Un paese diviso in tre
Radio Beckwith evangelica
In Egitto continuano le proteste seguite all’infelice sentenza del processo Mubarak. In piazza Tahrir, e altre piazza egiziane, oggi è prevista una nuova milioniya, alla quale parteciperanno anche i Fratelli Musulmani. Le richieste comuni sono un nuovo processo per Mubarak e i suoi uomini (incluso i figli), magari con l’istituzione di tribunali rivoluzionari; le dimissioni del Procuratore Generale e la pulizia della magistratura dagli elementi del vecchio regime; l’approvazione della legge che bandisce dalla politica gli esponenti di spicco della precedente dittatura, con conseguente esclusione di Ahmed Shafiq dal ballottaggio delle presidenziali e ripetizione delle elezioni. 
La bandiera dice: “La rivoluzione è tornata nelle nostre mani”.

Su un ultimo punto, però, laici e islamisti divergono completamente: i primi, infatti, chiederanno la formazione di un consiglio presidenziale costituito da Sabbahi, Abul Fotouh, Khaled Ali, el-Baradei e Morsy, che si ponga alla guida del paese durante la transizione; i secondi, invece, chiederanno il regolare svolgimento del ballottaggio e il voto per Morsy, il candidato della Fratellanza Musulmana.

Proprio a proposito del consiglio presidenziale, si è tenuto ieri un lungo incontro tra i personaggi suddetti (eccetto el-Baradei, che è sempre in procinto di tornare in Egitto, ma poi continua a ritardare). Sabbahi, Abul Fotouh e Khaled Ali hanno invano cercato di convincere Morsy ad aderire all’iniziativa in nome dell’unità nazionale. Infatti, si è finalmente compreso che l’unico modo per democratizzare l’Egitto è far fronte comune contro il Consiglio Militare, nella maniera più indolore possibile, cioè evitando ulteriori spargimenti di sangue. Ma solo una piazza unita sarebbe in grado di far questo, dunque non si può prescindere dall’invocare la collaborazione dei Fratelli Musulmani. Tuttavia, questi ultimi hanno nuovamente dimostrato di avere a cuore più i loro interessi che l’unità del paese, almeno così la pensano in molti. La loro idea di democrazia sembra limitarsi alle elezioni. Insistono a proporsi come i leader dietro i quali tutti dovrebbero accodarsi con fiducia e che, una volta conquistata la “sedia”, rimetteranno a posto le cose con giustizia e rispetto delle minoranze. Peccato che l’esempio della Costituente ha dimostrato il contrario, disilludendo milioni di persone, se dobbiamo giudicare dai risultati delle ultime elezioni.
Comunque sia, nonostante il rifiuto di Morsy, l’idea del consiglio presidenziale va avanti. Per ora è più che altro un triumvirato, formato da Sabbahi, Abul Fotouh e Khaled Ali. I tre, ieri sera, si sono recati insieme a piazza Tahrir, dove hanno giurato solenne devozione alla rivoluzione, fino all’ultima goccia di sangue. “Siamo una sola mano!” – hanno gridato, scandendo slogan contro il Consiglio Militare. Tra i giovani attivisti, però, ho notato molta perplessità; non tanto perché i triumvirati, nella storia, sono sempre durati poco, ma perché ci si chiede quale efficacia politica possa avere, senza la partecipazione dei Fratelli Musulmani. Certo, i tre candidati rivoluzionari, visto il loro risultato alle presidenziali, rappresentano almeno dieci milioni di persone, molte di più di Morsy e Shafiq presi singolarmente. Tuttavia, finché non ci sarà unità tra laici e islamisti, il vecchio regime potrà sempre far leva sulla loro divisione. Il paese, quindi, pare procedere diviso in tre: militari e vecchio regime da una parte, islamisti dall’altra e rivoluzionari pizzicati in mezzo.
Il “triumvirato” Sabbahi-Abul Fotouh-Ali (da sinistra a destra)
Nel frattempo, Shafiq prosegue la sua orrenda campagna elettorale. Dico orrenda perché sta superando tutti i limiti della decenza. Non ha nessun programma, tranne quello classico della sicurezza e della stabilità, tipico di tutti i regimi dittatoriali. In più sta stravolgendo la storia recente della rivoluzione: ad esempio,  lui non sarebbe mai stato responsabile della morte di centinaia di manifestanti; anzi, sono i Fratelli Musulmani che hanno mandato i cecchini sui tetti a sparar loro addosso. Ci si aspetta, ora, che dica anche che è stato lui il primo martire della rivoluzione (del resto, è riuscito a dire che in guerra “ha ucciso ed è stato ucciso”, quindi di cosa ci si stupisce).
Il Consiglio Militare, invece, sembra sul punto di emanare l’attesa (o temuta) dichiarazione costituzionale complementare, con la quale dovrebbero essere definiti i poteri del nuovo Presidente. Se la suonano e se la cantano da soli, ormai. E il redivivo Consiglio Consultivo ha aggiunto del suo, suggerendo che i generali debbano sottrarre al Parlamento la facoltà esclusiva di eleggere la Costituente. Pensare che si è persino fatto un referendum popolare su questi punti. Si potevano risparmiare i soldi visto che, alla fine, i militari fanno come vogliono.
