Un nuovo accordo sulla Costituente
Radio Beckwith evangelica
L’ultimatum dei militari ai partiti sembra aver funzionato. Alla vigilia del “venerdì della determinazione”, le forze politiche (soprattutto islamiste) sono scese a patti sui criteri per la formazione della nuova Assemblea Costituente. Il principale di questi criteri è la divisione netta, cinquanta e cinquanta, dei cento posti disponibili tra islamisti e secolari. La cosa divertente, adesso, sarà stabilire per ciascun rappresentante se questo sia islamista oppure secolare. Questa operazione dovrebbe avvenire proprio oggi, quando si sceglieranno i nomi dei candidati alla Costituente. 
Scendendo più in dettaglio, trentasette membri dovranno essere parlamentari (sedici al partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani; sette al partito salafita al-Nour; cinque ai liberali del Wafd; due al Partito Social Democratico, agli islamisti moderati del Wasat e al Partito degli Egiziani Liberi; uno ai nasseriani del partito al-Karama). Dieci seggi saranno destinati ad esperti costituzionalisti, ventuno a personalità pubbliche non meglio definite, dieci ai giovani della rivoluzione (uomini e donne, è stato specificato), sei ai sindacati, cinque ad al-Azhar, quattro alla chiesa copta (solo quella ortodossa?), uno alla polizia e uno all’esercito.
Meglio della precedente Costituente, ma non si può non notare l’assenza di alcune minoranze significative, come i Nubiani per esempio. Per non parlare delle donne: non ci sono posti riservati a loro. Le donne, in teoria, dovrebbero entrare nella Costituente in tutte le categorie sopra citate e non in una categoria a sé, ma dubito fortemente che ciò accadrà. Questa è una pessima cosa.
Nel frattempo, proseguono sia la campagna elettorale di Shafiq e Morsy, sia le proteste. Ieri si è svolta la manifestazione del “venerdì della determinazione”, che tuttavia non ha avuto una grande affluenza. La causa sembra essere la bassa partecipazione degli islamisti che scendono in piazza a seconda dell’interesse del momento. In piazza Tahrir si è tenuta una nuova simulazione del processo di Mubarak, com’era già successo un anno fa, prima che lo arrestassero.
E ieri si è anche tenuta una nuova marcia delle donne per protestare contro le diffuse molestie sessuali a loro danno che si sono verificate negli ultimi giorni in piazza Tahrir. L’argomento ha fatto parlare molto. Ci si chiede se siano molestie pianificate, secondo una strategia di regime ben collaudata già sotto Mubarak, volta a scoraggiare la partecipazione delle donne alle proteste. Sicuramente esiste una componente programmata, ma io sono convinta che il problema sia molto più vasto e grave di così. Le molestie alle donne sono diffuse in tutto il paese, in tutti gli ambienti e avvengono quotidianamente, pertanto il problema è sociale, ci sono pochi dubbi. Inoltre, ci sono tantissime testimonianze di donne, da piazza Tahrir, che dicono di sentire spesso dei colleghi manifestanti affermare che le donne dovrebbero stare a casa. A essere sinceri, ciò succede spesso quando in piazza c’è una presenza maggioritaria d’islamisti. Durante i diciotto giorni della rivolta che ha destituito Mubarak, tuttavia, le molestie sessuali erano sparite completamente. Dovrà pur significare qualcosa tutto questo.
Manco a dirlo, la manifestazione di ieri contro le molestie sessuali alle donne è finita con un assalto in piena regola dei baltagheya (questa volta pare certo che si sia trattato di un attacco programmato), che hanno aggredito sessualmente le partecipanti (non si parla di stupri, per fortuna, ma comunque di palpeggiamenti pesantissimi, insulti di tipo sessuale, vestiti strappati, ecc.). Gli uomini che erano alla manifestazione hanno potuto fare poco, perché gli assalitori era molto più numerosi (si parla di un centinaio o forse più). A sentire le testimonianze su giornali e social network, alcune donne hanno già rinunciato a partecipare alle dimostrazioni e questa è una pessima notizia. La resistenza delle donne è quanto mai necessaria.
Ma non è finita qua. Oltre a tentare di scoraggiare le donne, il regime tenta anche di provocare una nuova ondata di xenofobia. La tv egiziana, infatti, da ieri sta trasmettendo brevi pubblicità che invitano a diffidare degli stranieri e a non dar loro alcun tipo d’informazione. Il messaggio, non troppo subliminale, sembra essere: non parlate con gli stranieri, perché sono tutti spie che tramano contro gli interessi dell’Egitto. Magnifico, soprattutto per rilanciare il turismo. Molti egiziani, per fortuna, sono immuni da questo tipo di propaganda, ma altri no. Diversi stranieri hanno già avuto gravi problemi a causa di questi tentativi di incitamento alla xenofobia, alimentata soprattutto dai militari e, talvolta, dagli islamisti (che con un triplo salto mortale mentale sono arrivati a dire che i Socialisti Rivoluzionari sono degli agenti americani pagati dalla CIA). Se poi lo straniero ha una macchina fotografica o una telecamera sono guai ancora peggiori, ma anche gli egiziani con una fisionomia che non rispetta i canoni tipici del luogo raccontano di aver avuto frequenti problemi per essere stati scambiati per stranieri.
Comunque, per rinfrancar lo spirito, vi lascio con un simpatico giochino che sta girando su internet. Il gioco s’intitola “Tira la scarpa a Shafiq” (non c’è bisogno d’istruzioni):
Nota: ogni volta che tirate la scarpa si sente il grido “feloul”, il nome dato ai “resti del vecchio regime”.
