La situazione è ancora tesissima, dopo il risultato delle elezioni. Ovunque guardo, vedo discussioni drammatiche su chi votare ai ballottaggi. Non si parla d’altro, naturalmente. Morsy o Shafiq? Chi dei due è il male minore? Possibile che non ci sia una terza soluzione? Tutti quelli che conosco faticano ad assorbire lo shock.
Hamdeen Sabbahi

A dire il vero, molti se l’aspettano davvero una terza soluzione, perché il sospetto di brogli elettorali sta crescendo. Oltre alle palesi gravi violazioni alle regole della propaganda elettorale, osservate nei giorni precedenti le votazioni, è saltata fuori un’altra denuncia da parte di un ufficiale delle Forze di Sicurezza Centrale, la famigerata polizia antisommossa. Secondo l’ufficiale, il ministero degli interni avrebbe emesso 900.000 documenti elettorali falsi, a favore di altrettanti poliziotti delle FSC, con l’ordine di recarsi a votare per Shafiq. La legge, infatti, proibisce a poliziotti e militari di votare, ma in questo modo sarebbe stata aggirata. Inoltre, l’elenco degli ufficiali e dei militari esclusi dal voto, in ogni seggio, sarebbe giunto in ritardo ai giudici. Chissà se sono stati esclusi davvero. Questo fatto è stato menzionato anche nel rapporto dell’organizzazione di monitoraggio di Jimmy Carter, la quale ha sì affermato di non aver notato grandi irregolarità, ma anche detto che in vita sua non ha mai dovuto subire tante restrizioni al proprio lavoro, aggiungendo che, un’altra volta, non avrebbe accettato l’incarico.

Questi presunti 900.000 voti in più per Shafiq sarebbero stati sufficienti a farlo passare in seconda posizione, escludendo invece Hamdeen Sabbahi, il quale, secondo i conteggi preliminari, ha ottenuto circa 500.000 voti in meno. Un’accusa seria, dunque. La Commissione Elettorale sta ora procedendo al riconteggio dei voti e i risultati dovrebbero essere annunciati questa sera, ma intanto Sabbahi e Abul Fotouh hanno presentato formale ricorso, chiedendo di sospendere l’annuncio.
In queste ore, pertanto, tutto può ancora succedere e, come ho già detto, la tensione è alle stelle. Per evitare la spaccatura del paese, con il possibile esplodere di nuove violenze, Amr Moussa ha chiesto a Shafiq di ritirarsi, mentre il deputato liberale Amr Hamzawi ha fatto la stessa cosa con Morsy. Inutile dire che nessuno ha raccolto l’invito, inoltre la Commissione Elettorale sostiene che la cosa non sarebbe legale. I due candidati ammessi al ballottaggio, nel frattempo, cercano alleanze, giocando a chi dei due è più rivoluzionario. Shafiq è arrivato a dire che restituirà la rivoluzione ai giovani che prima l’hanno fatta e poi se la sono vista rubare. I giovani rivoluzionari, da canto loro, sanno bene che con Shafiq li aspetta soltanto la galera o l’esilio.
Inaspettatamente, tuttavia, in mezzo a tutta questa oscurità, è esploso il “fenomeno Sabbahi”. Improvvisamente, quest’uomo è riuscito a concentrare su di sé le speranze della rivoluzione, fungendo da collante delle varie forze che la compongono, ciò che si sperava facesse Mohammed el-Baradei. Ma a differenza di el-Baradei, Sabbahi ha carisma e si trova a proprio agio in mezzo alla gente. La sua incredibile performance alle elezioni, poi, ottenuta con l’aiuto di pochi finanziamenti e il lavoro volontario di molti giovani, ha dato speranza, dimostrando che è possibile battere gli islamisti e il vecchio regime con una proposta politica diversa. Sabbahi, infatti, ha compiuto il miracolo di battere gli islamisti ad Alessandria, città roccaforte dei salafiti e degli islamisti in generale, con una grandissima differenza di voti. La cosa si è ripetuta anche in altre zone simbolo del predominio islamista, come Imbaba, il quartiere del Cairo diventato tristemente famoso, l’anno scorso, per un grave incidente settario nel quale è bruciata una chiesa. Come ci è riuscito?
Il graffito del martire Khaled Said che occhieggia dietro la folla.
