Avrei voluto dilungarmi un po’ sulla nuova milioniya islamista di ieri, che ha registrato una bassissima partecipazione, oppure sulla conferenza stampa di oggi, con la quale è stata annunciata ufficialmente la nascita del nuovo partito di Mohamed el-Baradei, che ha raccolto attorno a sé tante illustri personalità.

Tuttavia, in Egitto gli avvenimenti sono sempre troppo numerosi e spesso imprevedibili. Questa sera, ad esempio, è scoppiata una nuova crisi diplomatica che merita un po’ di attenzione. La crisi, questa volta, coinvolge l’Arabia Saudita.

Tutto è iniziato giorni fa con l’arresto di un avvocato egiziano a Gedda, giunto sul suolo saudita per la ‘umra, il pellegrinaggio minore. Il suo nome è Ahmed el-Gizawi. Secondo le autorità saudite, l’uomo sarebbe stato fermato all’aeroporto con l’accusa di traffico di droga. Secondo gli egiziani, invece, l’uomo sarebbe stato condannato a un anno di carcere e 20 frustate per aver insultato il monarca saudita. L’insulto di el-Gizawi consisterebbe nella denuncia per maltrattamenti dei detenuti egiziani in territorio saudita. el-Gizawi, infatti, pare essere attivamente impegnato su questo tema, che riporta a un’annosa e spinosa questione: il (mal)trattamento e le vessazioni che l’Arabia Saudita riserva normalmente agli immigrati egiziani (secondo quanto testimoniano molti di loro). L’Arabia è infatti una meta comune dei giovani egiziani in cerca di lavoro, molto più che l’Italia e altri paesi europei, ma spesso laggiù si ritrovano privati di diritti, talvolta incarcerati per ritorsione quando protestano. Questo è un problema avvertito da tempo e, dopo la rivoluzione, il malumore degli egiziani al riguardo è aumentato considerevolmente.

Il recente arresto di el-Gizawi, dunque, ha scatenato un’ondata di proteste che per giorni hanno chiesto l’intervento del ministro degli esteri egiziani (ritenuto un po’ “dormiente”) in favore dell’avvocato incarcerato. In assenza di risposte soddisfacenti, oggi c’è stata un’escalation con una dimostrazione davanti all’ambasciata saudita del Cairo, dove si sono gridati slogan durissimi contro il monarca saudita. Com’era già successo con l’ambasciata israeliana mesi fa, in mancanza di quella che essi ritengono una politica estera che li protegga, gli egiziani hanno deciso di prendere di nuovo l’inziativa, facendo sentire la propria voce forte e chiara. All’Arabia Saudita, però, questo non è piaciuto. I sauditi sostengono che ci sia stato anche un tentativo di irruzione, ma al contrario dell’ambasciata israeliana, questa volta l’edificio era ben protetto da giorni. Comunque sia, le autorità saudite hanno deciso di chiudere l’ambasciata e tutti i consolati, richiamando l’ambasciatore. Tantawi e il governo stanno cercando di correre ai ripari, scusandosi per quanto successo (ma cosa è successo poi, a parte le manifestazioni?) e ribadendo tutto il rispetto degli egiziani per il “protettore dei due luoghi santi” (alias il re saudita) e la popolazione dell’Arabia. In effetti bisogna ricordare che, economicamente parlando, l’Arabia Saudita è un paese cruciale per l’Egitto in questo momento, sia per lo scambio commerciale sia per i promessi aiuti finanziari. Tuttavia, molti egiziani sono stufi delle ripetute umiliazioni subite da parte di questo paese, soprattutto ai danni degli immigrati, per non parlare del loro legame con i salafiti.

E’ anche utile ricordare che c’è una vecchia ruggine tra Egitto e Arabia Saudita. Dopo l’isolamento e l’indebolimento dell’Egitto nel mondo arabo, seguiti alla firma del trattato di pace con Israele nel 1979, l’Arabia Saudita ha continuamente tentato di scipparne la leadership nella regione su tutti i fronti: religioso, culturale, economico, politico, ecc. I sauditi non sono per nulla amati in Egitto (se si escludono i salafiti), appartenendo a mondi che spesso paiono agli antipodi. Gli egiziani li considerano un po’ come gente rozza senza cultura, arricchita dai soldi del petrolio che l’Occidente foraggia loro in gran quantità. Insomma, la rivoluzione sembra aver portato al pettine anche questo nodo. Ora vediamo come evolverà questa nuova crisi.

