Ci sono una buona e una cattiva notizia oggi. La notizia buona è che l’Egitto si è rifiutato di tornare al passato, bocciando Shafiq alle elezioni presidenziali; quella cattiva è che ha vinto Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Quest’ultimo ha ottenuto il 52% dei voti, circa venticinque milioni e mezzo su cinquanta milioni di aventi diritto al voto, più o meno.

Mohammed Morsy

Shafiq invece si è fermato al 48%, nonostante abbia espugnato la città del Cairo, il serbatoio di elettori più cospicuo. In realtà i risultati non sono ancora ufficiali e bisognerà aspettare fino a giovedì perché la Commissione Elettorale, il cui giudizio è inappellabile anche da parte del Padreterno, li annunci pubblicamente. Qualcuno pertanto invita ancora alla prudenza. Gli organizzatori della campagna elettorale di Shafiq ci sperano ancora, preparandosi a presentare ricorso nel caso in cui fossero delusi.

Ma tutto ciò non ha grande rilevanza, ormai. Ieri sera, non appena chiusi i seggi, il Consiglio Militare ha finalmente promulgato l’appendice alla dichiarazione costituzionale, con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, rovinando la festa a tutti e dissipando gli ultimissimi dubbi sulle reali intenzioni dei generali. Nell’appendice il Consiglio Militare dichiara che: il nuovo Presidente giurerà di fronte alla Corte Costituzionale; i militari manterranno il potere legislativo fino all’elezione di un nuovo Parlamento (per bilanciare i poteri, dicono); il Presidente potrà dichiarare guerra solo con il consenso dei militari; il Presidente potrà ricorrere all’esercito per ripristinare l’ordine pubblico se la sicurezza interna è minacciata e se i militari acconsentono; il Consiglio Militare avrà facoltà di nominare una nuova Assemblea Costituente, qualora questa incontri difficoltà a completare il proprio lavoro (ed è questo il caso); il Consiglio Militare avrà il diritto di decidere su qualsiasi questione inerente all’esercito, incluso la nomina dei suoi componenti e del ministro della difesa (questo per sottrarsi a qualsiasi controllo del potere civile); infine, il presidente del Consiglio Militare, il presidente della repubblica, il primo ministro e un quinto della Costituente avranno tutti il diritto di chiedere la revisione degli articoli della carta costituzionale che riterranno incompatibili con gli scopi della rivoluzione (sic!), ma se non si raggiungerà un accordo nemmeno così, alla fine deciderà la Corte Costituzionale.

Non basta, però. Oggi il Consiglio Militare si è dato molto da fare. Sempre attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, i generali hanno anche annunciato la formazione del Consiglio di Difesa Nazionale, previsto dalla dichiarazione costituzionale, definendone la composizione: 10 militari, 5 civili e il Presidente. Le decisioni all’interno del Consiglio saranno prese a maggioranza assoluta (50% più uno). Naturalmente, dato che la maggioranza assoluta è fatta di militari. Tale Consiglio si occuperà di qualsiasi questione concernente la sicurezza interna del paese.

Che cosa rimane, allora, al neoeletto Presidente? Il potere di decidere delle finanze dello Stato magari? Eh no, il Consiglio Militare ha pensato anche a quello. Ha appena nominato l’ennesimo generale come segretario dell’ufficio del Presidente, con il preciso incarico di occuparsi anche delle finanze. E’ probabile che, dal momento in cui ho iniziato a scrivere questo articolo, il Consiglio Militare avrà già piazzato qualche altro generale in posizioni strategiche (l’informazione ad esempio?).

Insomma, i Fratelli Musulmani avranno pur vinto le elezioni, ma chi comanda, tanto per cambiare, è Tantawi. Quando i sostenitori di Morsy avranno finito di festeggiare forse si accorgeranno che non c’è poi molto di cui essere felici. Sarà dura, anzi durissima. E’ chiaro che il nuovo stato egiziano si sta avviando ad essere un’entità ibrida civil-militare con sapore islamista. Ma la domanda cruciale è questa: come si relazioneranno la parte militare e quella islamista? sarà scontro o sarà contrattazione? Il mio grande timore è che i Fratelli Musulmani, come al solito, cederanno il potere reale ai militari senza fiatare, per evitare lo scontro diretto, e questi, in cambio, faranno loro delle concessioni in settori “minori”, ritenuti meno pericolosi per la casta dei generali, tipo l’educazione, dove saranno lasciati liberi di esercitare la loro influenza islamizzatrice. La società laica deve rimanere combattiva e vigile, cosa che in effetti ha tutta l’intenzione di fare.

Un primo test, comunque, ci sarà già domani, giorno di massima tensione. Gli islamisti, infatti, insistono con il rifiuto dello scioglimento del Parlamento e domani tenteranno di entrare, forzando il cordone di sicurezza. Anche se il Consiglio Militare mantiene il suo pieno potere, i Fratelli Musulmani, ora, possono reclamare una legittimità popolare che i generali non hanno, se sceglieranno la via dello scontro. Questo potrebbe renderli baldanzosi. E domani, tra l’altro, è anche il giorno in cui un tribunale deciderà se sciogliere o meno la Fratellanza. L’unica cosa che si può dire con certezza è che la stabilità non è dietro l’angolo.

