João Ferreira
Il mio Leonardo
Radio Beckwith evangelica

Sono stati 3 mesi, 13 settimane, 91 giorni, 2160 ore, 129 600 minuti, 7 776 000 secondi… di una nuova avventura all’interno un progetto europeo. Ma lasciamo questa raccolta quantitativa e facciamo una analisi più qualitativa di questo periodo.

Dopo uno Scambio Giovanile Internazionale (Kajaani, Finlandia 2008), dieci mesi di Servizio di Volontariato Europeo (Asti, Italia 2009/2010), un’Iniziativa Giovane (Lisbona, Portogallo 2011), un Workshop Grundtvig (Graz, Austria 2011) è arrivato, finalmente, il momento dello stage Leonardo Da Vinci.

Ritornare di nuovo in Italia e in Piemonte, purtroppo solo per tre mesi, ma comunque ne dovevo approfittare completamente, grazie a un impegno a 100%, una volontà di mostrare il mio valore nel fare cose, perché credo nella filosofia pratica del “imparare facendo” e, così, è giustificato questo percorso europeo descritto sopra.

In questo modo ho fatto di tutto per dimostrare la mia voglia di aiutare: attraverso la condivisione delle mie idee; di “auto-invitarmi” a partecipare in altre trasmissioni, per parlare di argomenti che conoscevo meglio grazie alla mia formazione accademica; di scrivere articoli più “seri”, come quello sulla giornalista Ilaria Alpi; liberare la mia creatività con un video, o anzi, un “mockumentary” su un camper.

Cosi, il punto massimo di questo stage, è stato, anche, quello più impegnativo per me.  Sono stati quelli giorni all’inizio di Marzo: una settimana piena di attività con l’analisi alle elezioni europee; andare in diretta in “Ursula”, per parlare sulla coscienza europea dei portoghesi; aiutare nella ricerca di contenuti informativi; assistere nell’intervista all’ospite portoghese, il deputato europeo Rui Tavares; svegliarmi alle 7:00 della mattina per vedere come si fa una rassegna stampa a Radio Beckwith, ecc.

Ho avuto l’opportunità di lavorare di nuovo dietro i microfoni di una radio, questa volta più professionale che quella su Radio Dietro ad Asti.  A Radio Beckwith, ho fatto una trasmissione culturale, condividendo storie del “mio” Portogallo, imparando cose nuove di questa che, posso dire, è la mia seconda casa, cioè l’Italia.

Una trasmissione dove abbiamo fatto un viaggio con il compito di parlare di, come diceva lo jingle, “storie raccontate di libertà conquistate”. Grazie a una ricerca giornalistica che ha portato su queste frequenze storie, che forse sono un po’ sconosciute, raggruppate in 20 puntate/lotte.

“Torre Pellice non è cosi un posto fighissimo… e certo che non ci sono tante cose da fare” ho detto io quando mi hanno fatto una intervista a Radio Beckwith nei primi giorni. Rimango con la stessa opinione, quella che mi ha fatto scrivere “Torre Pellice vista da un portoghese”.

Alla fine posso dire che mi sono trovato bene, penso che mi sia integrato bene nel modus vivendi della Valle Pellice. Devo ingraziare alle persone che lavorano con noi nella redazione della radio di avermi invitato per eventi diversi: concerti, aperitivi, cene, dopocena al bar, gite culturali, ecc.

Tutto questo ha aiutato nell’integrazione e adattamento a questo posto. In questo modo ho conosciuto gruppi musicali italiani, ho conquistato (o quasi) il Castelluzzo e il Sea, montagne che non sono così alte come le Alpi, ma che hanno offerto panoramiche bellissime e uniche.

Ho percorso a piedi la Valle Pellice, da Torre a Bobbio, ho visitato monumenti caratteristici dell’ambiente sociale di questa valle, come il Sibaud o il Museo Valdese. Ho capito storie e tradizione sconosciute per me, come il Falò. Ho visto per la prima volta un evento sportivo invernale, quando ho visto la partita di hockey sul ghiaccio della Valpe.

Dopo questi 3 mesi, tornerò in Portogallo, con una esperienza in più fuori del mio paese, non è stata la più lunga ma ha dato il suo contributo per la mia crescita in aspetti professionali e anche personali.

Partirò ancora “più italiano”, se lo posso dire. Se quattro anni fa, ad Asti, ho memorizzato l’inno italiano, o tutta la canzone “Bella Ciao”, o la frase “Sai contare?” di Peppino Impastato nel film “Cento Passi”… questa volta ho sfidato me stesso… e così ho guardato il film italiano “La Grande Bellezza” senza sottotitoli, ho cominciato a leggere qualcosa più “seria” in italiano, la mia prima opera letteraria contemporanea italiana (Stefano Benni “Il Bar Sotto il Mare”).

Nonostante il fatto che alcune volte abbia sentito la mancanza del vero significato di “stage” lavorativo, penso che sia sempre, almeno, una tappa in più nel mio percorso di vita. Posso dire che il mio contributo per questo progetto è stato riconosciuto per gli altri e che rimarrà nella memoria delle persone che hanno condiviso questo periodo con me. E, aspetto io, che rimanga anche nella storia di Radio Beckwith, quando nei suoi 30 anni ha ricevuto due stagisti portoghesi, diciamo così, “particolari, oppure, mitici”.