Una mostra che è stata anche a Berlino, in occasione dello European Month of Photography, arriva a Siena in una cornice altrettanto suggestiva: quella di piazza Duomo, nelle sale di Santa Maria della Scala, per portare una riflessione su un tema delicato, che sembra debba essere lontano da noi ma non ha mai smesso di essere attuale: quello della pena di morte.

La creatrice e curatrice, Luisa Menazzi Moretti, si è ispirata alle parole dei condannati a morte nel carcere di Livingstone in Texas dove, dopo un tentativo di fuga da parte di sette prigionieri nel 1999, è stato trasferito il braccio della morte. Una condizione di vita che prevede la totale solitudine dei detenuti che non si possono vedere, non possono avere relazioni, stanno in piccole celle dalle quali escono una volta a settimana per andare in un cortile circondato da muri alti sette metri. Non possono toccare nessuno, parenti e figli compresi, nemmeno prima dell’esecuzione. Si tratta insomma, come dice Luisa Menazzi Moretti, «di una morte in vita».

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Immagine: via Facebook