In nome della misericordia
Radio Beckwith evangelica

Mentre la bolla di accuse verso le organizzazioni umanitarie che portano soccorso ai migranti nel Mediterraneo perde forza, sgonfiata dalla mancanza di prove e dai passi indietro di alcuni accusatori, nelle acque tra la Libia e l’Italia si continua a morire.

Il bilancio delle ultime settimane parla di almeno 200 persone che hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Europa e di migliaia di salvataggi in mare, portati avanti dalla Guardia Costiera italiana insieme alle ong presenti nell’area. Si tratta di realtà molto diverse tra loro, da quelle più grandi e famose, come Save the Children, fino a privati cittadini che hanno deciso di impegnarsi in questa impresa. In quest’ultima categoria rientra la fondazione maltese Moas, che fu la prima realtà interamente privata ad attivarsi nel Mediterraneo. «Ho fondato Moas – racconta Regina Catambrone – insieme a mio marito, nel 2014. Tutto nasce l’anno prima, quando, durante una vacanza tra Lampedusa e la Tunisia, la nostra attenzione è andata tra le onde del mare, dove ci è capitato di vedere un simbolo della tragedia delle migrazioni che si stava attuando sotto i nostri occhi: era la giacca di una persona che probabilmente non ce l’aveva fatta.

Tutto partì da questo semplice capo di abbigliamento, che però, seppur semplice, rappresentava per noi un qualcosa di funesto, perché ci segnalava la morte alle porte dell’Europa. Sempre lì, da Lampedusa, Papa Francesco stava lanciando in quei giorni l’appello a non globalizzarci nell’indifferenza di fronte a queste morti e di mettere i nostri talenti a disposizione dei nostri fratelli».

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Immagine di Jason Florio, tuti i diritti riservati