Gli egiziani al voto
Radio Beckwith evangelica
In mezzo a un potente dispiegamento di forze di sicurezza ed esercito (vedi foto) gli egiziani hanno iniziato a votare per il ballottaggio delle presidenziali. Oggi è il secondo giorno e le operazioni procedono regolari. L’affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, oscillante, a seconda dei seggi, tra il 10 e il 20%, almeno fino a questa mattina. Gli egiziani, dunque, non sono entusiasti di queste elezioni, come abbiamo già avuto modo di commentare ampiamente.
Parte dei rivoluzionari laici voteranno per Shafiq, superando il loro naturale disgusto; altri voteranno per Morsy, lottando contro un disgusto altrettanto grande. Ma c’è anche un terzo gruppo fatto di muqati’un(boicottatori) e di mubtilun (annullatori): i primi diserteranno del tutto i seggi, convinti che le elezioni sotto governo militare siano una farsa priva di legittimità, che porterà inevitabilmente al risultato preferito dal Consiglio Militare (al massimo c’è qualche discordia su quale sia questo risultato, se si tratti della vittoria di Shafiq, come logica vorrebbe, o di Morsy, con la sottesa allusione a un possibile nuovo patto tra islamisti e militari); i mubtilun, invece, faranno la coda sotto il sole bollente solo per annullare il proprio voto, magari aggiungendo una frase a sostegno della rivoluzione. Imubtilun hanno anche preparato degli adesivi appositi da appiccicare sulla scheda elettorale, con sopra scritto batil, cioè “non valido”, uno dei primi slogan della rivoluzione, fra l’altro.
I seggi chiuderanno alle nove di sera, dopodiché inizieranno ad arrivare i primi risultati. Quelli ufficiali, però, saranno annunciati solo il 21 giugno. E prima di quella data dovrebbe essere pronta “l’appendice” alla dichiarazione costituzionale preparata dai militari, cosicché i poteri del nuovo Presidente potranno finalmente essere conosciuti. Secondo il giornale al-Ahram, che cita fonti anonime vicine ai generali, il Presidente avrà soltanto la facoltà di formare il governo, nominare diplomatici e concedere il perdono ai condannati (qui non c’è bisogno che commenti ulteriormente). Il potere legislativo rimarrà nelle mani del Consiglio Militare, fino all’elezione d un nuovo Parlamento. Inoltre, ai militari spetterà l’ultima decisione in materia di bilancio dello stato. Se queste informazioni si riveleranno giuste, l’Egitto avrà un burattino dei militari al posto del Presidente, il tutto secondo copione. A proposito, sembra che il nuovo Presidente non giurerà davanti ai generali, ma davanti alla Corte Costituzionale, così almeno le apparenze saranno salve.
Ma la domanda che gira è: perché la gente non è scesa in piazza, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha sciolto il Parlamento? Secondo me le risposte sono varie. Sicuramente c’è una certa stanchezza riguardo alle manifestazioni, ma c’è anche il bisogno di rifocalizzare i propri obiettivi e ritengo che per farlo si aspetti il risultato delle elezioni. A seconda di chi vincerà, il modo d’agire sarà differente. Ma ci sono anche altri motivi per l’apatia di piazza Tahrir e delle sue piazze sorelle. Innanzitutto, i primi a scendere in piazza avrebbero dovuto essere gli islamisti, Fratelli Musulmani in testa. Questo, però, non è avvenuto (per ora) a causa dei timori di cui ho parlato in un precedente articolo, cioè la paura di una dura repressione da parte delle autorità, che non aspetterebbero altro che una mossa azzardata da parte loro. D’altro canto, i rivoluzionari laici hanno ormai il dente avvelenato con i Fratelli Musulmani e i salafiti. Non hanno affatto voglia di scendere in piazza rischiando di nuovo le loro vite, per difendere un Parlamento, poi, che quando sarebbe stato il suo turno di difenderli se n’è infischiato, anzi si è divertito a diffamarli pesantemente.
Negli ultimi giorni, tuttavia, i Fratelli Musulmani sono ritornati sulla loro decisione. Inizialmente avevano dichiarato di accettare la sentenza della Corte Costituzionale sul Parlamento; poi, ripensandoci (forse rendendosi conto che rischiano di perdere la Presidenza), hanno deciso di rifiutare la decisione della Corte, sostenendo che il Parlamento può essere sciolto solo con un referendum popolare. Ancora una volta, i Fratelli Musulmani cambiano idea a seconda dell’interesse del momento.
Ma adesso, prepariamoci per la lunga notte elettorale. Che non sarà l’ultima, però. Oltre alle parlamentari che andranno ripetute, infatti, si dovranno tenere anche le elezioni amministrative, ed è proprio a questo livello, forse, che i giovani della rivoluzione potranno cominciare a costruire dal basso una nuova forza politica, in grado di sfidare il regime che va ricostituendosi. E se neanche qui troveranno spazio, non pensiate che si arrenderanno tanto facilmente. Il momento è tetro, è vero, ma finché vedrò e sentirò gli egiziani, anche i più umili, discutere e litigare per la politica, come mai hanno osato fare sotto Mubarak, il cambiamento non si fermerà.