Sabbahi è da sempre un socialista nasseriano, uno dei pochi rimasti, fin dai tempi del suo attivismo politico nelle associazioni studentesche, negli anni settanta. E fin da allora si è opposto al regime, prima di Sadat e poi di Mubarak, finendo in prigione varie volte. E’ un nazionalista, strenuo sostenitore della causa palestinese, giornalista e politico di vecchia data. Allo scoppio della rivolta di gennaio 2011, vi ha immediatamente preso parte, senza ambiguità. Il suo curriculum, dunque, è chiaro e coerente, cosa che ha sicuramente giocato a suo favore. Inoltre è un uomo “di sinistra”, che ha sempre lavorato a fianco di contadini e lavoratori, ma che ha attratto, nelle ultime settimane, anche il sostegno di molti intellettuali. Ciò che probabilmente alletta di più in lui, pertanto, è il suo programma di giustizia sociale, in contrasto con quello liberista dei Fratelli Musulmani. Ieri sera, questo contrasto, è apparso evidente anche dal punto di vista simbolico. Morsy e Sabbahi, infatti, hanno tenuto due conferenze stampa quasi contemporaneamente: quella di Morsy in un hotel a 5 stelle, alla presenza di giornalisti e guardie del corpo; quella di Sabbahi in un vicolo, in mezzo alla folla festante e senza barriere di sorta, con la gente che lo toccava e lo abbracciava.
E’ presto per dire se Sabbahi avrà davvero i numeri per fare da catalizzatore e da rappresentante della rivoluzione. Forse potrà anche contare su Abdel Moneim Abul Fotouh, se i due, questa volta, saranno abbastanza intelligenti da collaborare. Sabbahi, del resto, non ha preclusioni nei confronti degli islamisti, pur essendo un secolare. Questo è un altro punto di forza, perché così è in grado di unire anime diverse del paese. Quel che è certo è che la figura di Sabbahi sta emergendo con forza, in questi giorni. Mal che vada, potrà comunque avere un importante ruolo politico nella prossima fase, che chissà come sarà.
La situazione è ancora tesissima, dopo il risultato delle elezioni. Ovunque guardo, vedo discussioni drammatiche su chi votare ai ballottaggi. Non si parla d'altro, naturalmente. Morsy o Shafiq? Chi dei due è il male minore? Possibile che non ci sia una terza soluzione? Tutti quelli che conosco faticano ad assorbire lo shock.
[caption id="attachment_1597" align="alignright" width="300"] Hamdeen Sabbahi[/caption] A dire il vero, molti se l'aspettano davvero una terza soluzione, perché il sospetto di brogli elettorali sta crescendo. Oltre alle palesi gravi violazioni alle regole della propaganda elettorale, osservate nei giorni precedenti le votazioni, è saltata fuori un'altra denuncia da parte di un ufficiale delle Forze di Sicurezza Centrale, la famigerata polizia antisommossa. Secondo l'ufficiale, il ministero degli interni avrebbe emesso 900.000 documenti elettorali falsi, a favore di altrettanti poliziotti delle FSC, con l'ordine di recarsi a votare per Shafiq. La legge, infatti, proibisce a poliziotti e militari di votare, ma in questo modo sarebbe stata aggirata. Inoltre, l'elenco degli ufficiali e dei militari esclusi dal voto, in ogni seggio, sarebbe giunto in ritardo ai giudici. Chissà se sono stati esclusi davvero. Questo fatto è stato menzionato anche nel rapporto dell'organizzazione di monitoraggio di Jimmy Carter, la quale ha sì affermato di non aver notato grandi irregolarità, ma anche detto che in vita sua non ha mai dovuto subire tante restrizioni al proprio lavoro, aggiungendo che, un'altra volta, non avrebbe accettato l'incarico.
Questi presunti 900.000 voti in più per Shafiq sarebbero stati sufficienti a farlo passare in seconda posizione, escludendo invece Hamdeen Sabbahi, il quale, secondo i conteggi preliminari, ha ottenuto circa 500.000 voti in meno. Un'accusa seria, dunque. La Commissione Elettorale sta ora procedendo al riconteggio dei voti e i risultati dovrebbero essere annunciati questa sera, ma intanto Sabbahi e Abul Fotouh hanno presentato formale ricorso, chiedendo di sospendere l'annuncio.
