Anche oggi l’affluenza alle urne è stata molto inferiore alle aspettative, gli egiziani sono di nuovo riusciti a mandare all’aria ogni previsione. Secondo la Commissione Elettorale finora avrebbe votato poco più del 40% degli aventi diritto. Non è bastato concedere un giorno di vacanza agli impiegati statali (che sono tanti) perché potessero recarsi a votare; gran parte dei seggi, oggi, sono stati più o meno deserti.
Né è servito l’appello di al-Azhar, che ha dichiarato che non votare è cosa illecita. In alcuni seggi, tuttavia, si sono formate lunghe code, specie al mattino, quando il sole era ancora sopportabile. Per lo stesso motivo, forse, ci sarà un nuovo picco di affluenza verso sera e infatti, anche oggi, le votazioni sono state estese fino alle 21. Gira anche voce che si potrebbero persino estendere alla giornata di domani, probabilmente nella speranza di catturare qualche votante in più, ma finora nessuna decisione ufficiale è stata presa.
Nel frattempo, per tutta la giornata, sono circolati i risultati di presunti exit polls che davano Morsy, Shafiq e Abul Fotouh ai primi tre posti, in ordine imprecisato. E così, si è diffusa la paura dello scenario peggiore per la rivoluzione egiziana: il ballottaggio tra Morsy, candidato dei Fratelli Musulmani, e Shafiq, ex funzionario di regime. Sarebbe una vera catastrofe, perché vincerebbero due antidemocratici, un esponente della leadership più gretta e conservatrice della Fratellanza e un sicuro fautore della restaurazione dello stato di polizia. Se poi al ballottaggio vincesse Morsy, ci sarebbe da temere la reazione dei militari, se invece vincesse Shafiq ci sarebbe da temere la reazione della piazza. Ma in fondo, i due non sono altro che due facce della stessa medaglia, cioè dell’ex regime di Mubarak. Non bisogna dimenticare, ad esempio, che Morsy e la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, solo nel 2010, si sono addirittura pronunciati in favore della rielezione di Mubarak, o di quella di suo figlio Gamal. La verità è che profittavano l’uno dell’altro, non smetterò mai di dirlo. Eppure, lo “scenario peggiore” non è affatto da escludere.
Inoltre, la spudorata compravendita di voti dei più poveri da parte dei Fratelli Musulmani, oltre alla pesante manipolazione delle coscienze dei più sprovveduti, è continuata a pieno ritmo anche oggi. I giornali e i social networks erano pieni di denunce del genere. Shafiq, invece, ancora scosso per le scarpe che ieri si è visto arrivare in testa, ha avuto un piccolo battibecco con Amr Moussa: pare che entrambi si aspettassero che l’altro si ritirasse in suo favore. Pio desiderio… Sarebbe bastato considerare il loro ego smisurato per capire che non poteva essere vero.
Ma ora si avvicina la chiusura dei seggi e lo spoglio delle schede dovrebbe iniziare subito dopo. Chissà se il 30% di votanti indecisi ha finalmente scelto per chi votare? Intanto, alcuni gruppi rivoluzionari si stanno radunando in piazza Tahrir, per mantenere alta la pressione sul Consiglio Militare fino all’annuncio dei risultati: il messaggio che vogliono lanciar loro è “Non tentate di fare nessuno scherzo con i voti degli egiziani”. Il nervosismo del paese è ai massimi livelli.
Anche oggi l'affluenza alle urne è stata molto inferiore alle aspettative, gli egiziani sono di nuovo riusciti a mandare all'aria ogni previsione. Secondo la Commissione Elettorale finora avrebbe votato poco più del 40% degli aventi diritto. Non è bastato concedere un giorno di vacanza agli impiegati statali (che sono tanti) perché potessero recarsi a votare; gran parte dei seggi, oggi, sono stati più o meno deserti.
Né è servito l'appello di al-Azhar, che ha dichiarato che non votare è cosa illecita. In alcuni seggi, tuttavia, si sono formate lunghe code, specie al mattino, quando il sole era ancora sopportabile. Per lo stesso motivo, forse, ci sarà un nuovo picco di affluenza verso sera e infatti, anche oggi, le votazioni sono state estese fino alle 21. Gira anche voce che si potrebbero persino estendere alla giornata di domani, probabilmente nella speranza di catturare qualche votante in più, ma finora nessuna decisione ufficiale è stata presa.
Nel frattempo, per tutta la giornata, sono circolati i risultati di presunti exit polls che davano Morsy, Shafiq e Abul Fotouh ai primi tre posti, in ordine imprecisato. E così, si è diffusa la paura dello scenario peggiore per la rivoluzione egiziana: il ballottaggio tra Morsy, candidato dei Fratelli Musulmani, e Shafiq, ex funzionario di regime. Sarebbe una vera catastrofe, perché vincerebbero due antidemocratici, un esponente della leadership più gretta e conservatrice della Fratellanza e un sicuro fautore della restaurazione dello stato di polizia. Se poi al ballottaggio vincesse Morsy, ci sarebbe da temere la reazione dei militari, se invece vincesse Shafiq ci sarebbe da temere la reazione della piazza. Ma in fondo, i due non sono altro che due facce della stessa medaglia, cioè dell'ex regime di Mubarak. Non bisogna dimenticare, ad esempio, che Morsy e la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, solo nel 2010, si sono addirittura pronunciati in favore della rielezione di Mubarak, o di quella di suo figlio Gamal. La verità è che profittavano l'uno dell'altro, non smetterò mai di dirlo. Eppure, lo "scenario peggiore" non è affatto da escludere.
Inoltre, la spudorata compravendita di voti dei più poveri da parte dei Fratelli Musulmani, oltre alla pesante manipolazione delle coscienze dei più sprovveduti, è continuata a pieno ritmo anche oggi. I giornali e i social networks erano pieni di denunce del genere. Shafiq, invece, ancora scosso per le scarpe che ieri si è visto arrivare in testa, ha avuto un piccolo battibecco con Amr Moussa: pare che entrambi si aspettassero che l'altro si ritirasse in suo favore. Pio desiderio... Sarebbe bastato considerare il loro ego smisurato per capire che non poteva essere vero.
Ma ora si avvicina la chiusura dei seggi e lo spoglio delle schede dovrebbe iniziare subito dopo. Chissà se il 30% di votanti indecisi ha finalmente scelto per chi votare? Intanto, alcuni gruppi rivoluzionari si stanno radunando in piazza Tahrir, per mantenere alta la pressione sul Consiglio Militare fino all'annuncio dei risultati: il messaggio che vogliono lanciar loro è "Non tentate di fare nessuno scherzo con i voti degli egiziani". Il nervosismo del paese è ai massimi livelli.