In attesa della sentenza su Mubarak
Radio Beckwith evangelica
Oggi potrebbe essere un giorno storico per l’Egitto, perché si concludono trentun anni di stato d’emergenza. Le leggi speciali, infatti, erano state estese qualche tempo fa dal Consiglio Militare, fino al 31 maggio 2012. E’ buffo che giungano al termine proprio in questo momento di alta tensione, due giorni prima della sentenza su Mubarak e qualche settimana prima del ballottaggio delle presidenziali che promette altre tensioni.
Nella vignetta: Mohammed Morsy dice agli elettori: “5 litri d’olio e 5 chili di riso a chi mi darà il voto per la Presidenza”. Gli elettori chiedono: “E cosa farai se diventerai Presidente?”. Al che Morsy risponde: “Combatterò tangenti e corruzione!”

Ma così è. Comunque, le leggi d’emergenza possono sempre essere rinnovate, quindi è presto per cantare vittoria. Di questo, però, il Consiglio Militare pare essersene lavato le mani, dicendo che tocca al Parlamento decidere, secondo quanto afferma la Dichiarazione Costituzionale. Vedremo, intanto non penso che le cose cambieranno drasticamente, per ora, senza leggi d’emergenza.

Gli egiziani, tuttavia, hanno testa e cuore altrove, risucchiati dal dilemma sulla scelta di chi votare al ballottaggio. I due candidati rimasti, si dice, sono quelli che più polarizzano e dividono il paese. Vero, ma hanno anche dilaniato interiormente ogni singolo elettore laico (islamisti e fedeli al vecchio regime non hanno nessun problema di scelta). Non ho parole per descrivervi quanto stanno soffrendo in questo momento. Li osservo e ascolto discutere (spesso fra sé e sé) senza riuscire a convincersi su quale sia la cosa più giusta da fare. Votare Shafiq, colui che è ritenuto responsabile della Battaglia del Cammello del 2 febbraio 2011, che ha lasciato sul terreno numerosi morti? Shafiq, che promette il ritorno dello stato di polizia, che ha a suo carico varie accuse pesanti di corruzione, che non nasconde la sua ammirazione per Mubarak, ecc. ecc. Oppure votare Morsy, cioè l’intera Fratellanza Musulmana, perché il singolo non esiste all’interno del movimento? La Fratellanza, che nei mesi passati ha dato prova di pensare solo ai suoi interessi, avida di potere, utilizzando metodi sporchi in campagna elettorale, manipolando il sentimento religioso dei più semplici? E chi si può fidare? Come si può dar loro anche l’ultima carica dello Stato, sulla quale non hanno ancora messo le mani? Potrebbe essere ancora peggio di Shafiq. La Fratellanza, che per mesi ha insultato, diffamato e sostenuto la repressione degli attivisti laici, tentando di far passare in parlamento una legge antisciopero peggio di quella di Mubarak, che si è accaparrata la Costituente, che sotto sotto, al di là di quel che va dicendo all’Occidente, vuole l’applicazione della sharia… E la mente gira in tondo, senza che possano trovare una soluzione soddisfacente per la propria coscienza. Con qualcuno ho cercato di metterla un po’ sul ridere, dicendo loro che chiunque avessero deciso di votare, alla fine avrebbe comunque scelto il Consiglio Militare, ma a dire il vero la cosa non fa affatto ridere. Momento nero.
Per ora, dunque, questo è il panorama: da un lato c’è Shafiq, che intascherà il voto degli ex di regime e dell’élite politico-affaristica che lo sosteneva, di molti cristiani e dei sufi; dall’altra c’è Morsy, che vincerà il sostegno dei vari islamisti, dei più religiosi e – sorpresa sorpresa – dei Socialisti Rivoluzionari; e in mezzo ci sono due schieramenti ancora sfumati, il Fronte Unito di Amr Moussa e Khaled Ali (che punta sul sostegno condizionato a Morsy, al quale si richiederà di sottoscrivere una “promessa” che dia alcune garanzie sulla Costituzione, la libertà di espressione e i diritti di donne e copti) e la nuova corrente, in via di formazione, di Sabbahi e Abul Fotouh (che non si schiera con nessuno).
Nel frattempo, si aspetta disillusi la sentenza su Mubarak, che arriverà sabato prossimo, 2 giugno. Ci sarà un esercito intero a proteggere la sede del processo. E già ci sono voci che il verdetto consisterà in sette anni di carcere e multe pesanti, nulla di più. Per i figli Alaa e Gamal, invece, si prospetta di sicuro un nuovo processo per corruzione.