In queste ore, pertanto, tutto può ancora succedere e, come ho già detto, la tensione è alle stelle. Per evitare la spaccatura del paese, con il possibile esplodere di nuove violenze, Amr Moussa ha chiesto a Shafiq di ritirarsi, mentre il deputato liberale Amr Hamzawi ha fatto la stessa cosa con Morsy. Inutile dire che nessuno ha raccolto l'invito, inoltre la Commissione Elettorale sostiene che la cosa non sarebbe legale. I due candidati ammessi al ballottaggio, nel frattempo, cercano alleanze, giocando a chi dei due è più rivoluzionario. Shafiq è arrivato a dire che restituirà la rivoluzione ai giovani che prima l'hanno fatta e poi se la sono vista rubare. I giovani rivoluzionari, da canto loro, sanno bene che con Shafiq li aspetta soltanto la galera o l'esilio.
Inaspettatamente, tuttavia, in mezzo a tutta questa oscurità, è esploso il "fenomeno Sabbahi". Improvvisamente, quest'uomo è riuscito a concentrare su di sé le speranze della rivoluzione, fungendo da collante delle varie forze che la compongono, ciò che si sperava facesse Mohammed el-Baradei. Ma a differenza di el-Baradei, Sabbahi ha carisma e si trova a proprio agio in mezzo alla gente. La sua incredibile performance alle elezioni, poi, ottenuta con l'aiuto di pochi finanziamenti e il lavoro volontario di molti giovani, ha dato speranza, dimostrando che è possibile battere gli islamisti e il vecchio regime con una proposta politica diversa. Sabbahi, infatti, ha compiuto il miracolo di battere gli islamisti ad Alessandria, città roccaforte dei salafiti e degli islamisti in generale, con una grandissima differenza di voti. La cosa si è ripetuta anche in altre zone simbolo del predominio islamista, come Imbaba, il quartiere del Cairo diventato tristemente famoso, l'anno scorso, per un grave incidente settario nel quale è bruciata una chiesa. Come ci è riuscito?
[caption id="attachment_1596" align="aligncenter" width="549"] Il graffito del martire Khaled Said che occhieggia dietro la folla.[/caption]
Sabbahi è da sempre un socialista nasseriano, uno dei pochi rimasti, fin dai tempi del suo attivismo politico nelle associazioni studentesche, negli anni settanta. E fin da allora si è opposto al regime, prima di Sadat e poi di Mubarak, finendo in prigione varie volte. E' un nazionalista, strenuo sostenitore della causa palestinese, giornalista e politico di vecchia data. Allo scoppio della rivolta di gennaio 2011, vi ha immediatamente preso parte, senza ambiguità. Il suo curriculum, dunque, è chiaro e coerente, cosa che ha sicuramente giocato a suo favore. Inoltre è un uomo "di sinistra", che ha sempre lavorato a fianco di contadini e lavoratori, ma che ha attratto, nelle ultime settimane, anche il sostegno di molti intellettuali. Ciò che probabilmente alletta di più in lui, pertanto, è il suo programma di giustizia sociale, in contrasto con quello liberista dei Fratelli Musulmani. Ieri sera, questo contrasto, è apparso evidente anche dal punto di vista simbolico. Morsy e Sabbahi, infatti, hanno tenuto due conferenze stampa quasi contemporaneamente: quella di Morsy in un hotel a 5 stelle, alla presenza di giornalisti e guardie del corpo; quella di Sabbahi in un vicolo, in mezzo alla folla festante e senza barriere di sorta, con la gente che lo toccava e lo abbracciava.
E' presto per dire se Sabbahi avrà davvero i numeri per fare da catalizzatore e da rappresentante della rivoluzione. Forse potrà anche contare su Abdel Moneim Abul Fotouh, se i due, questa volta, saranno abbastanza intelligenti da collaborare. Sabbahi, del resto, non ha preclusioni nei confronti degli islamisti, pur essendo un secolare. Questo è un altro punto di forza, perché così è in grado di unire anime diverse del paese. Quel che è certo è che la figura di Sabbahi sta emergendo con forza, in questi giorni. Mal che vada, potrà comunque avere un importante ruolo politico nella prossima fase, che chissà come sarà.