«Bisogna salvaguardare il rapporto tra uomo, natura e lavoro»
Radio Beckwith evangelica

Quindici anni di cattiva gestione e nessuna volontà di superare la logica del ghetto. Queste sono le accuse lanciate dai lavoratori stagionali che ieri hanno occupato la Cattedrale di Foggia per chiedere alla Regione Puglia e al presidente Michele Emiliano il rispetto di accordi che, a distanza di oltre due mesi, sembrano essere soltanto parole. Un’azione simbolica che pone però questioni molto concrete: quelle della mancanza di diritti per lavoratori che rappresentano una componente fondamentale del mercato agricolo del sud Italia e che molto spesso vivono in territori privi di servizi minimi, ghetti come quello, ora sgomberato, che sorge tra Rignano Garganico e San Severo.

La protesta è stata guidata da Aboubakar Soumahoro, rappresentante sindacale di Usb, l’Unione sindacale di base, secondo cui «l’occupazione è stato un atto maturato dopo una latitanza politica e dopo tutto un insieme di campagne, di cui a nostro avviso non c’era bisogno, da parte del presidente della regione, Michele Emiliano. Per mesi si è parlato della lotta per la legalità, ma per anni, stiamo parlando di 15-20 anni, quell’area è stata comunque oggetto di iniziative che non sempre hanno garantito maggior tutela per i lavoratori».

Per capire come mai si è arrivati qui, è necessario tracciare un quadro della situazione. In termini generali questa è stata un’estate differente rispetto alle precedenti?

«È stata un’estate diversa, perché per la prima volta i lavoratori, gli operai agricoli che comunemente chiamiamo braccianti, c’è stata una presa di coscienza collettiva, che già esisteva sul piano individuale per alcuni. Questo è merito di un’attività sindacale che ha consentito quest’anno ai braccianti, attraverso un lavoro di informazione e sensibilizzazione, di avere coscienza dei propri diritti. Lo abbiamo fatto attraverso uno sportello itinerante nelle campagne, spiegando gli orari di lavoro, il lavoro straordinario, la paga in base al contratto provinciale per gli operai agricoli».

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