Negli ultimi mesi in Svezia si sta discutendo di una proposta di legge che punta a vietare la vendita di armi a dittature o Paesi che violano i diritti umani al loro interno o a Stati che abbiano in atto guerre d’aggressione. Maurizio Simoncelli, vicepresidente e cofondatore dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmoafferma che anche in Italia (tra i massimi esportatori mondiali di armi) «le norme ci sono, non c’è bisogno di copiare la Svezia: il problema è rispettare la legge. Nel momento in cui vendiamo bombe all’Arabia Saudita, fatto documentato, così come il fatto che vengano usate per colpire anche obiettivi civili, stiamo infrangendo norme che già esistono. Inoltre, le esportazioni aumentano: rispetto a una media di esportazioni di qualche anno fa pari a 3 miliardi annui, nel 2015 siamo arrivati a circa 8 miliardi e nel 2016 a 15: esportando le armi dove c’è la guerra è evidente che il commercio sia florido. Finché c’è guerra c’è speranza, diceva Alberto Sordi: sembra la politica del nostro paese».

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