All’estero, intanto, gli egiziani hanno già iniziato a votare. Diverse persone hanno infine deciso di annullare il proprio voto, scrivendo sulla scheda qualche frase che spiega il rifiuto di entrambi i candidati, oppure qualche battuta salace. I social networks le stanno raccogliendo…
In Egitto continuano le proteste seguite all'infelice sentenza del processo Mubarak. In piazza Tahrir, e altre piazza egiziane, oggi è prevista una nuova milioniya, alla quale parteciperanno anche i Fratelli Musulmani. Le richieste comuni sono un nuovo processo per Mubarak e i suoi uomini (incluso i figli), magari con l'istituzione di tribunali rivoluzionari; le dimissioni del Procuratore Generale e la pulizia della magistratura dagli elementi del vecchio regime; l'approvazione della legge che bandisce dalla politica gli esponenti di spicco della precedente dittatura, con conseguente esclusione di Ahmed Shafiq dal ballottaggio delle presidenziali e ripetizione delle elezioni. 
[caption id="attachment_1624" align="alignright" width="300"] La bandiera dice: "La rivoluzione è tornata nelle nostre mani".[/caption] Su un ultimo punto, però, laici e islamisti divergono completamente: i primi, infatti, chiederanno la formazione di un consiglio presidenziale costituito da Sabbahi, Abul Fotouh, Khaled Ali, el-Baradei e Morsy, che si ponga alla guida del paese durante la transizione; i secondi, invece, chiederanno il regolare svolgimento del ballottaggio e il voto per Morsy, il candidato della Fratellanza Musulmana.
Proprio a proposito del consiglio presidenziale, si è tenuto ieri un lungo incontro tra i personaggi suddetti (eccetto el-Baradei, che è sempre in procinto di tornare in Egitto, ma poi continua a ritardare). Sabbahi, Abul Fotouh e Khaled Ali hanno invano cercato di convincere Morsy ad aderire all'iniziativa in nome dell'unità nazionale. Infatti, si è finalmente compreso che l'unico modo per democratizzare l'Egitto è far fronte comune contro il Consiglio Militare, nella maniera più indolore possibile, cioè evitando ulteriori spargimenti di sangue. Ma solo una piazza unita sarebbe in grado di far questo, dunque non si può prescindere dall'invocare la collaborazione dei Fratelli Musulmani. Tuttavia, questi ultimi hanno nuovamente dimostrato di avere a cuore più i loro interessi che l'unità del paese, almeno così la pensano in molti. La loro idea di democrazia sembra limitarsi alle elezioni. Insistono a proporsi come i leader dietro i quali tutti dovrebbero accodarsi con fiducia e che, una volta conquistata la "sedia", rimetteranno a posto le cose con giustizia e rispetto delle minoranze. Peccato che l'esempio della Costituente ha dimostrato il contrario, disilludendo milioni di persone, se dobbiamo giudicare dai risultati delle ultime elezioni.
Comunque sia, nonostante il rifiuto di Morsy, l'idea del consiglio presidenziale va avanti. Per ora è più che altro un triumvirato, formato da Sabbahi, Abul Fotouh e Khaled Ali. I tre, ieri sera, si sono recati insieme a piazza Tahrir, dove hanno giurato solenne devozione alla rivoluzione, fino all'ultima goccia di sangue. "Siamo una sola mano!" - hanno gridato, scandendo slogan contro il Consiglio Militare. Tra i giovani attivisti, però, ho notato molta perplessità; non tanto perché i triumvirati, nella storia, sono sempre durati poco, ma perché ci si chiede quale efficacia politica possa avere, senza la partecipazione dei Fratelli Musulmani. Certo, i tre candidati rivoluzionari, visto il loro risultato alle presidenziali, rappresentano almeno dieci milioni di persone, molte di più di Morsy e Shafiq presi singolarmente. Tuttavia, finché non ci sarà unità tra laici e islamisti, il vecchio regime potrà sempre far leva sulla loro divisione. Il paese, quindi, pare procedere diviso in tre: militari e vecchio regime da una parte, islamisti dall'altra e rivoluzionari pizzicati in mezzo.
[caption id="attachment_1623" align="aligncenter" width="542"] Il "triumvirato" Sabbahi-Abul Fotouh-Ali (da sinistra a destra)[/caption]
Nel frattempo, Shafiq prosegue la sua orrenda campagna elettorale. Dico orrenda perché sta superando tutti i limiti della decenza. Non ha nessun programma, tranne quello classico della sicurezza e della stabilità, tipico di tutti i regimi dittatoriali. In più sta stravolgendo la storia recente della rivoluzione: ad esempio,  lui non sarebbe mai stato responsabile della morte di centinaia di manifestanti; anzi, sono i Fratelli Musulmani che hanno mandato i cecchini sui tetti a sparar loro addosso. Ci si aspetta, ora, che dica anche che è stato lui il primo martire della rivoluzione (del resto, è riuscito a dire che in guerra "ha ucciso ed è stato ucciso", quindi di cosa ci si stupisce).
Il Consiglio Militare, invece, sembra sul punto di emanare l'attesa (o temuta) dichiarazione costituzionale complementare, con la quale dovrebbero essere definiti i poteri del nuovo Presidente. Se la suonano e se la cantano da soli, ormai. E il redivivo Consiglio Consultivo ha aggiunto del suo, suggerendo che i generali debbano sottrarre al Parlamento la facoltà esclusiva di eleggere la Costituente. Pensare che si è persino fatto un referendum popolare su questi punti. Si potevano risparmiare i soldi visto che, alla fine, i militari fanno come vogliono.
All'estero, intanto, gli egiziani hanno già iniziato a votare. Diverse persone hanno infine deciso di annullare il proprio voto, scrivendo sulla scheda qualche frase che spiega il rifiuto di entrambi i candidati, oppure qualche battuta salace. I social networks le stanno raccogliendo...