Come già accaduto negli scorsi anni, la fine dell’inverno e l’arrivo della bella stagione portano con sé un aumento degli sbarchi di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo in fuga da guerre, dittature e persecuzioni. Con l’accordo del marzo del 2016 tra i governi dell’Unione europea e la Turchia, la rotta che passava attraverso il mar Egeo e i Balcani è stata quasi abbandonata, riportando il Mediterraneo centrale nel cuore delle migrazioni verso l’Europa. In risposta a questo sviluppo, i confini tra l’Italia e i Paesi che la circondano a ovest e a nord, cioè Francia, Svizzera e Austria, sono tornati a essere delle vere frontiere, che respingono le persone e creano dei luoghi dai quali è difficile uscire in qualunque direzione.

Oltre a Ventimiglia, diventata un simbolo del limbo in cui sono costretti i migranti, anche Como rappresenta una di queste “sacche”, nella quale sono bloccati coloro che cercano di raggiungere il nord Europa – e in molti casi le loro famiglie – passando attraverso la Svizzera.

Non mancano però gli esempi di persone che cercano di rompere questo meccanismo privo di via d’uscita: se sul confine tra Italia e Francia è diventata quasi un simbolo la storia di Cédric Herrou, a Como si è esposta in prima persona Lisa Bosia Mirra, deputata socialista nel Gran Consiglio del Canton Ticino, in Svizzera, e presidente dell’associazione Firdaus, che si occupa del sostegno dei migranti a Como. Nei suoi confronti, la scorsa settimana è stato emanato un decreto d’accusa per violazione della Legge federale sugli stranieri. Secondo le accuse, nel settembre del 2016 era stata fermata dalle Guardie di confine «per aver collaborato all’entrata illegale in Svizzera di cittadini stranieri sprovvisti dei documenti necessari di legittimazione». Lisa Bosia Mirra non nega l’accusa, ma anzi racconta che «l’ho fatto perché la norma è disumana. Io sostengo la libertà di movimento per i migranti, ma quello che abbiamo visto a Como era il fatto che questo respingimento semplificato con cui le guardie di confine rimandano in Italia i richiedenti asilo e i profughi non è conforme al regolamento di Dublino III». Si tratta di una questione che va oltre un’impostazione ideologica, ma che abbraccia aspetti molto pratici della vita di queste persone. «Chi si trova a Como – prosegue Bosia Mirra – è estremamente vulnerabile e al terzo, quarto, quinto tentativo fallito di alcuni di loro, semplicemente non ce l’ho più fatta e gli ho dato una mano».

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