Ieri sera si è tenuto quel che è già stato definito come un momento storico per l’Egitto: il primo dibattito elettorale tra due candidati alla Presidenza. Per la prima volta nella storia egiziana non si conosce in anticipo chi sarà il nuovo Presidente.
Nella foto, da sinistra, Amr Moussa e Abdel Moneim Abul Fotouh

Per la prima volta nella storia egiziana – come ha scritto Wael Ghonim – due illustri personalità, l’ex presidente della Lega Araba Amr Moussa e il leader dissidente della Fratellanza Musulmana Abdel Moneim Abul Fotouh, sono stati costretti a confrontarsi per ore davanti alle telecamere, nel tentativo di conquistarsi la fiducia del comune cittadino, comodamente seduto nella poltrona di casa sua. Sembrerà banale, ma per l’Egitto non lo è, e questo, comunque la si pensi, lo si deve alla rivolta del 25 gennaio 2011.

Vista la storicità del momento, nemmeno io potevo mancare all’appuntamento. Così, piena di buona volontà, mi sono attrezzata per seguire “l’evento”: da un parte lo streaming di ONTV, per seguire il dibattito, e dall’altra la timeline di Twitter, per tenere d’occhio i salaci commenti dei giovani egiziani (che neanche questa volta mi hanno delusa). La trasmissione è iniziata alle 19,30, ora del Cairo. Il dibattito, tuttavia, è cominciato soltanto due ore dopo. Prima di cominciare, i presentatori si sono presi tutto il tempo (un’eternità, a dire il vero) per spiegare le “regole del gioco”, copiate dai dibattiti elettorali americani. Tutto ciò è stato naturalmente infarcito di una buona dose di retorica all’egiziana, incluso il ricordo dei martiri della rivoluzione che hanno consentito la realizzazione di questo sogno (e qui, su Twitter, c’è stata una prima protesta dei boicottatori delle elezioni, che le ritengono una farsa del Consiglio Militare e niente più).
L’atmosfera seriosa e un po’ emozionata, però, è stata rovinata da una gaffe che non è passata inosservata agli occhi degli spietati ragazzi di Twitter. A un certo punto, durante l’interminabile introduzione, è stato trasmesso un dibattito americano con Sarah Palin. Peccato che quella non era  la vera Sarah Palin, ma l’attrice di una nota trasmissione satirica statunitense che la imitava. I boicottatori delle elezioni sono impazziti di risate, sempre più convinti della teoria della farsa.
Comunque sia, dopo la pausa pubblicitaria più lunga della storia della televisione (trenta minuti buoni), sono finalmente giunti in studio i due candidati. Il dibattito, diviso in due parti, è durato quattro ore e mezza. Io sono stramazzata a metà. I candidati, a quanto pare, sono sopravvissuti. I telespettatori egiziani non ne sono sicura.
A parte gli scherzi, al di là della “sacralità” dell’evento, il dibattito non ha portato sostanziali novità. Entrambi i candidati sono rimasti sul vago sui programmi, come quasi sempre succede in questo tipo di dibattiti. Com’era prevedibile, Moussa ha ripetutamente attaccato Abul Fotouh, accusandolo di essere ancora leale ai Fratelli Musulmani, mentre Abul Fotouh, di rimando, ha accusato Moussa di essere un uomo del vecchio regime. Questo scambio di accuse si è ripetuto numerose volte, con semplici variazioni sul tema.
L’applicazione della sharia è stato un punto caldo del dibattito: particolarmente insidiosa la domanda di Moussa ad Abul Fotouh su come quest’ultimo intenda la legge islamica, tenuto conto che il suo elettorato è costituito da salafiti e liberali che hanno opinioni del tutto discordi in proposito. Abul Fotouh se l’è cavata svicolando, tentando di proporsi come l’uomo in grado di realizzare l’unità nazionale.
L’unico punto sul quale i due candidati si sono ritrovati d’accordo è stato l’esercito: nessuno dei due si è sbilanciato, Abul Fotouh si è limitato a dire che nemmeno le forze armate possono essere al di sopra della legge, ma non vi è stata nessuna aperta critica o proposta di decurtare i privilegi dei generali. Alla domanda del presentatore su quanto guadagnassero, Moussa non ha risposto, limitandosi a dire di essere benestante (ma va?), mentre Abul Fotouh ha detto di guadagnare 10.000 sterline egiziane al mese, una bella menzogna secondo molti.
Che dire? In generale tutti sono concordi che non vi sia stato nessun vincitore del dibattito. Qualcuno, invece, sostiene che abbiano perso entrambi, a tutto vantaggio di Hamdeen Sabbahi e Khaled Ali, che ringraziano. Ultimamente, in effetti, anche tra i miei contatti, il nome del nasseriano Sabbahi appare sempre più spesso… Tuttavia, non esiste previsione o sondaggio che sia veramente affidabile, dunque non c’è nient’altro da fare che aspettare le elezioni. Oggi hanno iniziato a votare gli egiziani residenti all’estero.
