Camminare attraverso i muri
Radio Beckwith evangelica

A un anno dall’elezione del nuovo presidente Usa, sono pronti gli otto prototipi del «Great Wall» voluto da Donald Trump, un’opera che potrebbe essere la più costosa della storia americana, per la cui realizzazione sono previsti tre anni di lavori. Piazzati nei pressi di Otay Mesa alla fine di ottobre, saranno sottoposti a test rigorosi per provare quale di essi è il più impenetrabile. Forme e materiali diversi, un unico obiettivo: rendere invalicabile il confine tra Usa e Messico.

Eppure il muro esisteva già con Obama… Che cos’è cambiato davvero?

Lo abbiamo chiesto al pastore Randy J. Mayer, della Chiesa unita di Cristo (Ucc) The Good Shepherd di Sahuarita, pochi km da Tucson, Arizona, da anni impegnato sul confine con il Messico insieme alla sua chiesa.

«Noi lavoravamo già con l’amministrazione Obama, e come società civile abbiamo sempre avuto spazio, forse perché lo stesso Obama era un animatore di comunità. Pensiamo ai dreamers: insieme a loro aveva sviluppato delle politiche che tenevano conto della società civile. Quindi, anche mentre deportava migliaia di persone e distruggeva migliaia di famiglie, lasciava sempre una porta aperta al confronto. Con il presidente Trump non c’è nessuno spazio per organizzare il nostro lavoro, c’è una chiusura netta cui si affianca un aumento della retorica d’odio. Quello che sta facendo è fomentare questo odio per compiacere la sua base di sostenitori, che diventa sempre più strutturata e sempre più piena di fanatici. Per la nostra comunità e per il nostro lavoro è sempre peggio, perché poco a poco la retorica sull’immigrazione alimenta odio e incomprensione. Siamo un Paese di immigrati dove i dreamers, i giovani, rappresentano il futuro. Sono sempre stati gli imprenditori più intraprendenti, con nuove idee e nuova energia per il lavoro, ma ora sono stati messi da parte e criminalizzati: è una grande perdita».

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