Torre Pellice vista da un portoghese
Radio Beckwith evangelica

Arrivare a Torino e , dopo un viaggio in macchina,  arrivare in un piccolo paese come questo può essere un po’ scoraggiante, per qualcuno che avrà aspettative più alte su questo  progetto europeo.

Comunque io sono venuto da un paesino portoghese, vicino a Coimbra, e così sono abituato a viveri in questi posti che non hanno tanta gente, tante cose da fare.

Tuttavia mi trovo bene qui. Tornare di nuovo in Piemonte è stato un piacere per me… parlare di nuovo l’italiano con regolarità, potere lavorare un’altra volta in una radio e stare anche vicino a Torino, una delle città italiane che mi piace di più.

Nei primi giorni mi sono confrontato con il modo di vivere dei torre pellicesi, come per esempio, che le panetterie sono chiuse all’ora di pranzo. Ma anche su cose che non sono stati i torresi a scegliere che fossero così, ma purtroppo l’economia, la crisi e le decisioni politiche hanno fatto sentire il loro potere e, in questo modo, non ci sono più treni a Torre Pellice, il cinema è chiuso e anche altre cose che davano vita a questa regione non ci sono più.

Devo dire che la mia maggiore paura era la neve e il fatto di essere troppo vicino alle montagne. Avevo paura di trovarmi bloccato con un metro di neve e restare congelato a casa, seduto sul divano sotto una coperta come i vecchi.

Invece questo incubo bruttissimo non è stato uscito dal mondo imaginario della mia testa. Questo Inverno sta per finire senza dare segnale della sua forza fredda prima che arrivi la Primavera. Quindi in una ventina di giorni so ha nevicato una volta e per il freddo sono bene attrezzato con un giubbotto adatto per queste temperature.

Nella vita sociale sono sfortunato di avere incontrato persone amiche che m’invitano per uscire alla sera, o per altri eventi come concerti dei loro gruppi musicali.

L’integrazione nel paese ci va facendo ogni giorno ma comunque sono cose difficili da osservare. Quando le persone ti guardano con un’espressione diversa. È un po’ pesante superare questo perché l’unica verità è che siamo portoghesi, non siamo italiani e molti di meno piemontesi. Anche se già sono stato in questa regione quattro anni fa e anche se parlo già l’italiano, sarà sempre un confine da superare in questo senso.

Ma, dobbiamo capire dove ci troviamo. Non siamo a Torino, siamo in un paese piccolo e con un passato storico e sociale unico, e così, queste reazioni devano essere viste e capite in questo contesto. E, comunque, è curioso che una signora, nella Foresteria Valdese, ha detto che mi aveva già visto da qualche parte, forse al Sinodo. Io le ho risposto che non era possibile. E nei giorni prima di questa situazione qualche persone a Torino mi hanno chiesto informazione sulle vie.

In questo modo, posso dire, un po’ scherzando, che in due settimane in Italia ho già perso la mia identità e, forse, a maggio potrò essere uno “vero italiano” come quello di Toto Cutugno.

Joao