La schiavitù delle lavoratrici romene in Sicilia
Radio Beckwith evangelica

Ieri ho incontrato un gruppo di ragazzi di terza media e di prima superiore, abbiamo parlato di Mosé e della schiavitù in Egitto: una delle domande che ho fatto loro è se esistono ancora oggi, nel 2017, persone rese o trattate come schiave. «No», mi hanno detto in molti. «In Africa, forse», hanno risposto altri. «I migranti lo sono», mi ha detto genericamente ma lucidamente una ragazzina. Queste risposte fanno riflettere su un elemento centrale delle schiavitù di oggi: sono invisibili. Oppure, spesso, le rendiamo tali di fronte alla nostra paura e al senso di impotenza che ci pervade nel sapere che al nostro fianco c’è qualcuno che soffre senza dignità, come nelle storie del passato.

Uno degli esempi è quello delle lavoratrici agricole romene in Sicilia. Alcune testate internazionali sono da poco ritornate sulla grave situazione delle donne sfruttate e sottoposte a abusi sessuali e condizionamenti psicologici nel ragusano. Nonostante i riflettori puntati, queste situazioni faticano a restare al centro dell’attenzione pubblica, tanto che il governo romeno ha accettato di collaborare con le autorità italiane per fermare gli abusi tra le 5.000 lavoratrici stagionali delle serre. Ne parliamo con Lorenzo Tondo, giornalista e collaboratore del Guardian che ha seguito la vicenda.

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Immagine: via Pixabay