L'ultimatum dei militari ai partiti sembra aver funzionato. Alla vigilia del "venerdì della determinazione", le forze politiche (soprattutto islamiste) sono scese a patti sui criteri per la formazione della nuova Assemblea Costituente. Il principale di questi criteri è la divisione netta, cinquanta e cinquanta, dei cento posti disponibili tra islamisti e secolari. La cosa divertente, adesso, sarà stabilire per ciascun rappresentante se questo sia islamista oppure secolare. Questa operazione dovrebbe avvenire proprio oggi, quando si sceglieranno i nomi dei candidati alla Costituente. 
Scendendo più in dettaglio, trentasette membri dovranno essere parlamentari (sedici al partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani; sette al partito salafita al-Nour; cinque ai liberali del Wafd; due al Partito Social Democratico, agli islamisti moderati del Wasat e al Partito degli Egiziani Liberi; uno ai nasseriani del partito al-Karama). Dieci seggi saranno destinati ad esperti costituzionalisti, ventuno a personalità pubbliche non meglio definite, dieci ai giovani della rivoluzione (uomini e donne, è stato specificato), sei ai sindacati, cinque ad al-Azhar, quattro alla chiesa copta (solo quella ortodossa?), uno alla polizia e uno all'esercito.
Meglio della precedente Costituente, ma non si può non notare l'assenza di alcune minoranze significative, come i Nubiani per esempio. Per non parlare delle donne: non ci sono posti riservati a loro. Le donne, in teoria, dovrebbero entrare nella Costituente in tutte le categorie sopra citate e non in una categoria a sé, ma dubito fortemente che ciò accadrà. Questa è una pessima cosa.
Nel frattempo, proseguono sia la campagna elettorale di Shafiq e Morsy, sia le proteste. Ieri si è svolta la manifestazione del "venerdì della determinazione", che tuttavia non ha avuto una grande affluenza. La causa sembra essere la bassa partecipazione degli islamisti che scendono in piazza a seconda dell'interesse del momento. In piazza Tahrir si è tenuta una nuova simulazione del processo di Mubarak, com'era già successo un anno fa, prima che lo arrestassero.
E ieri si è anche tenuta una nuova marcia delle donne per protestare contro le diffuse molestie sessuali a loro danno che si sono verificate negli ultimi giorni in piazza Tahrir. L'argomento ha fatto parlare molto. Ci si chiede se siano molestie pianificate, secondo una strategia di regime ben collaudata già sotto Mubarak, volta a scoraggiare la partecipazione delle donne alle proteste. Sicuramente esiste una componente programmata, ma io sono convinta che il problema sia molto più vasto e grave di così. Le molestie alle donne sono diffuse in tutto il paese, in tutti gli ambienti e avvengono quotidianamente, pertanto il problema è sociale, ci sono pochi dubbi. Inoltre, ci sono tantissime testimonianze di donne, da piazza Tahrir, che dicono di sentire spesso dei colleghi manifestanti affermare che le donne dovrebbero stare a casa. A essere sinceri, ciò succede spesso quando in piazza c'è una presenza maggioritaria d'islamisti. Durante i diciotto giorni della rivolta che ha destituito Mubarak, tuttavia, le molestie sessuali erano sparite completamente. Dovrà pur significare qualcosa tutto questo.
Manco a dirlo, la manifestazione di ieri contro le molestie sessuali alle donne è finita con un assalto in piena regola dei baltagheya (questa volta pare certo che si sia trattato di un attacco programmato), che hanno aggredito sessualmente le partecipanti (non si parla di stupri, per fortuna, ma comunque di palpeggiamenti pesantissimi, insulti di tipo sessuale, vestiti strappati, ecc.). Gli uomini che erano alla manifestazione hanno potuto fare poco, perché gli assalitori era molto più numerosi (si parla di un centinaio o forse più). A sentire le testimonianze su giornali e social network, alcune donne hanno già rinunciato a partecipare alle dimostrazioni e questa è una pessima notizia. La resistenza delle donne è quanto mai necessaria.
Ma non è finita qua. Oltre a tentare di scoraggiare le donne, il regime tenta anche di provocare una nuova ondata di xenofobia. La tv egiziana, infatti, da ieri sta trasmettendo brevi pubblicità che invitano a diffidare degli stranieri e a non dar loro alcun tipo d'informazione. Il messaggio, non troppo subliminale, sembra essere: non parlate con gli stranieri, perché sono tutti spie che tramano contro gli interessi dell'Egitto. Magnifico, soprattutto per rilanciare il turismo. Molti egiziani, per fortuna, sono immuni da questo tipo di propaganda, ma altri no. Diversi stranieri hanno già avuto gravi problemi a causa di questi tentativi di incitamento alla xenofobia, alimentata soprattutto dai militari e, talvolta, dagli islamisti (che con un triplo salto mortale mentale sono arrivati a dire che i Socialisti Rivoluzionari sono degli agenti americani pagati dalla CIA). Se poi lo straniero ha una macchina fotografica o una telecamera sono guai ancora peggiori, ma anche gli egiziani con una fisionomia che non rispetta i canoni tipici del luogo raccontano di aver avuto frequenti problemi per essere stati scambiati per stranieri.
Comunque, per rinfrancar lo spirito, vi lascio con un simpatico giochino che sta girando su internet. Il gioco s'intitola "Tira la scarpa a Shafiq" (non c'è bisogno d'istruzioni):
Nota: ogni volta che tirate la scarpa si sente il grido "feloul", il nome dato ai "resti del vecchio regime".