattative sul prestito dell’FMI. E’ probabile che l’FMI stia aspettando i risultati delle presidenziali, prima di prendere una decisione definitiva. Intanto ci si domanda come mai, tra i ministri della delegazione egiziana, non ci sia anche la famigerata Fayza Abul Naga. Forse gli USA non le hanno concesso il visto per ritorsione, visto che la donna è la principale responsabile della crisi delle ONG americane? Le speculazioni abbondano.

L'Egitto è in trepida attesa della decisione della Commissione Elettorale sui ricorsi dei tre candidati esclusi dalla corsa alla Presidenza: Omar Suleyman, Khairat el-Shater e Hazem Abu Ismail. La decisione dovrebbe giungere in serata, ma intanto è ripreso con forza il dibattito sulla Costituzione. [caption id="attachment_1485" align="alignright" width="300"] Uno dei tanti graffiti del Cairo[/caption] Domenica scorsa, il feldmaresciallo Tantawi ha incontrato i leader dei partiti rappresentati in Parlamento, e altri deputati indipendenti, per discutere della crisi relativa all'Assemblea Costituente. Dopo il verdetto della Suprema Corte Amministrativa, che l'ha dichiarata illegale, bisognerà eleggerne un'altra, costituita, questa volta, da membri esterni al Parlamento (ma sempre eletti da quest'ultimo). Si profila, dunque, un "tutto da rifare", che dovrebbe far riflettere a fondo gli islamisti, in particolare i Fratelli Musulmani. Possibile che non si rendano conto di questo fallimento clamoroso e non ne traggano le conclusioni? O forse sì, se ne rendono conto (anche senza ammetterlo) ed è per questo che cercano di riguadagnare credibilità ripartendo dalla piazza. Tuttavia, passato più di un anno, il bilancio della loro politica sembra piuttosto fallimentare, confermando le aspettative di chi sosteneva che il modo migliore per disfarsi degli islamisti era lasciarli governare. Anzi, c'è persino chi si sbilancia e giura che la Fratellanza sia già avviata sulla via della decomposizione (a tutto vantaggio dei salafiti, però). Sarebbe meglio, comunque, aspettare il responso delle urne, prima di gridare vittoria, perché forse l'egiziano medio non la pensa così. Del resto, i cosiddetti liberali non hanno saputo fare di meglio. Durante l'incontro di domenica, tuttavia, Tantawi ha anche affermato che la nuova Costituzione, nonostante i ritardi, dovrà essere scritta prima dell'elezione del nuovo Presidente. Ciò ha fatto pensare ad alcuni che i militari stiano valutando la possibilità di rinviare le elezioni, dato che scrivere la Costituzione in un mese pare una missione impossibile e non è nemmeno auspicabile. Questo sospetto ha immediatamente causato reazioni negative, con minacce di tornare in piazza per una seconda rivoluzione (e in piazza si tornerà sicuramente il prossimo venerdì, in effetti). Ma c'è anche chi, come Mohammed el-Baradei e Khaled Ali (il candidato "di sinistra" alle presidenziali), vorrebbe invece scrivere la Costituzione dopo l'elezione del Presidente, per evitare possibili influenze indesiderate da parte dei militari. Tutti quanti hanno un punto in comune: l'avversione per il governo dei generali. Nel frattempo, nel dibattito sulla Costituzione si è nuovamente fatta avanti al-Azhar, annunciando la preparazione di un documento guida per la futura Assemblea Costituente. Ma l'attenzione della popolazione egiziana è concentrata anche su altre cose, oltre che sulla telenovela della madre di Abu Ismail. Oggi, ad esempio, è in corso il processo sul massacro di ultras a Port Said, mentre a Suez sta divampando da tre giorni un enorme incendio di origine ignota, che ha colpito la Nasr Petroleum Company, situata proprio nel cuore della città. Gli abitanti di Suez vivono da giorni nell'angoscia, con la paura di esplosioni che potrebbero devastare la città. Inoltre, in questi giorni, una delegazione di ministri egiziani si è recata a Washington per proseguire le trattative sul prestito dell'FMI. E' probabile che l'FMI stia aspettando i risultati delle presidenziali, prima di prendere una decisione definitiva. Intanto ci si domanda come mai, tra i ministri della delegazione egiziana, non ci sia anche la famigerata Fayza Abul Naga. Forse gli USA non le hanno concesso il visto per ritorsione, visto che la donna è la principale responsabile della crisi delle ONG americane? Le speculazioni abbondano.