La competizione elettorale in vista del prossimo ballottaggio delle presidenziali non è l’unico spietato conflitto che attraversa l’Egitto in questo periodo instabile. Dopo lamilioniya di martedì scorso (che ha ottenuto gran successo, ma senza vera unità tra islamisti e laici) e le manifestazioni di ieri in occasione del secondo anniversario dell’assassinio di Khaled Said, oggi è toccato alla magistratura agitare le acque già poco tranquille del paese, contribuendo ad aumentare ulteriormente lo scontro tra istituzioni dello stato, ormai completamente emerso alla luce del sole. 
Tutto è cominciato con il parere della commissione legale in seno alla Suprema Corte Costituzionale, a proposito della famosa legge sull’isolamento politico degli ex esponenti del vecchio regime (cioè, per quanto riguarda le presidenziali, di Ahmed Shafiq). La commissione sostiene che la Commissione Elettorale non aveva nessun diritto di sottoporre la legge allo scrutinio della Corte Costituzionale. Che cosa significa? Gli esperti legali hanno opinioni discordi, ma alcuni sostengono che questo potrebbe portare all’approvazione della legge e, di conseguenza, all’eliminazione di Shafiq dalla corsa elettorale. Questo, a sua volta, implicherebbe l’annullamento e la ripetizione delle elezioni, oppure il ballottaggio tra Morsy e Sabbahi, il primo escluso. Tuttavia, il parere della commissione non è vincolante per la Corte Costituzionale e, onestamente, pare improbabile che quest’ultima lo accetti, ma questa notizia è bastata per causare nuovi subbugli e dibattiti.
Non è finita, però. C’è anche un’altra bomba a orologeria in mano ai giudici: la possibilità di dichiarare incostituzionale la legge elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Parlamento, con il suo conseguente scioglimento. Questa decisione, così come quella sulla legge che potrebbe squalificare Shafiq, sarà presa il 14 giugno, solo due giorni prima del ballottaggio. Anche questa volta, quindi, bisognerà allacciare le cinture e tenersi forte, si prevedono perturbazioni.
Finito qui? No. Un’altra bomba è stata lanciata da Ahmed al-Zanad, presidente (molto criticato) del Club dei Giudici. In una conferenza tenutasi oggi, al-Zanad ha sferrato un attacco a dir poco virulento contro il Parlamento, colpevole di aver criticato i giudici per la sentenza su Mubarak. Oltrepassando ogni limite, ha detto che se avessero saputo prima che le elezioni avrebbero portato in Parlamento “questi deputati”, i giudici non le avrebbero mai supervisionate. Ha anche minacciato lo sciopero dei giudici al ballottaggio. Quindi ha affermato che, d’ora in poi, i giudici giocheranno un ruolo attivo nel determinare le sorti del paese, perché sono capaci di rimettere chiunque al proprio posto. Anzi, al-Zanad è giunto a dire che spezzeranno le gambe a chiunque andrà troppo oltre. E i giudici non ratificheranno mai nessuna legge uscita da questo Parlamento.
Leggermente eccessivo, direi, e anche preoccupante. Inoltre, questo discorso delirante ha naturalmente avuto ripercussioni interne sulla stessa magistratura. La corrente Istiqlal, che lotta da anni per l’indipendenza dei giudici, ha annunciato di voler iniziare una raccolta di firme per sfiduciare al-Zanad. Il problema è che, per farlo, ci vuole un’assemblea generale straordinaria con la presenza di almeno ottomila giudici, e non sono pochi.
Il Parlamento, intanto, è sotto attacco anche su un altro fronte, riguardante l’irrisolta questione della Costituente. Due giorni fa, il Consiglio Militare ha dato 48 ore di tempo ai partiti (né minuto più né minuto meno) per mettersi d’accordo sui criteri di formazione dell’assemblea che dovrà riscrivere la Costituzione, altrimenti saranno i generali a emanare una dichiarazione costituzionale complementare oppure risusciteranno quella del 1971. L’ultimatum scadeva oggi alle 2 del pomeriggio (né minuto più né minuto meno). Pare che un accordo sia stato raggiunto, anche se alcuni giornali sostengono che gli islamisti insistano per aver almeno il 50% di rappresentanti. Ora è in corso un incontro tra i partiti e il Consiglio Militare per dirimere la questione. Attendiamo l’esito con ansia. Notizie ancora non confermate dicono che l’accordo è stato finalmente raggiunto e il 12 giugno il Parlamento sarà convocato per eleggere la nuova Costituente.
Un bello scontro di poteri istituzionali, dunque: Consiglio Militare contro Parlamento, magistratura contro Parlamento, piazza contro tutti e tre… Quelli che paiono più sotto tiro, in questo momento, sono i Fratelli Musulmani. Se non vincono la Presidenza potrebbero passare brutti momenti. Di nuovo. Avevano solo da farsi furbi, dicono i laici.
