La lista definitiva dei candidati alla Presidenza
Radio Beckwith evangelica

E’ ufficialmente iniziata la campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il 23 e 24 maggio 2012. Ieri, infatti, la Suprema Commissione Elettorale ha annunciato la lista definitiva dei candidati ammessi alla corsa alla Presidenza. Sono tredici e tra loro c’è anche Ahmed Shafiq, escluso il 25 aprile e riammesso il giorno successivo, dopo che la Commissione ha accolto il suo appello.

Il suo rientro in gioco ha fatto infuriare moltissime persone, specie perché non sono state date motivazioni chiare per la sua riammissione. Tuttavia, il ragionamento della Commissione sembra essere stato il seguente: la legge appena approvata dal Parlamento, che escludeva Shafiq dalle elezioni in quanto era stato primo ministro di Mubarak durante la rivoluzione, rischia di essere dichiarata incostituzionale; se Shafiq fosse stato escluso e la legge, in seguito, fosse davvero stata dichiarata incostituzionale, l’inevitabile ricorso di Shafiq avrebbe ritardato le elezioni, riportando in piazza mezzo paese infuriato; dunque, meglio ammettere Shafiq e, se la legge non passerà, sarà già in corsa per la Presidenza, mentre se verrà dichiarata costituzionale potrà sempre essere escluso dopo. Naturalmente questo ragionamento vale solo se Shafiq non vincerà le elezioni, perché se venisse eletto Presidente e poi dovesse essere squalificato, ci sarebbe da ridere parecchio. Le sue probabilità, però, non sono molte.

Ma vediamo chi sono gli altri candidati. Sul versante islamista troviamo tre nomi: Mohammed Mursy, per i Fratelli Musulmani; Abdel Moneim Abul Fotouh, islamista progressista vicino alla rivoluzione, che potrebbe incassare il voto anche di molti liberali, cristiani e salafiti (sembra strano, ma è così); e Mohammed Selim el-Awa, intellettuale islamista che si definisce moderato, ma che è particolarmente inviso ai copti per aver affermato, una volta, che i cristiani tengono armi nei monasteri, pronti alla guerra con i musulmani.

Tra i secolari, invece, si contano: l’inossidabile Amr Moussa, ex ministro degli esteri di Mubarak, poi caduto in disgrazia e, di conseguenza, “promosso” a Presidente della Lega Araba (come di recente è stato fatto con Nabil al-Araby); Hamdeen Sabbahi, socialista nasseriano di ferro, considerato abbastanza vicino alla rivoluzione; Khaled Ali, avvocato per i diritti umani di estrazione socialista, il più giovane (40 anni) e forse il più vicino all’anima di sinistra della rivoluzione (Ali, tra l’altro, si è anche recentemente impegnato nella difesa del candidato salafita squalificato, Hazem Salah Abu Ismail); Hisham al-Bastawisi, giudice riformista di tendenza liberale, sostenuto dal partito di sinistra al-Tagammu; Abul Ezz el-Hariri, altro candidato di sinistra, con un lungo passato di lotta in favore dei lavoratori e la fama di rompiscatole.

Poi c’è la sezione “militari e security”: oltre al già citato Shafiq (che è stato anche ministro dell’aviazione civile e proviene dall’esercito), vi sono Hossam Khairallah, ex ufficiale dell’intelligence; Mahmoud Hossam, ex ufficiale di polizia e Mohamed Fawzi Eissa, ex ufficiale di polizia e avvocato.

L’ultimo candidato è Abdallah al-Ashaal, ex diplomatico liberale, sostenuto dai salafiti del partito al-Asala. Come si vede, i liberali non disdegnano il supporto dei salafiti quando serve, tanto per ricordare come siano complesse le cose e quanto la religione torni utile a tutti al momento buono.

Non è detta l’ultima, comunque, perché la configurazione di candidati può ancora cambiare. Cinque di loro, infatti, cioè Abul Fotouh, el-Bastawisi, Ali, Sabbahi e el-Hariri,  stanno studiando un accordo per non disperdere i “voti rivoluzionari”, scegliendo uno solo di loro da mandare avanti, con il ritiro degli altri in suo favore.

Ma che fine ha fatto Mohammed el-Baradei? Fa politica, ma al di fuori delle elezioni. Assieme a molte personalità di spicco vicine alla rivoluzione, e a molti giovani, ha fondato un nuovo partito: il Partito della Costituzione. Il tentativo è di ripartire dal basso, investendo sugli anni a venire, visto che il processo di transizione durerà senz’altro anni, se non decenni. E’ sicuramente un’iniziativa da seguire, pur con il timore che finisca nel nulla, come le tante altre che hanno visto al centro la figura di el-Baradei.

In conclusione una precisazione, anche se non c’entra con l’argomento: la notizia riportata da molti giornali di tutto il mondo che il Parlamento egiziano starebbe per varare una legge che consente a un uomo di avere un ultimo rapporto sessuale con la moglie, entro sei ore dal decesso di quest’ultima, non è affatto confermata. Anzi, vi sono molte smentite. Pare siano soltanto voci messe in giro da alcuni giornali. Quel che è certo, invece, è che esiste una fatwa del 2011, emessa dallo sheykh marocchino Abdel Barri al-Zamzami, che legittima questo atto.

