L’accordo delle forze politiche sulla Costituente è durato poco, praticamente solo qualche giorno. Ieri, i partiti si sono riuniti per decidere in dettaglio i nomi dei membri da proporre, raccogliendo anche quelli delle varie istituzioni e associazioni, alle quali era stato deciso di dare rappresentanza.

Uno dei graffiti di Minya, città a sud del Cairo

Ma quando si è arrivati al dunque è nata una nuova disputa. Sarebbe meglio dire vecchia disputa, perché in effetti è sempre la stessa. Gli islamisti, infatti, hanno di nuovo tentato il colpo. Si era deciso che i cento membri della Costituente avrebbero dovuto essere equamente divisi tra islamisti e secolari, esattamente cinquanta e cinquanta. I partiti liberali, però, si sono accorti all’ultimo momento che Fratelli Musulmani e salafiti di al-Nour intendevano accaparrarsi cinquanta seggi solo per loro, lasciando tutti gli altri islamisti alla quota secolare. Anche al-Azhar e la chiesa copta erano stati contati come “secolari”, cosa sulla quale i liberali hanno avuto molto da obiettare. Per di più, anche i seggi riservati ai sindacati (anch’essi conteggiati tra i secolari) sarebbero finiti nelle mani degli islamisti, perché molti di questi sono dominati dai Fratelli Musulmani. Altro che cinquanta e cinquanta. E a irritare ancor più i liberali si sono aggiunte le pressioni dei militari per far assegnare tre seggi ai partiti nati dalle ceneri dell’ex partito di governo, il Partito Nazional Democratico.

Tutto ciò ha portato un’altra volta al ritiro di quattro partiti liberali, i quali hanno annunciato di voler lasciare i loro seggi alle donne, ai copti e ad altre minoranze escluse. Ora vedremo quali saranno gli ulteriori sviluppi di questa scelta. La chiesa copto-cattolica, intanto, si è distinta per un’azione che è stata molto lodata: invece di nominare quattro uomini di chiesa per la propria quota di seggi nella Costituente (il seggio disponibile per i cattolici, se non sbaglio, è uno solo, ma alle varie parti in causa è stato chiesto di fare i nomi di più candidati, tra i quali poi toccherà al Parlamento scegliere), ha proposto quattro costituzionalisti. Non mi pare un’azione da poco, in mezzo a tanti che pensano solo ai propri interessi particolari.

Per quanto riguarda le elezioni, il 9 giugno si è concluso il voto all’estero e adesso stanno giungendo i primi risultati. Per ora è in testa Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Questo non stupisce, perché la maggioranza dei votanti all’estero si trova in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo, dove la Fratellanza è forte. I voti all’estero, tuttavia, non sono che poche centinaia di migliaia e non possono essere presi come un indicatore affidabile del risultato complessivo delle elezioni.

Nel frattempo, Morsy ha intascato l’appoggio ufficiale di Abdel Moneim Abul Fotouh, mentre Sabbahi insiste nel voler astenersi dal scegliere uno dei due candidati. Shafiq, invece, sempre intento ad attaccare ferocemente i Fratelli Musulmani (ben ricambiato, devo dire) avrebbe dovuto testimoniare al processo sulla famosa Battaglia del cammello, della quale è ritenuto responsabile insieme a diversi esponenti del vecchio regime. Né lui né i generali, che erano convocati assieme lui, si sono degnati di presentarsi in tribunale. Sembra che si sentano molto sicuri di sé, in questo periodo. Intanto, quarantacinque attivisti continuano lo sciopero della fame per chiedere l’approvazione della legge sull’isolamento politico di Shafiq e affini. Ho la netta sensazione che ai militari, al governo e alla Corte Costituzionale non importi un bel nulla, se questi ragazzi muoiono di fame.

Una buona notizia: le diffuse proteste seguite alla trasmissione di annunci xenofobi da parte della Tv egiziana hanno avuto in parte successo, perché uno di questi annunci è stato ritirato in tutta fretta. Non bisogna lasciarne passare nemmeno una, se non si vuole che l’Egitto torni alla situazione che c’era sotto Mubarak, chiunque sarà il vincitore delle elezioni.

A proposito di Mubarak, non commenterò sul suo stato di salute finché non ci saranno notizie certe. Nell’ultimo anno, stando a giornali e altre fonti, è già morto o scappato decine di volte, pertanto è meglio non sbilanciarsi.

