Sembra davvero che i Fratelli Musulmani siano stati beffati un’altra volta dal Consiglio Militare. Saad al-Katatny, presidente della Camera Bassa, aveva annunciato l’altro ieri che le dimissioni o il rimpasto del governo Ganzouri erano immininenti, ma non è stato così.

Un graffito tunisino

Ieri è arrivata la smentita sia del governo sia dei generali: niente dimissioni e niente rimpasto. La lotta tra potere legislativo e potere esecutivo continua, con il Parlamento che resta in sciopero. Tuttavia, un terzo dei deputati (i secolari, sostanzialmente) non è d’accordo con la sospensione delle attività parlamentari. Che succederà? Gli islamisti sembrano a un punto morto, in questo momento.

Ma i Fratelli Musulmani, ieri, hanno dovuto incassare un altro colpo. Abdel Moneim Abul Fotouh, il dissidente progressista della Fratellanza che si presenta alle elezioni in competizione con il candidato ufficiale di Libertà e Giustizia, Mohammed “Ruota di scorta” Mursy (i giovani rivoluzionari lo chiamano così, perché ha sostituito all’ultimo momento Khairat el-Shater), ha ottenuto l’appogio del partito Wasat (islamista moderato), del ben noto Wael Ghonim e della Gamaa Islamiya. Tuttavia c’è divisione su Abul Fotouh tra i non-islamisti: molti lo apprezzano e lo voteranno alle elezioni, ma molti altri diffidano di lui, perché pensano che, sotto sotto, resti fedele alla Guida Suprema della Fratellanza e che il suo programma non sia diverso da quello degli altri islamisti, incluso l’applicazione della sharia. Il sostegno della Gamaa Islamiya, a questo riguardo, è abbastanza preoccupante. Intanto, però, i sondaggi danno ancora in testa Amr Moussa.

Ieri, tra l’altro, è iniziata ufficialmente la campagna elettorale, anche se nessuno ha atteso questa data per iniziare la propaganda. Questo potrebbe essere un problema se i giudici decideranno di sanzionare i candidati per questo. Parallelamente, nella chiesa copto-ortodossa, procede la registrazione delle candidature alla posizione di papa. Per ora i candidati sarebbero quattordici, ma tra loro non ci sono né l’attuale reggente Pachomius (che ha rifiutato la candidatura proposta da qualcuno) né il vescovo della gioventù Anba Moussa, uno dei favoriti, che avrebbe rinunciato per motivi di salute e di età. Le elezioni, secondo le ultime rivelazioni, dovrebbero tenersi a settembre (a metà maggio si conoscerà la lista dei candidati). Si pensa di modificare un po’ la legge che regola il procedimento elettorale, ma per questo c’è bisogno di una discussione in Parlamento. Pertanto è probabile che di questo se ne occuperà il prossimo papa, se non si riuscirà a farlo in tempo per le elezioni. Una modifica proposta riguarda il sorteggio del nome del nuovo papa, effettuato da un bambino con gli occhi bendati, tra i tre candidati rimasti dopo una prima selezione: si è suggerito di aggiungere anche un foglietto bianco, in modo da lasciare a Dio la possibilità di dissentire sulla scelta dei tre candidati finali.

Nel frattempo, la crisi con l’Arabia Saudita non è ancora risolta, nonostante gli sforzi e le rassicurazioni del governo. L’ambasciata saudita al Cairo è ancora chiusa e pare che sia stata sospesa la concessione dei visti agli egiziani (in Arabia Saudita vivono e lavorano 1,2 milioni di egiziani). Davanti al ministero della difesa, invece, prosegue il sit-in dei salafiti, con attacchi intermittenti dei baltagheya. La difesa, però, è stata organizzata meglio, con l’aiuto anche di alcuni residenti del quartiere. L’Università Ayn Shams, tuttavia, è stata chiusa per precauzione. Oggi, poi, è il 1 maggio e anche in Egitto sono previste diverse marce dei lavoratori.