E' ufficialmente iniziata la campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il 23 e 24 maggio 2012. Ieri, infatti, la Suprema Commissione Elettorale ha annunciato la lista definitiva dei candidati ammessi alla corsa alla Presidenza. Sono tredici e tra loro c'è anche Ahmed Shafiq, escluso il 25 aprile e riammesso il giorno successivo, dopo che la Commissione ha accolto il suo appello. Il suo rientro in gioco ha fatto infuriare moltissime persone, specie perché non sono state date motivazioni chiare per la sua riammissione. Tuttavia, il ragionamento della Commissione sembra essere stato il seguente: la legge appena approvata dal Parlamento, che escludeva Shafiq dalle elezioni in quanto era stato primo ministro di Mubarak durante la rivoluzione, rischia di essere dichiarata incostituzionale; se Shafiq fosse stato escluso e la legge, in seguito, fosse davvero stata dichiarata incostituzionale, l'inevitabile ricorso di Shafiq avrebbe ritardato le elezioni, riportando in piazza mezzo paese infuriato; dunque, meglio ammettere Shafiq e, se la legge non passerà, sarà già in corsa per la Presidenza, mentre se verrà dichiarata costituzionale potrà sempre essere escluso dopo. Naturalmente questo ragionamento vale solo se Shafiq non vincerà le elezioni, perché se venisse eletto Presidente e poi dovesse essere squalificato, ci sarebbe da ridere parecchio. Le sue probabilità, però, non sono molte. Ma vediamo chi sono gli altri candidati. Sul versante islamista troviamo tre nomi: Mohammed Mursy, per i Fratelli Musulmani; Abdel Moneim Abul Fotouh, islamista progressista vicino alla rivoluzione, che potrebbe incassare il voto anche di molti liberali, cristiani e salafiti (sembra strano, ma è così); e Mohammed Selim el-Awa, intellettuale islamista che si definisce moderato, ma che è particolarmente inviso ai copti per aver affermato, una volta, che i cristiani tengono armi nei monasteri, pronti alla guerra con i musulmani. Tra i secolari, invece, si contano: l'inossidabile Amr Moussa, ex ministro degli esteri di Mubarak, poi caduto in disgrazia e, di conseguenza, "promosso" a Presidente della Lega Araba (come di recente è stato fatto con Nabil al-Araby); Hamdeen Sabbahi, socialista nasseriano di ferro, considerato abbastanza vicino alla rivoluzione; Khaled Ali, avvocato per i diritti umani di estrazione socialista, il più giovane (40 anni) e forse il più vicino all'anima di sinistra della rivoluzione (Ali, tra l'altro, si è anche recentemente impegnato nella difesa del candidato salafita squalificato, Hazem Salah Abu Ismail); Hisham al-Bastawisi, giudice riformista di tendenza liberale, sostenuto dal partito di sinistra al-Tagammu; Abul Ezz el-Hariri, altro candidato di sinistra, con un lungo passato di lotta in favore dei lavoratori e la fama di rompiscatole. Poi c'è la sezione "militari e security": oltre al già citato Shafiq (che è stato anche ministro dell'aviazione civile e proviene dall'esercito), vi sono Hossam Khairallah, ex ufficiale dell'intelligence; Mahmoud Hossam, ex ufficiale di polizia e Mohamed Fawzi Eissa, ex ufficiale di polizia e avvocato. L'ultimo candidato è Abdallah al-Ashaal, ex diplomatico liberale, sostenuto dai salafiti del partito al-Asala. Come si vede, i liberali non disdegnano il supporto dei salafiti quando serve, tanto per ricordare come siano complesse le cose e quanto la religione torni utile a tutti al momento buono. Non è detta l'ultima, comunque, perché la configurazione di candidati può ancora cambiare. Cinque di loro, infatti, cioè Abul Fotouh, el-Bastawisi, Ali, Sabbahi e el-Hariri,  stanno studiando un accordo per non disperdere i "voti rivoluzionari", scegliendo uno solo di loro da mandare avanti, con il ritiro degli altri in suo favore. Ma che fine ha fatto Mohammed el-Baradei? Fa politica, ma al di fuori delle elezioni. Assieme a molte personalità di spicco vicine alla rivoluzione, e a molti giovani, ha fondato un nuovo partito: il Partito della Costituzione. Il tentativo è di ripartire dal basso, investendo sugli anni a venire, visto che il processo di transizione durerà senz'altro anni, se non decenni. E' sicuramente un'iniziativa da seguire, pur con il timore che finisca nel nulla, come le tante altre che hanno visto al centro la figura di el-Baradei. In conclusione una precisazione, anche se non c'entra con l'argomento: la notizia riportata da molti giornali di tutto il mondo che il Parlamento egiziano starebbe per varare una legge che consente a un uomo di avere un ultimo rapporto sessuale con la moglie, entro sei ore dal decesso di quest'ultima, non è affatto confermata. Anzi, vi sono molte smentite. Pare siano soltanto voci messe in giro da alcuni giornali. Quel che è certo, invece, è che esiste una fatwa del 2011, emessa dallo sheykh marocchino Abdel Barri al-Zamzami, che legittima questo atto.