Ieri sera si è tenuto quel che è già stato definito come un momento storico per l'Egitto: il primo dibattito elettorale tra due candidati alla Presidenza. Per la prima volta nella storia egiziana non si conosce in anticipo chi sarà il nuovo Presidente.
[caption id="attachment_1555" align="alignright" width="300"] Nella foto, da sinistra, Amr Moussa e Abdel Moneim Abul Fotouh[/caption] Per la prima volta nella storia egiziana - come ha scritto Wael Ghonim - due illustri personalità, l'ex presidente della Lega Araba Amr Moussa e il leader dissidente della Fratellanza Musulmana Abdel Moneim Abul Fotouh, sono stati costretti a confrontarsi per ore davanti alle telecamere, nel tentativo di conquistarsi la fiducia del comune cittadino, comodamente seduto nella poltrona di casa sua. Sembrerà banale, ma per l'Egitto non lo è, e questo, comunque la si pensi, lo si deve alla rivolta del 25 gennaio 2011.
Vista la storicità del momento, nemmeno io potevo mancare all'appuntamento. Così, piena di buona volontà, mi sono attrezzata per seguire "l'evento": da un parte lo streaming di ONTV, per seguire il dibattito, e dall'altra la timeline di Twitter, per tenere d'occhio i salaci commenti dei giovani egiziani (che neanche questa volta mi hanno delusa). La trasmissione è iniziata alle 19,30, ora del Cairo. Il dibattito, tuttavia, è cominciato soltanto due ore dopo. Prima di cominciare, i presentatori si sono presi tutto il tempo (un'eternità, a dire il vero) per spiegare le "regole del gioco", copiate dai dibattiti elettorali americani. Tutto ciò è stato naturalmente infarcito di una buona dose di retorica all'egiziana, incluso il ricordo dei martiri della rivoluzione che hanno consentito la realizzazione di questo sogno (e qui, su Twitter, c'è stata una prima protesta dei boicottatori delle elezioni, che le ritengono una farsa del Consiglio Militare e niente più).
L'atmosfera seriosa e un po' emozionata, però, è stata rovinata da una gaffe che non è passata inosservata agli occhi degli spietati ragazzi di Twitter. A un certo punto, durante l'interminabile introduzione, è stato trasmesso un dibattito americano con Sarah Palin. Peccato che quella non era  la vera Sarah Palin, ma l'attrice di una nota trasmissione satirica statunitense che la imitava. I boicottatori delle elezioni sono impazziti di risate, sempre più convinti della teoria della farsa.
Comunque sia, dopo la pausa pubblicitaria più lunga della storia della televisione (trenta minuti buoni), sono finalmente giunti in studio i due candidati. Il dibattito, diviso in due parti, è durato quattro ore e mezza. Io sono stramazzata a metà. I candidati, a quanto pare, sono sopravvissuti. I telespettatori egiziani non ne sono sicura.
A parte gli scherzi, al di là della "sacralità" dell'evento, il dibattito non ha portato sostanziali novità. Entrambi i candidati sono rimasti sul vago sui programmi, come quasi sempre succede in questo tipo di dibattiti. Com'era prevedibile, Moussa ha ripetutamente attaccato Abul Fotouh, accusandolo di essere ancora leale ai Fratelli Musulmani, mentre Abul Fotouh, di rimando, ha accusato Moussa di essere un uomo del vecchio regime. Questo scambio di accuse si è ripetuto numerose volte, con semplici variazioni sul tema.
L'applicazione della sharia è stato un punto caldo del dibattito: particolarmente insidiosa la domanda di Moussa ad Abul Fotouh su come quest'ultimo intenda la legge islamica, tenuto conto che il suo elettorato è costituito da salafiti e liberali che hanno opinioni del tutto discordi in proposito. Abul Fotouh se l'è cavata svicolando, tentando di proporsi come l'uomo in grado di realizzare l'unità nazionale.
L'unico punto sul quale i due candidati si sono ritrovati d'accordo è stato l'esercito: nessuno dei due si è sbilanciato, Abul Fotouh si è limitato a dire che nemmeno le forze armate possono essere al di sopra della legge, ma non vi è stata nessuna aperta critica o proposta di decurtare i privilegi dei generali. Alla domanda del presentatore su quanto guadagnassero, Moussa non ha risposto, limitandosi a dire di essere benestante (ma va?), mentre Abul Fotouh ha detto di guadagnare 10.000 sterline egiziane al mese, una bella menzogna secondo molti.
Che dire? In generale tutti sono concordi che non vi sia stato nessun vincitore del dibattito. Qualcuno, invece, sostiene che abbiano perso entrambi, a tutto vantaggio di Hamdeen Sabbahi e Khaled Ali, che ringraziano. Ultimamente, in effetti, anche tra i miei contatti, il nome del nasseriano Sabbahi appare sempre più spesso... Tuttavia, non esiste previsione o sondaggio che sia veramente affidabile, dunque non c'è nient'altro da fare che aspettare le elezioni. Oggi hanno iniziato a votare gli egiziani residenti all'estero.