Dall’11 maggio prosegue il voto degli egiziani all’estero. L’affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, minore che alle elezioni parlamentari. C’è ancora tempo alcuni giorni, comunque. Gli egiziani che vivono all’estero sono stimati attorno agli 8-10 milioni (fonti diverse danno numeri diversi), dei quali la metà hanno i requisiti di elettori, ma soltanto 500.000 si sono effettivamente registrati per votare. Il numero maggiore si riscontra nei paesi del Golfo.
Mentre gli emigrati votano, in patria i candidati alla Presidenza si danno da fare per raggranellare voti. La Fratellanza Musulmana sta facendo di tutto per sostenere il grigio Mohammed Morsy, accompagnato, in ogni evento, dallo squalificato Khayrat al-Shater, che molti pensano sia il candidato ombra del movimento. I Fratelli Musulmani hanno provato a conquistarsi le simpatie degli imprenditori, classe della quale molti di loro fanno parte, e anche dei sufi. Solo che questi ultimi, pare, preferiscono appoggiare Amr Moussa o Ahmed Shafiq (ahimé è finito il sufismo dei grandi mistici dell’Islam, ora i sufi amano sostenere i governi autoritari, almeno in Egitto).
La popolarità di Abdel Moneim Abul Fotouh, invece, sembra in caduta libera dopo il faccia a faccia con Amr Moussa. Pare che abbia deluso soprattutto i liberali, molti dei quali, ora, dirigono il proprio interesse sul nasseriano Hamdeen Sabbahi. In effetti, Sabbahi sembra essere il candidato preferito nei sondaggi sui social networks e tra gli intellettuali laici. Anche gli sciiti gli hanno concesso il loro sostegno. I sondaggi su Facebook, però, hanno già fallito in occasione del referendum costituzionale, pertanto è meglio essere prudenti.
I cosiddetti ragazzi di Tahrir, invece, non sanno che pesci pigliare. Alcuni voteranno per Khaled Ali, ma con la consapevolezza che non potrà farcela e che quindi il problema di chi votare sarà solo rimandato al ballottaggio. Gli altri guardano sconsolati la lista dei candidati, cercando di decidersi per il meno peggio. La maggior parte dei sondaggi continuano a dare Moussa per vincitore, seguito (doppio ahimé) da Ahmed Shafiq che sorpassa Abdel Moneim Abul Fotouh. Ad ogni modo, gli egiziani non sono certo gli unici ad avere il problema di votare il meno peggio.
Nel frattempo, dopo il mini-rimpasto di governo (solo quattro ministri), i Fratelli Musulmani hanno rinunciato a chiedere le dimissioni del governo Ganzouri. Il Parlamento, adesso, è occupato a legiferare. Oggi è stato approvato l’emendamento della legge sulla polizia, che prevede l’aumento dei salari dei cadetti e l’abolizione della possibilità, per un poliziotto, di diventare giudice. Preoccupa, invece, la discussione in corso sulle mutilazioni genitali femminili. Tempo fa, una deputata di Libertà e Giustizia ha duramente attaccato la legge che le proibisce, approvata anni fa con la sponsorizzazione di Suzanne Mubarak. La deputata è persino giunta a dire che la cosiddetta circoncisione femminile è un abbellimento della donna e secondo lei toccherebbe alle famiglie scegliere.
Le attiviste per i diritti delle donne si sono subito infuriate, annunciando battaglia. Sotto accusa sono di nuovo i Fratelli Musulmani, i quali ufficialmente sono contrari alla pratica della circoncisione femminile, ma secondo il giornale Youm7 avrebbero addirittura organizzato una carovana nel sud dell’Egitto per effettuare l’operazione su decine di bambine, tipo catena di montaggio. A dire il vero ci sono grandi dubbi su questo scoop di Youm7, tuttavia la posizione dei Fratelli Musulmani è ambigua, come su tante altre cose. Abdel Moneim Abul Fotouh almeno è stato chiaro su questo punto, affermando che le mutilazioni genitali femminili non sono ammissibili, eccetto che in caso di necessità medica.
Ma in mezzo a tutte queste discussioni e alla propaganda elettorale è giunta la notizia che il deficit dell’Egitto, dall’anno scorso, è aumentato del 20%, raggiungendo la cifra di 160 miliardi di sterline egiziane (circa 32 miliardi di dollari). L’economia è un problema di massima urgenza, del quale il nuovo Presidente dovrà occuparsi immediatamente. E’ un vero peccato, data la situazione critica, vedere che il dibattito politico è continuamente dirottato su questioni religiose. La gente non mangia religione.