Oggi potrebbe essere un giorno storico per l'Egitto, perché si concludono trentun anni di stato d'emergenza. Le leggi speciali, infatti, erano state estese qualche tempo fa dal Consiglio Militare, fino al 31 maggio 2012. E' buffo che giungano al termine proprio in questo momento di alta tensione, due giorni prima della sentenza su Mubarak e qualche settimana prima del ballottaggio delle presidenziali che promette altre tensioni.
[caption id="attachment_1611" align="alignright" width="300"] Nella vignetta: Mohammed Morsy dice agli elettori: "5 litri d'olio e 5 chili di riso a chi mi darà il voto per la Presidenza". Gli elettori chiedono: "E cosa farai se diventerai Presidente?". Al che Morsy risponde: "Combatterò tangenti e corruzione!"[/caption] Ma così è. Comunque, le leggi d'emergenza possono sempre essere rinnovate, quindi è presto per cantare vittoria. Di questo, però, il Consiglio Militare pare essersene lavato le mani, dicendo che tocca al Parlamento decidere, secondo quanto afferma la Dichiarazione Costituzionale. Vedremo, intanto non penso che le cose cambieranno drasticamente, per ora, senza leggi d'emergenza.
Gli egiziani, tuttavia, hanno testa e cuore altrove, risucchiati dal dilemma sulla scelta di chi votare al ballottaggio. I due candidati rimasti, si dice, sono quelli che più polarizzano e dividono il paese. Vero, ma hanno anche dilaniato interiormente ogni singolo elettore laico (islamisti e fedeli al vecchio regime non hanno nessun problema di scelta). Non ho parole per descrivervi quanto stanno soffrendo in questo momento. Li osservo e ascolto discutere (spesso fra sé e sé) senza riuscire a convincersi su quale sia la cosa più giusta da fare. Votare Shafiq, colui che è ritenuto responsabile della Battaglia del Cammello del 2 febbraio 2011, che ha lasciato sul terreno numerosi morti? Shafiq, che promette il ritorno dello stato di polizia, che ha a suo carico varie accuse pesanti di corruzione, che non nasconde la sua ammirazione per Mubarak, ecc. ecc. Oppure votare Morsy, cioè l'intera Fratellanza Musulmana, perché il singolo non esiste all'interno del movimento? La Fratellanza, che nei mesi passati ha dato prova di pensare solo ai suoi interessi, avida di potere, utilizzando metodi sporchi in campagna elettorale, manipolando il sentimento religioso dei più semplici? E chi si può fidare? Come si può dar loro anche l'ultima carica dello Stato, sulla quale non hanno ancora messo le mani? Potrebbe essere ancora peggio di Shafiq. La Fratellanza, che per mesi ha insultato, diffamato e sostenuto la repressione degli attivisti laici, tentando di far passare in parlamento una legge antisciopero peggio di quella di Mubarak, che si è accaparrata la Costituente, che sotto sotto, al di là di quel che va dicendo all'Occidente, vuole l'applicazione della sharia... E la mente gira in tondo, senza che possano trovare una soluzione soddisfacente per la propria coscienza. Con qualcuno ho cercato di metterla un po' sul ridere, dicendo loro che chiunque avessero deciso di votare, alla fine avrebbe comunque scelto il Consiglio Militare, ma a dire il vero la cosa non fa affatto ridere. Momento nero.
Per ora, dunque, questo è il panorama: da un lato c'è Shafiq, che intascherà il voto degli ex di regime e dell'élite politico-affaristica che lo sosteneva, di molti cristiani e dei sufi; dall'altra c'è Morsy, che vincerà il sostegno dei vari islamisti, dei più religiosi e - sorpresa sorpresa - dei Socialisti Rivoluzionari; e in mezzo ci sono due schieramenti ancora sfumati, il Fronte Unito di Amr Moussa e Khaled Ali (che punta sul sostegno condizionato a Morsy, al quale si richiederà di sottoscrivere una "promessa" che dia alcune garanzie sulla Costituzione, la libertà di espressione e i diritti di donne e copti) e la nuova corrente, in via di formazione, di Sabbahi e Abul Fotouh (che non si schiera con nessuno).
Nel frattempo, si aspetta disillusi la sentenza su Mubarak, che arriverà sabato prossimo, 2 giugno. Ci sarà un esercito intero a proteggere la sede del processo. E già ci sono voci che il verdetto consisterà in sette anni di carcere e multe pesanti, nulla di più. Per i figli Alaa e Gamal, invece, si prospetta di sicuro un nuovo processo per corruzione.