Zimbabwe, il presidente al capolinea?
Radio Beckwith evangelica

Nella notte tra il 14 e il 15 novembre, l’esercito dello Zimbabwe si è mosso nella capitale del Paese, Harare, prendendo il controllo della televisione di Stato e dell’area che circonda il palazzo presidenziale. In uno strano clima, descritto da tutti i testimoni come relativamente tranquillo, i mezzi militari e i soldati hanno preso in custodia il presidente, Robert Mugabe, insieme a sua moglie Grace. Nella definizione di “messo in sicurezza” usata dall’esercito, è facile leggere che in realtà il presidente si trovi ora agli arresti domiciliari.

Mugabe, che guida il Paese dal 1980 e che oggi ha 93 anni, durante il suo governo ha instaurato una dittatura che ha ridotto gli spazi di opposizione e ha portato lo Zimbabwe a essere uno tra i 25 Stati più poveri al mondo. Nonostante le difficoltà economiche e le numerose critiche internazionali, il presidente era riuscito ad attraversare senza danni varie stagioni politiche. Oggi però il suo potere sembra essere davvero arrivato alla fine.

Al centro della scena e del conflitto Grace Mugabe, la moglie del dittatore, ritenuta da molti la sua erede designata ma sgradita ai militari. In un comunicato video trasmesso sulla televisione di Stato, un portavoce dell’esercito ha affermato che che l’iniziativa ha lo scopo di fermare “i criminali” intorno a Mugabe, e ha negato la natura di colpo di stato, definendo l’azione una “misura correttiva senza spargimento di sangue”.

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