L’aggressione ai salafiti in mezzo a vari sviluppi politici
Radio Beckwith evangelica

Purtroppo non ha avuto un lieto fine il sit-in dei sostenitori di Hazem Abu Ismail, il candidato salafita squalificato dalle elezioni presidenziali, davanti al ministero della difesa.

Questa volta è toccato a loro, infatti, affrontare l’aggressione dei baltagheya, iniziata ieri notte verso le 11,30 e proseguita fino alle prime ore del mattino. Con gli stessi metodi già visti in molte altre occasioni, prima e dopo la rivoluzione, il piccolo sit-in è stato assaltato da uomini sconosciuti, armati di molotov, pallettoni, coltelli e pistole cariche di munizioni vere. Il bilancio del ministero della sanità, finora, è di un morto e 119 feriti, ma il numero potrebbe salire.

La condanna di questa ennesima brutale aggressione (chi tocca il ministero della difesa o i militari muore) è naturalmente stata unanime, anche tra i laici. Qualcuno ha persino invitato più gente possibile a unirsi al sit-in dei salafiti, ma la maggioranza dei laici si è rifiutata di spingere la solidarietà fino a quel punto, perché il sit-in, tra le alre cose, chiedeva l’applicazione della sharia. Inoltre i laici non hanno dimenticato che i salafiti, in Parlamento, sono sostenitori di leggi che limitano diritti e libertà. Sulla condanna dell’aggressione di manifestanti pacifici, però, non si discute, nemmeno considerando che i salafiti, in occasione di aggressioni simili ai danni dei laici, non sono stati altrettanto pronti a condannarle.

Ma oggi è stata anche una giornata ricca di risvolti politici nuovi. Tanto per cominciare, ha avuto luogo un’altra puntata della lotta tra il Consiglio Militare e il Parlamento sulle dimissioni del governo. All’ennesimo rifiuto di quest’ultimo di rispondere al Parlamento, il presidente della Camera Bassa, Saad al-Katatny, ha annunciato uno sciopero di una settimana di tutte le attività parlamentari. E quando già alcuni deputati si stavano opponendo alla decisione, è giunta la notizia che il Consiglio Militare starebbe pensando alla sostituzione o a un rimpasto del governo Ganzouri, che dovrebbe avvenire entro quarantott’ore. Sarà la volta che i Fratelli Musulmani la spuntano?

Contemporaneamente, e forse non casualmente, il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, dopo un’iniziale rifiuto, sembra aver accettato i criteri per la formazione della nuova Costituente, decisi ieri in un incontro tra il Consiglio Militare e i rappresentanti dei partiti in Parlamento. Questi criteri garantiscono una migliore rappresentatività della società del paese. Ad esempio, ogni partito dovrà scegliere i suoi rappresentanti (Libertà e Giustizia ha annunciato che ne sceglierà 15) e lo stesso dovranno fare al-Azhar (quattro membri), le chiese cristiane (sei membri), gli esperti costituzionali (dieci membri), i vari istituti giuridici (un membro ciascuno), gli agricoltori (due membri), gli operai (due membri) e a seguire le altre categorie sociali (donne, studenti, disabili, ecc.).

Nel frattempo si tenta di stemperare la crisi con l’Arabia Saudita. Pare che l’ambasciatore sia sulla via del ritorno al Cairo. E pare anche che siano in corso consultazioni e contrattazioni con Israele per ridiscutere il contratto di vendita del gas.

L’ultima novità politica, invece, è la decisione del partito salafita al-Nour di sostenere pubblicamente Abdel Moneim Abul Fotouh per la Presidenza. Tuttavia, esiste anche un altro blocco di salafiti (non facente riferimento ad al-Nour e alla Daawa Salafita, l’organizzazione che ha dato vita a tale partito) che ha scelto Mohammed Mursy, il candidato della Fratellanza Musulmana. Voto islamista diviso allora? Forse, ma solo al primo turno. Se si andrà al ballottaggio è probabile che il voto islamista si unificherà di nuovo.

