Sembra del tutto confermata, ormai, la notizia che l’Egitto ha unilateralmente annullato il contratto di vendita del gas naturale a Israele, notizia che ha anche avuto risonanza sui mass media internazionali naturalmente. Diciamo subito che la decisione non rappresenta una violazione del trattato di pace, come la retorica di molti esponenti politici e giornali israeliani si è subito affrettata a proclamare ai quattro venti, invocando addirittura l’intervento americano o affermando che il caso dell’Egitto era più pericoloso di quello dell’Iran. C’è molta confusione (da entrambe le parti a quanto sembra) sul reale contenuto di questo benedetto trattato, ma l’obbligo della vendita del gas a Israele proprio non c’è.

La cartina del gasdotto per l’esportazione del gas egiziano

Come ha ben sottolineato, tra gli altri, l’analista politico Issandr el-Amrani, il trattato prevede l’instaurazione di normali rapporti commerciali tra i due paesi (punto che molti, tuttavia, vorrebbero rivedere), il che include anche normali dispute commerciali. E a sentire il presidente della compagnia egiziana esportatrice di gas, il contratto è stato annullato perché Israele non avrebbe pagato la fornitura dal 2010. Naturalmente Israele nega l’accusa, ma la disputa, se nessuno soffierà sul fuoco, condurrà al massimo al ricorso di un tribunale, con un arbitrato internazionale che deciderà se ci saranno gli estremi per sanzionare l’Egitto.

Detto ciò, è innegabile che gli egiziani abbiano esultato per la decisione. Oltre al fatto che la maggioranza della popolazione non vede di buon occhio relazioni commerciali di qualunque tipo con Israele, il contratto di vendita del gas era stato siglato nella più totale assenza di trasparenza, con prezzi ben al di sotto di quelli di mercato (Israele però sostiene di no) e su di esso pesa il più che concreto sospetto che sia stato uno dei più grossi affari di corruzione della cricca mubarakiana. In tale affare è coinvolto quel disgraziato di Hussein Salem, attualmente ancora in Spagna, dove è stato catturato dall’interpol circa un anno fa e condannato per corruzione anche lì. In Egitto, Salem dovrebbe scontare una pena di 15 anni di carcere, se avverrà l’estradizione.

E’ da notare che anche la Giordania importa gas naturale dall’Egitto, ma recentemente questo paese ha accettato di rivedere i termini del contratto, accettando un aumento del prezzo (da rivedere ulteriormente tra qualche anno). Del resto, caduto Mubarak, pare evidente che i contratti stipulati durante il suo governo debbano essere soggetti a revisione, specie quelli chiaramente poco puliti.

E recentemente si è aggiunto un altro fatto importante, che ha ulteriormente esacerbato gli animi egiziani nei confronti del contratto di vendita del gas a Israele, cioè la continua penuria di gas e carburante nel paese (no, non è mai stata risolta). In questa situazione, come è possibile spiegare alla gente che una risorsa così preziosa, invece di essere utilizzata per i propri cittadini, è venduta (anzi, svenduta) a un paese che per giunta non è nella top-ten delle simpatie egiziane? Infatti, il ministro del petrolio ha appena dichiarato che il gas, d’ora in poi, sarà indirizzato all’uso interno.

Dunque, indipendentemente da chi abbia o non abbia rispettato i termini del contratto, quest’ultimo aveva in ogni caso vita breve, per lo meno alle condizioni esistenti fino a ieri. L’unica speranza che persistesse così com’era, era la sopravvivenza della dittatura militare come o peggio di prima (e non è ancora detta l’ultima, purtroppo). E questo discorso vale per tante altre cose. Ma è questo che bisogna sperare per gli egiziani? Voglio vivamente credere che nessuno sia così cinico da sperarlo.

Sembra del tutto confermata, ormai, la notizia che l'Egitto ha unilateralmente annullato il contratto di vendita del gas naturale a Israele, notizia che ha anche avuto risonanza sui mass media internazionali naturalmente. Diciamo subito che la decisione non rappresenta una violazione del trattato di pace, come la retorica di molti esponenti politici e giornali israeliani si è subito affrettata a proclamare ai quattro venti, invocando addirittura l'intervento americano o affermando che il caso dell'Egitto era più pericoloso di quello dell'Iran. C'è molta confusione (da entrambe le parti a quanto sembra) sul reale contenuto di questo benedetto trattato, ma l'obbligo della vendita del gas a Israele proprio non c'è. [caption id="attachment_1505" align="alignright" width="241"] La cartina del gasdotto per l'esportazione del gas egiziano[/caption] Come ha ben sottolineato, tra gli altri, l'analista politico Issandr el-Amrani, il trattato prevede l'instaurazione di normali rapporti commerciali tra i due paesi (punto che molti, tuttavia, vorrebbero rivedere), il che include anche normali dispute commerciali. E a sentire il presidente della compagnia egiziana esportatrice di gas, il contratto è stato annullato perché Israele non avrebbe pagato la fornitura dal 2010. Naturalmente Israele nega l'accusa, ma la disputa, se nessuno soffierà sul fuoco, condurrà al massimo al ricorso di un tribunale, con un arbitrato internazionale che deciderà se ci saranno gli estremi per sanzionare l'Egitto. Detto ciò, è innegabile che gli egiziani abbiano esultato per la decisione. Oltre al fatto che la maggioranza della popolazione non vede di buon occhio relazioni commerciali di qualunque tipo con Israele, il contratto di vendita del gas era stato siglato nella più totale assenza di trasparenza, con prezzi ben al di sotto di quelli di mercato (Israele però sostiene di no) e su di esso pesa il più che concreto sospetto che sia stato uno dei più grossi affari di corruzione della cricca mubarakiana. In tale affare è coinvolto quel disgraziato di Hussein Salem, attualmente ancora in Spagna, dove è stato catturato dall'interpol circa un anno fa e condannato per corruzione anche lì. In Egitto, Salem dovrebbe scontare una pena di 15 anni di carcere, se avverrà l'estradizione. E' da notare che anche la Giordania importa gas naturale dall'Egitto, ma recentemente questo paese ha accettato di rivedere i termini del contratto, accettando un aumento del prezzo (da rivedere ulteriormente tra qualche anno). Del resto, caduto Mubarak, pare evidente che i contratti stipulati durante il suo governo debbano essere soggetti a revisione, specie quelli chiaramente poco puliti. E recentemente si è aggiunto un altro fatto importante, che ha ulteriormente esacerbato gli animi egiziani nei confronti del contratto di vendita del gas a Israele, cioè la continua penuria di gas e carburante nel paese (no, non è mai stata risolta). In questa situazione, come è possibile spiegare alla gente che una risorsa così preziosa, invece di essere utilizzata per i propri cittadini, è venduta (anzi, svenduta) a un paese che per giunta non è nella top-ten delle simpatie egiziane? Infatti, il ministro del petrolio ha appena dichiarato che il gas, d'ora in poi, sarà indirizzato all'uso interno. Dunque, indipendentemente da chi abbia o non abbia rispettato i termini del contratto, quest'ultimo aveva in ogni caso vita breve, per lo meno alle condizioni esistenti fino a ieri. L'unica speranza che persistesse così com'era, era la sopravvivenza della dittatura militare come o peggio di prima (e non è ancora detta l'ultima, purtroppo). E questo discorso vale per tante altre cose. Ma è questo che bisogna sperare per gli egiziani? Voglio vivamente credere che nessuno sia così cinico da sperarlo.