L'accordo delle forze politiche sulla Costituente è durato poco, praticamente solo qualche giorno. Ieri, i partiti si sono riuniti per decidere in dettaglio i nomi dei membri da proporre, raccogliendo anche quelli delle varie istituzioni e associazioni, alle quali era stato deciso di dare rappresentanza. [caption id="attachment_1636" align="alignright" width="300"] Uno dei graffiti di Minya, città a sud del Cairo[/caption] Ma quando si è arrivati al dunque è nata una nuova disputa. Sarebbe meglio dire vecchia disputa, perché in effetti è sempre la stessa. Gli islamisti, infatti, hanno di nuovo tentato il colpo. Si era deciso che i cento membri della Costituente avrebbero dovuto essere equamente divisi tra islamisti e secolari, esattamente cinquanta e cinquanta. I partiti liberali, però, si sono accorti all'ultimo momento che Fratelli Musulmani e salafiti di al-Nour intendevano accaparrarsi cinquanta seggi solo per loro, lasciando tutti gli altri islamisti alla quota secolare. Anche al-Azhar e la chiesa copta erano stati contati come "secolari", cosa sulla quale i liberali hanno avuto molto da obiettare. Per di più, anche i seggi riservati ai sindacati (anch'essi conteggiati tra i secolari) sarebbero finiti nelle mani degli islamisti, perché molti di questi sono dominati dai Fratelli Musulmani. Altro che cinquanta e cinquanta. E a irritare ancor più i liberali si sono aggiunte le pressioni dei militari per far assegnare tre seggi ai partiti nati dalle ceneri dell'ex partito di governo, il Partito Nazional Democratico. Tutto ciò ha portato un'altra volta al ritiro di quattro partiti liberali, i quali hanno annunciato di voler lasciare i loro seggi alle donne, ai copti e ad altre minoranze escluse. Ora vedremo quali saranno gli ulteriori sviluppi di questa scelta. La chiesa copto-cattolica, intanto, si è distinta per un'azione che è stata molto lodata: invece di nominare quattro uomini di chiesa per la propria quota di seggi nella Costituente (il seggio disponibile per i cattolici, se non sbaglio, è uno solo, ma alle varie parti in causa è stato chiesto di fare i nomi di più candidati, tra i quali poi toccherà al Parlamento scegliere), ha proposto quattro costituzionalisti. Non mi pare un'azione da poco, in mezzo a tanti che pensano solo ai propri interessi particolari. Per quanto riguarda le elezioni, il 9 giugno si è concluso il voto all'estero e adesso stanno giungendo i primi risultati. Per ora è in testa Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Questo non stupisce, perché la maggioranza dei votanti all'estero si trova in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo, dove la Fratellanza è forte. I voti all'estero, tuttavia, non sono che poche centinaia di migliaia e non possono essere presi come un indicatore affidabile del risultato complessivo delle elezioni. Nel frattempo, Morsy ha intascato l'appoggio ufficiale di Abdel Moneim Abul Fotouh, mentre Sabbahi insiste nel voler astenersi dal scegliere uno dei due candidati. Shafiq, invece, sempre intento ad attaccare ferocemente i Fratelli Musulmani (ben ricambiato, devo dire) avrebbe dovuto testimoniare al processo sulla famosa Battaglia del cammello, della quale è ritenuto responsabile insieme a diversi esponenti del vecchio regime. Né lui né i generali, che erano convocati assieme lui, si sono degnati di presentarsi in tribunale. Sembra che si sentano molto sicuri di sé, in questo periodo. Intanto, quarantacinque attivisti continuano lo sciopero della fame per chiedere l'approvazione della legge sull'isolamento politico di Shafiq e affini. Ho la netta sensazione che ai militari, al governo e alla Corte Costituzionale non importi un bel nulla, se questi ragazzi muoiono di fame. Una buona notizia: le diffuse proteste seguite alla trasmissione di annunci xenofobi da parte della Tv egiziana hanno avuto in parte successo, perché uno di questi annunci è stato ritirato in tutta fretta. Non bisogna lasciarne passare nemmeno una, se non si vuole che l'Egitto torni alla situazione che c'era sotto Mubarak, chiunque sarà il vincitore delle elezioni. A proposito di Mubarak, non commenterò sul suo stato di salute finché non ci saranno notizie certe. Nell'ultimo anno, stando a giornali e altre fonti, è già morto o scappato decine di volte, pertanto è meglio non sbilanciarsi.