Purtroppo non ha avuto un lieto fine il sit-in dei sostenitori di Hazem Abu Ismail, il candidato salafita squalificato dalle elezioni presidenziali, davanti al ministero della difesa. Questa volta è toccato a loro, infatti, affrontare l'aggressione dei baltagheya, iniziata ieri notte verso le 11,30 e proseguita fino alle prime ore del mattino. Con gli stessi metodi già visti in molte altre occasioni, prima e dopo la rivoluzione, il piccolo sit-in è stato assaltato da uomini sconosciuti, armati di molotov, pallettoni, coltelli e pistole cariche di munizioni vere. Il bilancio del ministero della sanità, finora, è di un morto e 119 feriti, ma il numero potrebbe salire. La condanna di questa ennesima brutale aggressione (chi tocca il ministero della difesa o i militari muore) è naturalmente stata unanime, anche tra i laici. Qualcuno ha persino invitato più gente possibile a unirsi al sit-in dei salafiti, ma la maggioranza dei laici si è rifiutata di spingere la solidarietà fino a quel punto, perché il sit-in, tra le alre cose, chiedeva l'applicazione della sharia. Inoltre i laici non hanno dimenticato che i salafiti, in Parlamento, sono sostenitori di leggi che limitano diritti e libertà. Sulla condanna dell'aggressione di manifestanti pacifici, però, non si discute, nemmeno considerando che i salafiti, in occasione di aggressioni simili ai danni dei laici, non sono stati altrettanto pronti a condannarle. Ma oggi è stata anche una giornata ricca di risvolti politici nuovi. Tanto per cominciare, ha avuto luogo un'altra puntata della lotta tra il Consiglio Militare e il Parlamento sulle dimissioni del governo. All'ennesimo rifiuto di quest'ultimo di rispondere al Parlamento, il presidente della Camera Bassa, Saad al-Katatny, ha annunciato uno sciopero di una settimana di tutte le attività parlamentari. E quando già alcuni deputati si stavano opponendo alla decisione, è giunta la notizia che il Consiglio Militare starebbe pensando alla sostituzione o a un rimpasto del governo Ganzouri, che dovrebbe avvenire entro quarantott'ore. Sarà la volta che i Fratelli Musulmani la spuntano? Contemporaneamente, e forse non casualmente, il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, dopo un'iniziale rifiuto, sembra aver accettato i criteri per la formazione della nuova Costituente, decisi ieri in un incontro tra il Consiglio Militare e i rappresentanti dei partiti in Parlamento. Questi criteri garantiscono una migliore rappresentatività della società del paese. Ad esempio, ogni partito dovrà scegliere i suoi rappresentanti (Libertà e Giustizia ha annunciato che ne sceglierà 15) e lo stesso dovranno fare al-Azhar (quattro membri), le chiese cristiane (sei membri), gli esperti costituzionali (dieci membri), i vari istituti giuridici (un membro ciascuno), gli agricoltori (due membri), gli operai (due membri) e a seguire le altre categorie sociali (donne, studenti, disabili, ecc.).

Nel frattempo si tenta di stemperare la crisi con l'Arabia Saudita. Pare che l'ambasciatore sia sulla via del ritorno al Cairo. E pare anche che siano in corso consultazioni e contrattazioni con Israele per ridiscutere il contratto di vendita del gas. L'ultima novità politica, invece, è la decisione del partito salafita al-Nour di sostenere pubblicamente Abdel Moneim Abul Fotouh per la Presidenza. Tuttavia, esiste anche un altro blocco di salafiti (non facente riferimento ad al-Nour e alla Daawa Salafita, l'organizzazione che ha dato vita a tale partito) che ha scelto Mohammed Mursy, il candidato della Fratellanza Musulmana. Voto islamista diviso allora? Forse, ma solo al primo turno. Se si andrà al ballottaggio è probabile che il voto islamista si unificherà di nuovo.