La competizione elettorale in vista del prossimo ballottaggio delle presidenziali non è l'unico spietato conflitto che attraversa l'Egitto in questo periodo instabile. Dopo lamilioniya di martedì scorso (che ha ottenuto gran successo, ma senza vera unità tra islamisti e laici) e le manifestazioni di ieri in occasione del secondo anniversario dell'assassinio di Khaled Said, oggi è toccato alla magistratura agitare le acque già poco tranquille del paese, contribuendo ad aumentare ulteriormente lo scontro tra istituzioni dello stato, ormai completamente emerso alla luce del sole. 
Tutto è cominciato con il parere della commissione legale in seno alla Suprema Corte Costituzionale, a proposito della famosa legge sull'isolamento politico degli ex esponenti del vecchio regime (cioè, per quanto riguarda le presidenziali, di Ahmed Shafiq). La commissione sostiene che la Commissione Elettorale non aveva nessun diritto di sottoporre la legge allo scrutinio della Corte Costituzionale. Che cosa significa? Gli esperti legali hanno opinioni discordi, ma alcuni sostengono che questo potrebbe portare all'approvazione della legge e, di conseguenza, all'eliminazione di Shafiq dalla corsa elettorale. Questo, a sua volta, implicherebbe l'annullamento e la ripetizione delle elezioni, oppure il ballottaggio tra Morsy e Sabbahi, il primo escluso. Tuttavia, il parere della commissione non è vincolante per la Corte Costituzionale e, onestamente, pare improbabile che quest'ultima lo accetti, ma questa notizia è bastata per causare nuovi subbugli e dibattiti.
Non è finita, però. C'è anche un'altra bomba a orologeria in mano ai giudici: la possibilità di dichiarare incostituzionale la legge elettorale con la quale è stato eletto l'attuale Parlamento, con il suo conseguente scioglimento. Questa decisione, così come quella sulla legge che potrebbe squalificare Shafiq, sarà presa il 14 giugno, solo due giorni prima del ballottaggio. Anche questa volta, quindi, bisognerà allacciare le cinture e tenersi forte, si prevedono perturbazioni.
Finito qui? No. Un'altra bomba è stata lanciata da Ahmed al-Zanad, presidente (molto criticato) del Club dei Giudici. In una conferenza tenutasi oggi, al-Zanad ha sferrato un attacco a dir poco virulento contro il Parlamento, colpevole di aver criticato i giudici per la sentenza su Mubarak. Oltrepassando ogni limite, ha detto che se avessero saputo prima che le elezioni avrebbero portato in Parlamento "questi deputati", i giudici non le avrebbero mai supervisionate. Ha anche minacciato lo sciopero dei giudici al ballottaggio. Quindi ha affermato che, d'ora in poi, i giudici giocheranno un ruolo attivo nel determinare le sorti del paese, perché sono capaci di rimettere chiunque al proprio posto. Anzi, al-Zanad è giunto a dire che spezzeranno le gambe a chiunque andrà troppo oltre. E i giudici non ratificheranno mai nessuna legge uscita da questo Parlamento.
Leggermente eccessivo, direi, e anche preoccupante. Inoltre, questo discorso delirante ha naturalmente avuto ripercussioni interne sulla stessa magistratura. La corrente Istiqlal, che lotta da anni per l'indipendenza dei giudici, ha annunciato di voler iniziare una raccolta di firme per sfiduciare al-Zanad. Il problema è che, per farlo, ci vuole un'assemblea generale straordinaria con la presenza di almeno ottomila giudici, e non sono pochi.
Il Parlamento, intanto, è sotto attacco anche su un altro fronte, riguardante l'irrisolta questione della Costituente. Due giorni fa, il Consiglio Militare ha dato 48 ore di tempo ai partiti (né minuto più né minuto meno) per mettersi d'accordo sui criteri di formazione dell'assemblea che dovrà riscrivere la Costituzione, altrimenti saranno i generali a emanare una dichiarazione costituzionale complementare oppure risusciteranno quella del 1971. L'ultimatum scadeva oggi alle 2 del pomeriggio (né minuto più né minuto meno). Pare che un accordo sia stato raggiunto, anche se alcuni giornali sostengono che gli islamisti insistano per aver almeno il 50% di rappresentanti. Ora è in corso un incontro tra i partiti e il Consiglio Militare per dirimere la questione. Attendiamo l'esito con ansia. Notizie ancora non confermate dicono che l'accordo è stato finalmente raggiunto e il 12 giugno il Parlamento sarà convocato per eleggere la nuova Costituente.
Un bello scontro di poteri istituzionali, dunque: Consiglio Militare contro Parlamento, magistratura contro Parlamento, piazza contro tutti e tre... Quelli che paiono più sotto tiro, in questo momento, sono i Fratelli Musulmani. Se non vincono la Presidenza potrebbero passare brutti momenti. Di nuovo. Avevano solo da farsi furbi, dicono i laici.