Migrare si, ma meglio non farlo da soli
Radio Beckwith evangelica

Senza pensare a grandi migrazioni, i numeri che riguardano le persone che vivono lontane dal loro paese di origine sono altissimi. Si tratta di spostamenti che non destano preoccupazioni rilevanti anche se pongono sempre di fronte al confronto tra due esperienze, lingue, culture differenti. Ciclicamente le cose si complicano a causa di carestie, guerre ed eventi avversi che rendono inevitabile, per un gruppo più o meno grande di persone, allontanarsi da casa per cercarne un’altra. Rispetto alle migrazioni, quello attuale è sicuramente un panorama complesso che vede un crescente clima di sospetto e, come dice Maurizio Abbà, pastore a Pavia e responsabile delle attività culturali del centro evangelico della cultura di Sondrio, «un razzismo crescente su cui bisogna vigilare. Razzismo presente dentro di noi, anche se diciamo di poterlo espellere facilmente. Dobbiamo fare molta attenzione ai pregiudizi e agli stereotipi giacenti che possono sempre affiorare in maniera prepotente. Soprattutto le religioni devono sorvegliare e sorvegliarsi per evitare di alimentare la violenza».

Nella Bibbia la dimensione del movimento è non solo presente, ma fondante. Su quelle che sono le condizioni che portano a essere dei migranti si può rispondere pensando a Mosè che scappa dall’Egitto, alla famiglia di Gesù che scappa da Erode. Il movimento diventa condizione esistenziale del popolo di Israele, considerato un patrimonio culturale, genetico e spirituale. Uno dei primi racconti di viaggio è in Genesi 12 quando Dio dice ad Abramo di partire e andarsene, facendo direttamente di lui un migrante.

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Immagine: Di Giovanni Poso - http://www.naviearmatori.net/gallery/viewimage.php?id=7916, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3778232