Gioco d’azzardo, il percorso del Piemonte
Radio Beckwith evangelica

A oltre un anno dall’entrata in vigore della Legge Regionale sul gioco d’azzardo patologico, è ancora molta la strada da percorrere per arrivare a un’applicazione effettiva e capillare sui 1.202 comuni piemontesi. Lo rileva un report pubblicato dalla Sezione Piemonte e Valle d’Aosta della Sits, Società Italiana Tossicodipendenze, appena aggiornato. In particolare, è stato effettuato un monitoraggio sul grado di applicazione dell’articolo 6 della Legge Regionale da parte dei comuni.

Questo articolo impone ai comuni stessi di emanare ordinanze o regolamenti comunali mirati a creare «limitazioni temporali all’esercizio del gioco tramite gli apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931, per una durata non inferiore a tre ore nell’arco dell’orario di apertura prevista» degli esercizi commerciali che li contengono.

Ciò che è emerso dal report è che, a oggi, sono soltanto 163 le amministrazioni che hanno adempito: meno di una su sette. A una percentuale così bassa, però, fa da contraltare un’alta copertura di popolazione la cui offerta di gioco si è ridotta, in molti casi ben oltre i minimi richiesti di tre ore al giorno.

«Quello del numero di comuni adempienti è un dato da leggere con cautela – spiega Paolo Jarre, direttore del Dipartimento Patologia delle dipendenze dell’Asl To3 – perché in molti dei comuni che non si sono dotati di regolamento gli apparecchi neanche ci sono. C’è da dire, invece, che la maggioranza dei comuni con più di 10.000 abitanti ha emanato ordinanze e regolamenti e possiamo dire che oltre la metà dei piemontesi sia parzialmente protetta dall’invasività dell’offerta commerciale degli apparecchi su disposizione dei sindaci».

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