Sembra davvero che i Fratelli Musulmani siano stati beffati un'altra volta dal Consiglio Militare. Saad al-Katatny, presidente della Camera Bassa, aveva annunciato l'altro ieri che le dimissioni o il rimpasto del governo Ganzouri erano immininenti, ma non è stato così. [caption id="attachment_1521" align="alignright" width="300"] Un graffito tunisino[/caption] Ieri è arrivata la smentita sia del governo sia dei generali: niente dimissioni e niente rimpasto. La lotta tra potere legislativo e potere esecutivo continua, con il Parlamento che resta in sciopero. Tuttavia, un terzo dei deputati (i secolari, sostanzialmente) non è d'accordo con la sospensione delle attività parlamentari. Che succederà? Gli islamisti sembrano a un punto morto, in questo momento. Ma i Fratelli Musulmani, ieri, hanno dovuto incassare un altro colpo. Abdel Moneim Abul Fotouh, il dissidente progressista della Fratellanza che si presenta alle elezioni in competizione con il candidato ufficiale di Libertà e Giustizia, Mohammed "Ruota di scorta" Mursy (i giovani rivoluzionari lo chiamano così, perché ha sostituito all'ultimo momento Khairat el-Shater), ha ottenuto l'appogio del partito Wasat (islamista moderato), del ben noto Wael Ghonim e della Gamaa Islamiya. Tuttavia c'è divisione su Abul Fotouh tra i non-islamisti: molti lo apprezzano e lo voteranno alle elezioni, ma molti altri diffidano di lui, perché pensano che, sotto sotto, resti fedele alla Guida Suprema della Fratellanza e che il suo programma non sia diverso da quello degli altri islamisti, incluso l'applicazione della sharia. Il sostegno della Gamaa Islamiya, a questo riguardo, è abbastanza preoccupante. Intanto, però, i sondaggi danno ancora in testa Amr Moussa. Ieri, tra l'altro, è iniziata ufficialmente la campagna elettorale, anche se nessuno ha atteso questa data per iniziare la propaganda. Questo potrebbe essere un problema se i giudici decideranno di sanzionare i candidati per questo. Parallelamente, nella chiesa copto-ortodossa, procede la registrazione delle candidature alla posizione di papa. Per ora i candidati sarebbero quattordici, ma tra loro non ci sono né l'attuale reggente Pachomius (che ha rifiutato la candidatura proposta da qualcuno) né il vescovo della gioventù Anba Moussa, uno dei favoriti, che avrebbe rinunciato per motivi di salute e di età. Le elezioni, secondo le ultime rivelazioni, dovrebbero tenersi a settembre (a metà maggio si conoscerà la lista dei candidati). Si pensa di modificare un po' la legge che regola il procedimento elettorale, ma per questo c'è bisogno di una discussione in Parlamento. Pertanto è probabile che di questo se ne occuperà il prossimo papa, se non si riuscirà a farlo in tempo per le elezioni. Una modifica proposta riguarda il sorteggio del nome del nuovo papa, effettuato da un bambino con gli occhi bendati, tra i tre candidati rimasti dopo una prima selezione: si è suggerito di aggiungere anche un foglietto bianco, in modo da lasciare a Dio la possibilità di dissentire sulla scelta dei tre candidati finali. Nel frattempo, la crisi con l'Arabia Saudita non è ancora risolta, nonostante gli sforzi e le rassicurazioni del governo. L'ambasciata saudita al Cairo è ancora chiusa e pare che sia stata sospesa la concessione dei visti agli egiziani (in Arabia Saudita vivono e lavorano 1,2 milioni di egiziani). Davanti al ministero della difesa, invece, prosegue il sit-in dei salafiti, con attacchi intermittenti dei baltagheya. La difesa, però, è stata organizzata meglio, con l'aiuto anche di alcuni residenti del quartiere. L'Università Ayn Shams, tuttavia, è stata chiusa per precauzione. Oggi, poi, è il 1 maggio e anche in Egitto sono previste diverse marce dei lavoratori.