Elezioni cariche di domande
Radio Beckwith evangelica
Le elezioni presidenziali si stanno avvicinando cariche di domande, tanti piccoli test il cui risultato servirà a fare il punto della situazione, tirando le somme di una lunghissima fase di transizione che certamente non terminerà con l’ascesa al vertice dello Stato del nuovo Presidente. Si chiuderà un’epoca, ma quella successiva, probabilmente, sarà sempre caratterizzata dall’instabilità.
La prima domanda (o il primo test) riguarda la correttezza delle elezioni. Saranno davvero pulite e trasparenti? Ci saranno gli osservatori internazionali e ci sarà, meglio ancora, la vigilanza della gente. I Fratelli Musulmani hanno già minacciato una seconda rivoluzione, se ci saranno brogli (a loro danno, naturalmente). Difficile, tuttavia, che questa volta possano esserci frodi sistematiche su vasta scala, ma non si sa mai, un po’ di diffidenza è d’obbligo.
E poi c’è una seconda domanda cruciale: quali poteri avrà il Presidente, una volta eletto, visto che non si è riusciti a scrivere in tempo la Costituzione che li determina? Il Consiglio Militare ha fatto sapere che intende promulgare una nuova Dichiarazione Costituzionale per definire nei dettagli le funzioni del capo dello Stato, a meno che le forze politiche non riescano a mettersi d’accordo in tempo sul tipo di mandato che dovrebbe assumere. Come sarebbe? I generali vorrebbero decidere le funzioni del Presidente? In Egitto sono suonati tutti i campanelli d’allarme disponibili, il che ci porta a un’altra, ancora più cruciale domanda: i militari lasceranno davvero il potere ai civili? Se lo faranno, quanto potere lasceranno e come? Dipenderà anche da chi sarà eletto, ovviamente.
Una quarta domanda riguarda gli islamisti: voteranno davvero divisi o alla fine, per esempio all’eventuale ballottaggio, serreranno di nuovo i ranghi? Per ora, all’interno della Fratellanza Musulmana, continua la disobbedienza sia di esponenti minori sia di leader di alto profilo, che dichiarano il proprio sostegno ad Abdel Moneim Abul Fotouh, snobbando invece Mohammed “ruota di scorta” Morsy, il candidato ufficiale del movimento. Tra l’altro, sembra che persino lo squalificato Hazem Abu Ismail si sia infine deciso per Abul Fotouh.
E a proposito di Fratelli Musulmani (quinta domanda), avranno davvero perso popolarità nel paese come si mormora e come pare indicare la pesante campagna di satira che li bersaglia da settimane? Oppure la disciplina interna avrà la meglio anche sulle defezioni in favore di Abul Fotouh e la loro ferrea organizzazione darà i suoi frutti anche questa volta, riservando amare sorprese ai secolari? Una ferrea organizzazione che finora si è palesata soprattutto in una vergognosa compravendita di voti, con cibo, soldi e minacce di spaventose punizioni infernali (“Se non voterete per Morsy, i serpenti vi morsicheranno nella tomba per quattro anni!”). Questo ha addirittura attirato l’ira della Dar al-Ifta’, la Casa delle Fatwa, che ha duramente condannato questa pratica come anti-islamica.
E i cristiani allora? Cosa voteranno i cristiani (sesta domanda)? Cederanno di nuovo alla paura, privilegiando gli uomini del vecchio regime, come purtroppo sembrano indicare i sondaggi, oppure oseranno cambiare? I copto-ortodossi, in particolare, torneranno a rinchiudersi nei recinti delle chiese, sotto l’ala protettiva di un mubarakiano che in realtà non li protegge per niente? A dire il vero questa domanda potrebbe essere rivolta anche a molti altri egiziani, non solo ai cristiani, ma a tutti quelli che scambiano un governo autoritario (se non dittatoriale) per una falsa sicurezza e stabilità.
E gli egiziani all’estero (settima domanda), come influenzeranno il voto? Lo sapremo presto, a quanto pare. I risultati saranno resi noti addirittura prima delle elezioni in patria, forse già domani.
E alla fin fine, come sarà questo voto? Monocolore, con la vittoria di un candidato al primo turno? Oppure più equilibrato, maggiormente suddiviso, in modo da concedere anche ai perdenti un certo peso nella nuova fase politica che si aprirà? E cosa farà la piazza dei giovani, se sarà eletto uno dei feloul del vecchio regime? Continuerà a ribellarsi, non c’è dubbio, ma la repressione, in quel caso, potrebbe aumentare. Ahmed Shafiq ha già dichiarato che, se vincesse, ribellarsi contro di lui sarebbe illegittimo.
Tutte queste domande, e altre ancora, avranno presto una risposta. Non dimentichiamo, tuttavia, che tra un turno elettorale e l’altro (se ci sarà il ballottaggio) dovrebbe anche essere pronunciata la sentenza contro Mubarak, il cui effetto sarà un’ulteriore incognita da tenere presente.
