Parlamento blindato alla vigilia del ballottaggio
Radio Beckwith evangelica
Siamo ormai giunti alla vigilia del ballottaggio delle elezioni presidenziali, ma ancora non si spegne il dibattito sulla sentenza della Corte Costituzionale, che ieri ha approvato la candidatura di Ahmed Shafiq e sciolto il Parlamento. In realtà, non bastava questa sentenza per sciogliere il Parlamento, perché andava ancora applicata. Non ci è voluto molto, comunque. Il Consiglio Militare ha agito in fretta: questo pomeriggio ha notificato ufficialmente lo scioglimento delle due Camere, ha proibito l’ingresso nell’edificio a tutti i deputati e, per attuare il divieto, l’ha fatto circondare da polizia ed esercito. Il Parlamento è ufficialmente chiuso.
Nella vignetta si vede la rivoluzione del 25 gennaio camminare su un filo sottile, come un equilibrista, al di sopra di un mare di disperazione.

Il candidato Shafiq, ieri sera, ha subito tenuto una conferenza stampa per commentare la sentenza e lo stesso ha fatto il suo rivale Morsy, della Fratellanza Musulmana. Il primo era a dir poco gongolante, mentre il secondo ha lasciato trapelare tutta la sua rabbia, minacciando una seconda rivoluzione in caso di brogli alle elezioni, che ora i Fratelli Musulmani temono ancora di più. Ciò, tuttavia, non li ha spinti a ritirarsi da quella che per i rivoluzionari è una farsa, cioè le elezioni. Nonostante i tanti appelli, loro andranno avanti testardi, insensibili alle proprie contraddizioni.

E sono in molti ad attribuire gran parte della colpa per la situazione attuale proprio ai Fratelli Musulmani: hanno sempre contrattato con il regime che si voleva abbattere fin dai primi giorni della rivoluzione e solo per i propri interessi; hanno spinto per avere le elezioni parlamentari prima di una nuova Costituzione, sperando, com’è avvenuto, di monopolizzare il Parlamento; hanno sempre sostenuto i militari, anche durante i momenti di violenta oppressione dei manifestanti, da loro accusati di essere dei teppisti pagati da stranieri; hanno tentato due volte di monopolizzare anche la Costituente e, da ultimo, hanno approvato in fretta e furia una legge piena di falle per isolare dalla politica gli uomini di Mubarak, solo pochi giorni prima delle elezioni presidenziali. Ne hanno davvero tanta di responsabilità, i Fratelli Musulmani.
Ma nel gioco di attribuzione delle colpe che si sta facendo in Egitto, non dimentichiamo il Consiglio Militare. Se i Fratelli Musulmani sono stupidamente caduti nella trappola tesa loro dai generali, sono pur sempre questi ultimi che hanno ordito una transizione ad hoc per non cedere il potere, con l’aiuto naturalmente di quello “stato profondo” (parola che va di moda di questi tempi) che è così difficile da smantellare. Per quanto le colpe dei Fratelli Musulmani possano essere gravi, non bisogna dimenticare chi sta alla regia.
E dei giudici cosa si può dire? E’ innegabile che la sentenza di ieri sia legalmente ineccepibile e dietro questo si nascondono quanti li difendono. Ma tra gli stessi giudici ci sono opinioni discordi. Quella di Zakariya Abdel Aziz ad esempio, uno dei giudici vicini alla rivoluzione e vice presidente della Corte di Cassazione. Secondo lui c’erano solo due possibilità. Se la Commissione Elettorale (sulla cui natura c’è stato un grosso dibattito) fosse stata considerata come un puro organo amministrativo, la Corte Costituzionale avrebbe dovuto rifiutarsi di esaminare la legge sull’isolamento politico, perché la Commissione non aveva la facoltà di sottoporla a loro. In questo caso la Corte Costituzionale avrebbe sbagliato ad accogliere la domanda di esaminare la legge. Se invece la Commissione Elettorale fosse stata considerata come un organo giudiziario, aveva sì facoltà di sottoporre la legge alla Corte Costituzionale, ma allora la Commissione sarebbe stata tenuta a posticipare le presidenziali per attendere il verdetto della Corte Costituzionale. In questo caso avrebbe sbagliato la Commissione. E ricordiamo inoltre che alcuni suoi membri fanno parte anche della Corte Costituzionale.
Per quanto riguarda la legge sulle elezioni parlamentari, alcuni s’interrogano sulla velocità e sul tempismo della decisione della Corte Costituzionale. Negli anni passati, infatti, era già successo alcune volte che la Corte sciogliesse il Parlamento, ma c’erano voluti anni. Come mai questa differenza di tempi? E mi chiedo io: chi l’ha fatta la legge sulle parlamentari? Il Consiglio Militare, ovviamente, con la consulenza di esperti legali. Possibile che abbiano inconsapevolmente confezionato una legge che presentava falle costituzionali così vistose, sulle quali erano stati messi in guardia anche sui mass media, mettendo a repentaglio il futuro del paese? A me non sembra che i giudici siano del tutto innocenti. E’ facile nascondersi dietro i cavilli legali a volte. Ovviamente il discorso non vale per tutta la magistratura, anch’essa attraversata da conflitti pesanti.
Anche i giovani rivoluzionari hanno le loro colpe naturalmente. Per nulla privi di autocritica, sono i primi ad ammetterlo, a cominciare dal riconoscimento delle loro divisioni alle ultime elezioni. Ieri girava la battuta che, alla notizia della sentenza della Corte Costituzionale, i rumeni fossero scesa in piazza per festeggiare, perché finalmente avevano trovato una rivoluzione più stupida della loro. Tuttavia, voi pensate quel che volete, ma io credo che ci sia una bella differenza tra gli errori della rivoluzione e le colpe dei Fratelli Musulmani o dei militari. C’è la differenza che esiste tra chi sbaglia per inesperienza, ingenuità, magari anche stupidità, ma perseguendo un fine giusto e nobile, e chi “sbaglia” calpestando i diritti altrui per i propri interessi (vedi i Fratelli Musulmani) o per mantenere la propria stretta autoritaria sulla vita di milioni di persone. Per me la differenza è sostanziale.
Nel frattempo, in attesa del verdetto delle urne, il Consiglio Militare è riunito in seduta straordinaria per discutere di una nuova dichiarazione costituzionale. Vediamo un po’ cosa tireranno fuori dal cappello questa volta…