Nel frattempo, però, il Consiglio Militare (nella persona di Tantawi) e i partiti del Parlamento hanno finalmente raggiunto un accordo su sei criteri principali per formare la Costituente. Ma di questo parleremo domani…

Avrei voluto dilungarmi un po' sulla nuova milioniya islamista di ieri, che ha registrato una bassissima partecipazione, oppure sulla conferenza stampa di oggi, con la quale è stata annunciata ufficialmente la nascita del nuovo partito di Mohamed el-Baradei, che ha raccolto attorno a sé tante illustri personalità. Tuttavia, in Egitto gli avvenimenti sono sempre troppo numerosi e spesso imprevedibili. Questa sera, ad esempio, è scoppiata una nuova crisi diplomatica che merita un po' di attenzione. La crisi, questa volta, coinvolge l'Arabia Saudita. Tutto è iniziato giorni fa con l'arresto di un avvocato egiziano a Gedda, giunto sul suolo saudita per la 'umra, il pellegrinaggio minore. Il suo nome è Ahmed el-Gizawi. Secondo le autorità saudite, l'uomo sarebbe stato fermato all'aeroporto con l'accusa di traffico di droga. Secondo gli egiziani, invece, l'uomo sarebbe stato condannato a un anno di carcere e 20 frustate per aver insultato il monarca saudita. L'insulto di el-Gizawi consisterebbe nella denuncia per maltrattamenti dei detenuti egiziani in territorio saudita. el-Gizawi, infatti, pare essere attivamente impegnato su questo tema, che riporta a un'annosa e spinosa questione: il (mal)trattamento e le vessazioni che l'Arabia Saudita riserva normalmente agli immigrati egiziani (secondo quanto testimoniano molti di loro). L'Arabia è infatti una meta comune dei giovani egiziani in cerca di lavoro, molto più che l'Italia e altri paesi europei, ma spesso laggiù si ritrovano privati di diritti, talvolta incarcerati per ritorsione quando protestano. Questo è un problema avvertito da tempo e, dopo la rivoluzione, il malumore degli egiziani al riguardo è aumentato considerevolmente. Il recente arresto di el-Gizawi, dunque, ha scatenato un'ondata di proteste che per giorni hanno chiesto l'intervento del ministro degli esteri egiziani (ritenuto un po' "dormiente") in favore dell'avvocato incarcerato. In assenza di risposte soddisfacenti, oggi c'è stata un'escalation con una dimostrazione davanti all'ambasciata saudita del Cairo, dove si sono gridati slogan durissimi contro il monarca saudita. Com'era già successo con l'ambasciata israeliana mesi fa, in mancanza di quella che essi ritengono una politica estera che li protegga, gli egiziani hanno deciso di prendere di nuovo l'inziativa, facendo sentire la propria voce forte e chiara. All'Arabia Saudita, però, questo non è piaciuto. I sauditi sostengono che ci sia stato anche un tentativo di irruzione, ma al contrario dell'ambasciata israeliana, questa volta l'edificio era ben protetto da giorni. Comunque sia, le autorità saudite hanno deciso di chiudere l'ambasciata e tutti i consolati, richiamando l'ambasciatore. Tantawi e il governo stanno cercando di correre ai ripari, scusandosi per quanto successo (ma cosa è successo poi, a parte le manifestazioni?) e ribadendo tutto il rispetto degli egiziani per il "protettore dei due luoghi santi" (alias il re saudita) e la popolazione dell'Arabia. In effetti bisogna ricordare che, economicamente parlando, l'Arabia Saudita è un paese cruciale per l'Egitto in questo momento, sia per lo scambio commerciale sia per i promessi aiuti finanziari. Tuttavia, molti egiziani sono stufi delle ripetute umiliazioni subite da parte di questo paese, soprattutto ai danni degli immigrati, per non parlare del loro legame con i salafiti. E' anche utile ricordare che c'è una vecchia ruggine tra Egitto e Arabia Saudita. Dopo l'isolamento e l'indebolimento dell'Egitto nel mondo arabo, seguiti alla firma del trattato di pace con Israele nel 1979, l'Arabia Saudita ha continuamente tentato di scipparne la leadership nella regione su tutti i fronti: religioso, culturale, economico, politico, ecc. I sauditi non sono per nulla amati in Egitto (se si escludono i salafiti), appartenendo a mondi che spesso paiono agli antipodi. Gli egiziani li considerano un po' come gente rozza senza cultura, arricchita dai soldi del petrolio che l'Occidente foraggia loro in gran quantità. Insomma, la rivoluzione sembra aver portato al pettine anche questo nodo. Ora vediamo come evolverà questa nuova crisi. Nel frattempo, però, il Consiglio Militare (nella persona di Tantawi) e i partiti del Parlamento hanno finalmente raggiunto un accordo su sei criteri principali per formare la Costituente. Ma di questo parleremo domani...