«Lo Yemen è in caduta libera», una testimonianza da una guerra al buio
Radio Beckwith evangelica

Ci sono guerre di primo livello e altre che sembrano avere meno importanza. Quando si parla del conflitto in Yemen ci si ritrova sicuramente ad avere a che fare con la seconda categoria, anche se l’emergenza umanitaria in questa striscia di terra nell’estremo sud della Penisola arabica è tutt’altro che minoritaria. A più di due anni di distanza dal 25 marzo del 2015, quando 150.000 soldati e 100 aerei dell’aviazione saudita entrarono nel territorio dello Yemen per colpire le postazioni dei ribelli Houthi e fermarne l’avanzata, la sensazione è che tutto sia fermo a quel punto, con l’unica eccezione delle condizioni economiche e sanitarie dei civili, precipitate a livelli unici nel mondo arabo.

Inoltre, l’Arabia Saudita, che continua a guidare la coalizione, non sembra avere nessun vero piano per una vittoria completa, né una chiara strategia per arrivare almeno alla fine del conflitto, e questo porta i 27 milioni di abitanti dello Yemen a essere al centro di un gioco geopolitico dall’esito incerto, che potrebbe dividere il Paese e che sicuramente renderà tutti vittime.

Secondo i dati pubblicati da Unicef a marzo, e ogni 10 minuti un bambino nel Paese muore a causa della malnutrizione e molti altri avranno danni permanenti dovuti alla carenza di cibo e alle pessime condizioni sanitarie, peggiorate dai bombardamenti di numerosi ospedali gestiti dalla cooperazione internazionale. La grave difficoltà nel portare aiuti attraverso le strutture sanitarie nazionali e internazionali rappresenta uno dei problemi principali di un territorio nel quale stanno ricominciando a emergere malattie quasi dimenticate in Occidente. Secondo Roberto Scaini, di Medici Senza Frontiere, che è stato a capo dell’équipe medica dell’ospedale di Haydan, nel nord dello Yemen, ormai il Paese «è in caduta libera».

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Immagine: di Ahron de Leeuw, via Flickr