Dall'11 maggio prosegue il voto degli egiziani all'estero. L'affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, minore che alle elezioni parlamentari. C'è ancora tempo alcuni giorni, comunque. Gli egiziani che vivono all'estero sono stimati attorno agli 8-10 milioni (fonti diverse danno numeri diversi), dei quali la metà hanno i requisiti di elettori, ma soltanto 500.000 si sono effettivamente registrati per votare. Il numero maggiore si riscontra nei paesi del Golfo.
Mentre gli emigrati votano, in patria i candidati alla Presidenza si danno da fare per raggranellare voti. La Fratellanza Musulmana sta facendo di tutto per sostenere il grigio Mohammed Morsy, accompagnato, in ogni evento, dallo squalificato Khayrat al-Shater, che molti pensano sia il candidato ombra del movimento. I Fratelli Musulmani hanno provato a conquistarsi le simpatie degli imprenditori, classe della quale molti di loro fanno parte, e anche dei sufi. Solo che questi ultimi, pare, preferiscono appoggiare Amr Moussa o Ahmed Shafiq (ahimé è finito il sufismo dei grandi mistici dell'Islam, ora i sufi amano sostenere i governi autoritari, almeno in Egitto).
La popolarità di Abdel Moneim Abul Fotouh, invece, sembra in caduta libera dopo il faccia a faccia con Amr Moussa. Pare che abbia deluso soprattutto i liberali, molti dei quali, ora, dirigono il proprio interesse sul nasseriano Hamdeen Sabbahi. In effetti, Sabbahi sembra essere il candidato preferito nei sondaggi sui social networks e tra gli intellettuali laici. Anche gli sciiti gli hanno concesso il loro sostegno. I sondaggi su Facebook, però, hanno già fallito in occasione del referendum costituzionale, pertanto è meglio essere prudenti.
I cosiddetti ragazzi di Tahrir, invece, non sanno che pesci pigliare. Alcuni voteranno per Khaled Ali, ma con la consapevolezza che non potrà farcela e che quindi il problema di chi votare sarà solo rimandato al ballottaggio. Gli altri guardano sconsolati la lista dei candidati, cercando di decidersi per il meno peggio. La maggior parte dei sondaggi continuano a dare Moussa per vincitore, seguito (doppio ahimé) da Ahmed Shafiq che sorpassa Abdel Moneim Abul Fotouh. Ad ogni modo, gli egiziani non sono certo gli unici ad avere il problema di votare il meno peggio.
Nel frattempo, dopo il mini-rimpasto di governo (solo quattro ministri), i Fratelli Musulmani hanno rinunciato a chiedere le dimissioni del governo Ganzouri. Il Parlamento, adesso, è occupato a legiferare. Oggi è stato approvato l'emendamento della legge sulla polizia, che prevede l'aumento dei salari dei cadetti e l'abolizione della possibilità, per un poliziotto, di diventare giudice. Preoccupa, invece, la discussione in corso sulle mutilazioni genitali femminili. Tempo fa, una deputata di Libertà e Giustizia ha duramente attaccato la legge che le proibisce, approvata anni fa con la sponsorizzazione di Suzanne Mubarak. La deputata è persino giunta a dire che la cosiddetta circoncisione femminile è un abbellimento della donna e secondo lei toccherebbe alle famiglie scegliere.
Le attiviste per i diritti delle donne si sono subito infuriate, annunciando battaglia. Sotto accusa sono di nuovo i Fratelli Musulmani, i quali ufficialmente sono contrari alla pratica della circoncisione femminile, ma secondo il giornale Youm7 avrebbero addirittura organizzato una carovana nel sud dell'Egitto per effettuare l'operazione su decine di bambine, tipo catena di montaggio. A dire il vero ci sono grandi dubbi su questo scoop di Youm7, tuttavia la posizione dei Fratelli Musulmani è ambigua, come su tante altre cose. Abdel Moneim Abul Fotouh almeno è stato chiaro su questo punto, affermando che le mutilazioni genitali femminili non sono ammissibili, eccetto che in caso di necessità medica.
Ma in mezzo a tutte queste discussioni e alla propaganda elettorale è giunta la notizia che il deficit dell'Egitto, dall'anno scorso, è aumentato del 20%, raggiungendo la cifra di 160 miliardi di sterline egiziane (circa 32 miliardi di dollari). L'economia è un problema di massima urgenza, del quale il nuovo Presidente dovrà occuparsi immediatamente. E' un vero peccato, data la situazione critica, vedere che il dibattito politico è continuamente dirottato su questioni religiose. La gente non mangia religione.