Le elezioni presidenziali si stanno avvicinando cariche di domande, tanti piccoli test il cui risultato servirà a fare il punto della situazione, tirando le somme di una lunghissima fase di transizione che certamente non terminerà con l'ascesa al vertice dello Stato del nuovo Presidente. Si chiuderà un'epoca, ma quella successiva, probabilmente, sarà sempre caratterizzata dall'instabilità.
La prima domanda (o il primo test) riguarda la correttezza delle elezioni. Saranno davvero pulite e trasparenti? Ci saranno gli osservatori internazionali e ci sarà, meglio ancora, la vigilanza della gente. I Fratelli Musulmani hanno già minacciato una seconda rivoluzione, se ci saranno brogli (a loro danno, naturalmente). Difficile, tuttavia, che questa volta possano esserci frodi sistematiche su vasta scala, ma non si sa mai, un po' di diffidenza è d'obbligo.
E poi c'è una seconda domanda cruciale: quali poteri avrà il Presidente, una volta eletto, visto che non si è riusciti a scrivere in tempo la Costituzione che li determina? Il Consiglio Militare ha fatto sapere che intende promulgare una nuova Dichiarazione Costituzionale per definire nei dettagli le funzioni del capo dello Stato, a meno che le forze politiche non riescano a mettersi d'accordo in tempo sul tipo di mandato che dovrebbe assumere. Come sarebbe? I generali vorrebbero decidere le funzioni del Presidente? In Egitto sono suonati tutti i campanelli d'allarme disponibili, il che ci porta a un'altra, ancora più cruciale domanda: i militari lasceranno davvero il potere ai civili? Se lo faranno, quanto potere lasceranno e come? Dipenderà anche da chi sarà eletto, ovviamente.
Una quarta domanda riguarda gli islamisti: voteranno davvero divisi o alla fine, per esempio all'eventuale ballottaggio, serreranno di nuovo i ranghi? Per ora, all'interno della Fratellanza Musulmana, continua la disobbedienza sia di esponenti minori sia di leader di alto profilo, che dichiarano il proprio sostegno ad Abdel Moneim Abul Fotouh, snobbando invece Mohammed "ruota di scorta" Morsy, il candidato ufficiale del movimento. Tra l'altro, sembra che persino lo squalificato Hazem Abu Ismail si sia infine deciso per Abul Fotouh.
E a proposito di Fratelli Musulmani (quinta domanda), avranno davvero perso popolarità nel paese come si mormora e come pare indicare la pesante campagna di satira che li bersaglia da settimane? Oppure la disciplina interna avrà la meglio anche sulle defezioni in favore di Abul Fotouh e la loro ferrea organizzazione darà i suoi frutti anche questa volta, riservando amare sorprese ai secolari? Una ferrea organizzazione che finora si è palesata soprattutto in una vergognosa compravendita di voti, con cibo, soldi e minacce di spaventose punizioni infernali ("Se non voterete per Morsy, i serpenti vi morsicheranno nella tomba per quattro anni!"). Questo ha addirittura attirato l'ira della Dar al-Ifta', la Casa delle Fatwa, che ha duramente condannato questa pratica come anti-islamica.
E i cristiani allora? Cosa voteranno i cristiani (sesta domanda)? Cederanno di nuovo alla paura, privilegiando gli uomini del vecchio regime, come purtroppo sembrano indicare i sondaggi, oppure oseranno cambiare? I copto-ortodossi, in particolare, torneranno a rinchiudersi nei recinti delle chiese, sotto l'ala protettiva di un mubarakiano che in realtà non li protegge per niente? A dire il vero questa domanda potrebbe essere rivolta anche a molti altri egiziani, non solo ai cristiani, ma a tutti quelli che scambiano un governo autoritario (se non dittatoriale) per una falsa sicurezza e stabilità.
E gli egiziani all'estero (settima domanda), come influenzeranno il voto? Lo sapremo presto, a quanto pare. I risultati saranno resi noti addirittura prima delle elezioni in patria, forse già domani.
E alla fin fine, come sarà questo voto? Monocolore, con la vittoria di un candidato al primo turno? Oppure più equilibrato, maggiormente suddiviso, in modo da concedere anche ai perdenti un certo peso nella nuova fase politica che si aprirà? E cosa farà la piazza dei giovani, se sarà eletto uno dei feloul del vecchio regime? Continuerà a ribellarsi, non c'è dubbio, ma la repressione, in quel caso, potrebbe aumentare. Ahmed Shafiq ha già dichiarato che, se vincesse, ribellarsi contro di lui sarebbe illegittimo.
Tutte queste domande, e altre ancora, avranno presto una risposta. Non dimentichiamo, tuttavia, che tra un turno elettorale e l'altro (se ci sarà il ballottaggio) dovrebbe anche essere pronunciata la sentenza contro Mubarak, il cui effetto sarà un'ulteriore incognita da tenere presente.