Ci sono una buona e una cattiva notizia oggi. La notizia buona è che l'Egitto si è rifiutato di tornare al passato, bocciando Shafiq alle elezioni presidenziali; quella cattiva è che ha vinto Morsy, il candidato dei Fratelli Musulmani. Quest'ultimo ha ottenuto il 52% dei voti, circa venticinque milioni e mezzo su cinquanta milioni di aventi diritto al voto, più o meno. [caption id="attachment_1657" align="alignright" width="300"] Mohammed Morsy[/caption] Shafiq invece si è fermato al 48%, nonostante abbia espugnato la città del Cairo, il serbatoio di elettori più cospicuo. In realtà i risultati non sono ancora ufficiali e bisognerà aspettare fino a giovedì perché la Commissione Elettorale, il cui giudizio è inappellabile anche da parte del Padreterno, li annunci pubblicamente. Qualcuno pertanto invita ancora alla prudenza. Gli organizzatori della campagna elettorale di Shafiq ci sperano ancora, preparandosi a presentare ricorso nel caso in cui fossero delusi. Ma tutto ciò non ha grande rilevanza, ormai. Ieri sera, non appena chiusi i seggi, il Consiglio Militare ha finalmente promulgato l'appendice alla dichiarazione costituzionale, con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, rovinando la festa a tutti e dissipando gli ultimissimi dubbi sulle reali intenzioni dei generali. Nell'appendice il Consiglio Militare dichiara che: il nuovo Presidente giurerà di fronte alla Corte Costituzionale; i militari manterranno il potere legislativo fino all'elezione di un nuovo Parlamento (per bilanciare i poteri, dicono); il Presidente potrà dichiarare guerra solo con il consenso dei militari; il Presidente potrà ricorrere all'esercito per ripristinare l'ordine pubblico se la sicurezza interna è minacciata e se i militari acconsentono; il Consiglio Militare avrà facoltà di nominare una nuova Assemblea Costituente, qualora questa incontri difficoltà a completare il proprio lavoro (ed è questo il caso); il Consiglio Militare avrà il diritto di decidere su qualsiasi questione inerente all'esercito, incluso la nomina dei suoi componenti e del ministro della difesa (questo per sottrarsi a qualsiasi controllo del potere civile); infine, il presidente del Consiglio Militare, il presidente della repubblica, il primo ministro e un quinto della Costituente avranno tutti il diritto di chiedere la revisione degli articoli della carta costituzionale che riterranno incompatibili con gli scopi della rivoluzione (sic!), ma se non si raggiungerà un accordo nemmeno così, alla fine deciderà la Corte Costituzionale. Non basta, però. Oggi il Consiglio Militare si è dato molto da fare. Sempre attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, i generali hanno anche annunciato la formazione del Consiglio di Difesa Nazionale, previsto dalla dichiarazione costituzionale, definendone la composizione: 10 militari, 5 civili e il Presidente. Le decisioni all'interno del Consiglio saranno prese a maggioranza assoluta (50% più uno). Naturalmente, dato che la maggioranza assoluta è fatta di militari. Tale Consiglio si occuperà di qualsiasi questione concernente la sicurezza interna del paese. Che cosa rimane, allora, al neoeletto Presidente? Il potere di decidere delle finanze dello Stato magari? Eh no, il Consiglio Militare ha pensato anche a quello. Ha appena nominato l'ennesimo generale come segretario dell'ufficio del Presidente, con il preciso incarico di occuparsi anche delle finanze. E' probabile che, dal momento in cui ho iniziato a scrivere questo articolo, il Consiglio Militare avrà già piazzato qualche altro generale in posizioni strategiche (l'informazione ad esempio?). Insomma, i Fratelli Musulmani avranno pur vinto le elezioni, ma chi comanda, tanto per cambiare, è Tantawi. Quando i sostenitori di Morsy avranno finito di festeggiare forse si accorgeranno che non c'è poi molto di cui essere felici. Sarà dura, anzi durissima. E' chiaro che il nuovo stato egiziano si sta avviando ad essere un'entità ibrida civil-militare con sapore islamista. Ma la domanda cruciale è questa: come si relazioneranno la parte militare e quella islamista? sarà scontro o sarà contrattazione? Il mio grande timore è che i Fratelli Musulmani, come al solito, cederanno il potere reale ai militari senza fiatare, per evitare lo scontro diretto, e questi, in cambio, faranno loro delle concessioni in settori "minori", ritenuti meno pericolosi per la casta dei generali, tipo l'educazione, dove saranno lasciati liberi di esercitare la loro influenza islamizzatrice. La società laica deve rimanere combattiva e vigile, cosa che in effetti ha tutta l'intenzione di fare. Un primo test, comunque, ci sarà già domani, giorno di massima tensione. Gli islamisti, infatti, insistono con il rifiuto dello scioglimento del Parlamento e domani tenteranno di entrare, forzando il cordone di sicurezza. Anche se il Consiglio Militare mantiene il suo pieno potere, i Fratelli Musulmani, ora, possono reclamare una legittimità popolare che i generali non hanno, se sceglieranno la via dello scontro. Questo potrebbe renderli baldanzosi. E domani, tra l'altro, è anche il giorno in cui un tribunale deciderà se sciogliere o meno la Fratellanza. L'unica cosa che si può dire con certezza è che la stabilità non è dietro l'angolo.