Una guerra sempre più sporca
Radio Beckwith evangelica

Alla fine del mese di agosto a Ginevra, presso la sede delle Nazioni Unite, è stato presentata l’edizione 2017 del Cluster Munition Monitor 2017. Riferito alle informazioni raccolte durante il 2016 e aggiornate in alcuni casi durante l’anno in corso, il rapporto utilizza la Convenzione sulle munizioni a grappolo del 2008 come punto di riferimento per verificare applicazioni e violazioni degli accordi internazionali su uno tra i principali strumenti che contribuiscono a rendere sempre più “sporche” le guerre contemporanee.

Secondo i dati contenuti nel documento, nel 2016 sono stati 971 gli “incidenti” dovuti a munizioni a grappolo, di cui 860 in Siria. In generale, il numero degli incidenti registrati nel 2016 rappresenta più del doppio degli incidenti registrati nel 2015, segnando quindi una tendenza preoccupante.

Molto meno conosciute rispetto alle mine antipersona, oggetto negli anni di campagne simili, le munizioni a grappolo «sono delle bombe contenute in largo numero dentro dei dispenser che possono essere lanciati da aeroplani o da mezzi di artiglieria», come spiega Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine Onlus. «Sono stati equiparati alle mine antipersona – prosegue – proprio per il loro effetto indiscriminato, perché questo grande numero di piccole bombe che vengono chiamate submunizioni rimangono in grande numero inesplose sui terreni su cui vengono lanciate e questo poi diventa un pericolo per i civili che vivono in territori inquinati da questo tipo di ordigni».

Abbiamo definito preoccupante la tendenza all’aumento dei cosiddetti “incidenti”, ma più nello specifico quali sono i tratti distintivi del rapporto di quest’anno?

«Purtroppo negli ultimi anni abbiamo visto un incremento di vittime. Oltretutto bisogna considerare che sia in Siria sia in Yemen le ricerche internazionali a cui contribuiscono le molte organizzazioni che fanno parte della Cluster Munition Coalition documentano esclusivamente i dati che vengono effettivamente registrati: possiamo capire che probabilmente saranno circa la metà di quelli che avvengono, forse addirittura anche meno. La crescita quindi è evidente e questo è molto preoccupante, perché poi alle cluster bomb inesplose dobbiamo sommare anche un’ampia serie di ordigni che si chiamano remanence of war, i residuati bellici esplosivi che rimangono sul terreno quando gli eserciti si ritirano dopo bombardamenti. Addirittura sappiamo che in alcuni casi vengono utilizzati gli esplosivi estratti da questi proiettili per costruire delle trappole mortali non solo per i militari ma anche per civili che riprenderanno possesso di quello che rimane delle loro abitazioni e delle loro città».

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Immagine: via Flickr