In mezzo a un potente dispiegamento di forze di sicurezza ed esercito (vedi foto) gli egiziani hanno iniziato a votare per il ballottaggio delle presidenziali. Oggi è il secondo giorno e le operazioni procedono regolari. L'affluenza, tuttavia, è piuttosto bassa, oscillante, a seconda dei seggi, tra il 10 e il 20%, almeno fino a questa mattina. Gli egiziani, dunque, non sono entusiasti di queste elezioni, come abbiamo già avuto modo di commentare ampiamente.
Parte dei rivoluzionari laici voteranno per Shafiq, superando il loro naturale disgusto; altri voteranno per Morsy, lottando contro un disgusto altrettanto grande. Ma c'è anche un terzo gruppo fatto di muqati'un(boicottatori) e di mubtilun (annullatori): i primi diserteranno del tutto i seggi, convinti che le elezioni sotto governo militare siano una farsa priva di legittimità, che porterà inevitabilmente al risultato preferito dal Consiglio Militare (al massimo c'è qualche discordia su quale sia questo risultato, se si tratti della vittoria di Shafiq, come logica vorrebbe, o di Morsy, con la sottesa allusione a un possibile nuovo patto tra islamisti e militari); i mubtilun, invece, faranno la coda sotto il sole bollente solo per annullare il proprio voto, magari aggiungendo una frase a sostegno della rivoluzione. Imubtilun hanno anche preparato degli adesivi appositi da appiccicare sulla scheda elettorale, con sopra scritto batil, cioè "non valido", uno dei primi slogan della rivoluzione, fra l'altro.
I seggi chiuderanno alle nove di sera, dopodiché inizieranno ad arrivare i primi risultati. Quelli ufficiali, però, saranno annunciati solo il 21 giugno. E prima di quella data dovrebbe essere pronta "l'appendice" alla dichiarazione costituzionale preparata dai militari, cosicché i poteri del nuovo Presidente potranno finalmente essere conosciuti. Secondo il giornale al-Ahram, che cita fonti anonime vicine ai generali, il Presidente avrà soltanto la facoltà di formare il governo, nominare diplomatici e concedere il perdono ai condannati (qui non c'è bisogno che commenti ulteriormente). Il potere legislativo rimarrà nelle mani del Consiglio Militare, fino all'elezione d un nuovo Parlamento. Inoltre, ai militari spetterà l'ultima decisione in materia di bilancio dello stato. Se queste informazioni si riveleranno giuste, l'Egitto avrà un burattino dei militari al posto del Presidente, il tutto secondo copione. A proposito, sembra che il nuovo Presidente non giurerà davanti ai generali, ma davanti alla Corte Costituzionale, così almeno le apparenze saranno salve.
Ma la domanda che gira è: perché la gente non è scesa in piazza, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha sciolto il Parlamento? Secondo me le risposte sono varie. Sicuramente c'è una certa stanchezza riguardo alle manifestazioni, ma c'è anche il bisogno di rifocalizzare i propri obiettivi e ritengo che per farlo si aspetti il risultato delle elezioni. A seconda di chi vincerà, il modo d'agire sarà differente. Ma ci sono anche altri motivi per l'apatia di piazza Tahrir e delle sue piazze sorelle. Innanzitutto, i primi a scendere in piazza avrebbero dovuto essere gli islamisti, Fratelli Musulmani in testa. Questo, però, non è avvenuto (per ora) a causa dei timori di cui ho parlato in un precedente articolo, cioè la paura di una dura repressione da parte delle autorità, che non aspetterebbero altro che una mossa azzardata da parte loro. D'altro canto, i rivoluzionari laici hanno ormai il dente avvelenato con i Fratelli Musulmani e i salafiti. Non hanno affatto voglia di scendere in piazza rischiando di nuovo le loro vite, per difendere un Parlamento, poi, che quando sarebbe stato il suo turno di difenderli se n'è infischiato, anzi si è divertito a diffamarli pesantemente.
Negli ultimi giorni, tuttavia, i Fratelli Musulmani sono ritornati sulla loro decisione. Inizialmente avevano dichiarato di accettare la sentenza della Corte Costituzionale sul Parlamento; poi, ripensandoci (forse rendendosi conto che rischiano di perdere la Presidenza), hanno deciso di rifiutare la decisione della Corte, sostenendo che il Parlamento può essere sciolto solo con un referendum popolare. Ancora una volta, i Fratelli Musulmani cambiano idea a seconda dell'interesse del momento.
Ma adesso, prepariamoci per la lunga notte elettorale. Che non sarà l'ultima, però. Oltre alle parlamentari che andranno ripetute, infatti, si dovranno tenere anche le elezioni amministrative, ed è proprio a questo livello, forse, che i giovani della rivoluzione potranno cominciare a costruire dal basso una nuova forza politica, in grado di sfidare il regime che va ricostituendosi. E se neanche qui troveranno spazio, non pensiate che si arrenderanno tanto facilmente. Il momento è tetro, è vero, ma finché vedrò e sentirò gli egiziani, anche i più umili, discutere e litigare per la politica, come mai hanno osato fare sotto Mubarak, il cambiamento non si fermerà.